di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
L’ostacolo principale che c’è di fronte alla pletora di aspiranti parlamentari umbri si chiama incompatibilità. Secondo le indiscrezioni che filtrano dai palazzi romani infatti lunedì, in Direzione nazionale, verrà messa nero su bianco che la porta delle primarie dovrà essere chiusa a presidenti di Regione, di Provincia, sindaci, assessori e consiglieri regionali. Una regola che cambierebbe radicalmente lo scenario umbro. Ad oggi infatti, stando ai rumors e nell’attesa che lunedì vengano definite con chiarezza le regole, la maggior parte degli aspiranti candidati viene proprio dalle assemblee elettive. Senza sindaci, assessori e consiglieri chi saranno i candidati a parte gli uscenti?
Possibile stop Se le indiscrezioni verranno confermate verrebbe stoppata ad esempio la corsa di alcuni papabili come Lamberto Bottini, Gianluca Rossi, Vincenzo Riommi, il sindaco di Umbertide Giulietti e l’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Andrea Cernicchi. Tra i renziani sarebbe un nulla di fatto per tutti i nomi circolati, ossia quelli del sindaco di Corciano Nadia Ginetti, del presidente del consiglio provinciale Giacomo Leonelli, dell’assessore di Città di Castello Luca Secondi e di quello della Provincia di Perugia Domenico Caprini. Per capire il da farsi, i renziani del fronte Guasticchi si vedranno martedì sera, con le regole nero su bianco, per scegliere le candidature.
Nomi nel frullatore In queste ore di grande confusione e preoccupazione i nomi dei possibili candidati alle «parlamentarie» (forse 32, 18 alla Camera e 14 al Senato divisi su base provinciale) vengono messi nel frullatore. Alla corsa, oltre a tutti gli uscenti (Agostini sta valutando se chiedere la deroga) sta pensando Valerio Marinelli, coordinatore dei dipartimenti pd, mentre i rumors parlano anche dell’ex sindaco di Orvieto Loriana Stella, di Fabio Paparelli, del sindaco Narni Bigaroni, di Anna Ascani mentre è caccia aperta a una donna «forte» nel Ternano da candidare al Senato. Nome forte che ancora non c’è. Caccia aperta anche al Trasimeno per individuare un bersaniano e un renziano tra Magione e Castiglione del Lago.
Il lavoro sporco Nel complesso gli eletti pd potrebbero essere 5-6 alla Camera e tre al Senato. Tolta la «riserva indiana» coi fedelissimi di Bersani (forse i due capilista?) c’è da capire chi verrà inserito. Il «lavoro sporco» infatti in questo contesto lo faranno i territori. Con quasi assoluta certezza per candidarsi occorrerà il sostegno di un tot di iscritti o di delegati nelle assemblee regionali. Così, con le maggioranze in mano ai bersaniani, la partita potrebbe prendere una strada ben precisa che porta a un gran numero di parlamentari «organici» alla maggioranza del partito. In questo quadro estremamente complesso e ancora incerto, venerdì pomeriggio a Perugia è andata in scena l’assemblea provinciale del partito dove un po’ di preoccupazione per queste primarie è emersa. Qualcuno, ad esempio, ha fatto intravvedere lo spettro del boomerang: occhio, è il succo del ragionamento, queste primarie vanno «governate» sui territori o le possibili ripicche e vendette degli esclusi trasformeranno le parlamentarie in un boomerang.

