di Marco Torricelli e Francesca Marruco
Una trentina. Dal presidente della Provincia di Terni, agli assessori, ai vertici dirigenziali dell’ente. Più qualche funzionario. Tutti indagati- hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, normalmente anticamera della richiesta di rinvio di giudizio- per un’inchiesta nata in seguito agli esposti presentati da alcuni dipendenti della Provincia di Terni. Al centro dell’inchiesta della guardia di finanza, l’assunzione di alcuni precari, il presunto mobbing contro quattro dipendenti e l’uso improprio del telefonino di servizio, usati per effettuare centiania di chiamate private, ma, secondo l’accusa, pagate dalla collettività.
La nota dell’ente Titolare del fascicolo che travolge l’intera Provincia di Terni in periodo elettorale, è la dottoressa Elisabetta Massini, a cui, secondo quanto dice una nota dell’ente ternano, in molti chiederanno di essere sentiti. La nota della Provincia di Terni arriva domenica sera, e parla di «completa estraneità ai fatti materia di addebito, nonché il più totale rispetto nell’attività della magistratura e della Guardia di Finanza, si auspica che la situazione giunga a rapidissimo chiarimento».Per la procura però, nessuno dei tanti indagati è estraneo agli episodi che vengono contestati.
I fatti A partire dalla ‘stabilizzazione’, cioè con l’assunzione a tempo indeterminato di una decina di precari del Centro per l’mpiego, avvenuta circa tre anni fa: «Prima di dare attuazione alla cosa – spiega una delle persone oggetto di indagine, l’assessore Stefania Cherubini– chiedemmo il parere di Anci e Upi, ricevendo il loro assenso». Alcuni dipendenti, però, circa due anni e mezzo fa presentarono un ricorso al Tar: «Che, un anno fa, dopo aver esaminato la cosa – dice ancora l’assessore – ha dato ragione alla Provincia. Per la procura però non è esattamente così, e per essere in regola, l’ente avrebbe fatto delle transazioni.
Il mobbing Ma le accuse non si fermano alle stabilizzazioni. Ci sono infatti quattro i dipendenti che hanno denunciato di essere stati oggetto di mobbing. Avrebbero detto di essere stati svuotati di tutte le loro mansioni, anche se formalmente le avrebbero ancora. Pronta la smentita dell’assessore che dice: «soprattutto in un periodo in cui, per la riduzione delle consulenze esterne e il blocco del turn-over, siamo stati costretti a ridistribuire il carico di lavoro sui dipendenti della Provincia, nessuno dei quali ha visto certo ridimensionare il proprio ruolo e le proprie mansioni. Se mai, credo, avrebbero tutto il diritto di lamentare il sovrappiù di impegno che è stato chiesto».
Le telefonate Poi c’è il capitolo ‘telefonate illegittime’ , che configura il reato di peculato, contestate ad alcuni degli indagati. C’è chi ne avrebbe fatte una ventina. Chi centinaia. Private, dal cellulare di servizio. Sul punto nella nota dell’ente si legge che «è sufficiente puntualizzare che si sta disquisendo su qualche decina di euro in totale; e, soprattutto, che i cellulari vengono concessi per uso promiscuo: inerente cioè sia le attività istituzionali, sia quelle non istituzionali». Che però, ad onor del vero, andrebbero fatte mettendo un prefisso in modo che non ricadano a carico dell’amministrazione, ma vengano pagate dal titolare dell’utenza. Non è esattamente dello stesso avviso l’assessore Stefania Cherubini che in proposito ha detto: «Direi che è l’unico, rientrando in una sfera strettamente personale, sul quale non mi sento di esprimere alcun tipo di opinione rispetto ad eventuali comportamenti di altri. Io sono assolutamente tranquilla».

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