di Elle Biscarini

Costruire una rete territoriale per rendere più accessibili i servizi sanitari e intercettare bisogni spesso sommersi, dalla salute ginecologica alla violenza di genere. È questo il cuore del progetto Artemisia, promosso a Perugia da A.Fa.S., Comitato Artemisia, associazione Diritti Solidarietà e Futuro – Dsf e Comune di Perugia. Il progetto è stato presentato nella mattinata di lunedì in Sala della Vaccara a Palazzo dei Priori.

Il progetto Il progetto mira ad accendere i riflettori in particolare sulla salute ginecologica e sul benessere sessuale, con un’attenzione specifica alle persone più fragili: donne in condizioni di vulnerabilità, giovani e chi si trova in difficoltà economiche e sociali. L’obiettivo è rendere i servizi più accessibili e ridurre le disuguaglianze, promuovendo al tempo stesso inclusione e parità di genere: «La farmacia – ha detto Ina Varfaj, presidente dell’associazione Dsf – non deve essere solo un luogo di erogazione di servizi, ma deve svolgere anche la sua funzione sociale di riferimento per orientamento e ascolto, indirizzando verso percorsi di cura consapevoli».

VIDEO – LE FARMACIE AFAS IN RETE: ECCO IL PROGETTO ARTEMISIA

Punto di contatto Tra gli elementi centrali c’è dunque la sensibilizzazione della cittadinanza sui temi della salute sessuale e riproduttiva, anche per contrastare stigma e disinformazione. In questo quadro viene valorizzato il ruolo delle farmacie come primo punto di contatto sul territorio, in grado di offrire orientamento e supporto, anche in situazioni delicate. «I farmacisti – continua Varfaj – rappresentano il primo punto di contatto per persone che necessitano di supporto, anche in situazioni di violenza di genere».

Formazione Il progetto prevede pertanto percorsi formativi dedicati a farmaciste e farmacisti, con l’obiettivo di rafforzare competenze nella presa in carico dei pazienti e nella gestione di casi complessi, incluse le vittime di violenza. Parallelamente sono in programma giornate di informazione aperte al pubblico a partire da maggio, incontri su medicina di genere e patologie sessualmente trasmissibili e iniziative di raccolta solidale di beni sanitari e farmaci. «A queste necessità – ha detto l’assessora alle Politiche sociali, Costanza Spera – possiamo rispondere solo con una rete di collaborazioni e supporto. Troppo spesso le pazienti si possono sentire sente sole e disorientate. La salute dei corpi femminili è stata per troppo tempo un tabù, che oggi puntiamo ad abbattere».

Salute femminile Il progetto, infatti, mira anche ad aumentare la consapevolezza e ad abbattere lo stigma riguardo molte patologie ginecologiche croniche, come vulvodinia ed endometriosi, che restano ancora oggi poco riconosciute e con tempi di diagnosi che possono arrivare anche a sette anni. «È importante sensibilizzare la comunità sull’esistenza di queste patologie che ancora non sono riconosciute ovunque come vere e proprie ‘malattie’, tanto da rendere complesso anche l’accesso alle cure, oltre a dare supporto e ascolto ai pazienti» spiega la presidente del Comitato Artemisia, Sofia Lionetti, che sottolinea anche come il mancato riconoscimento e le difficoltà di accesso alle cure impattino negativamente sulla salute psicologica e sulla vita delle pazienti.

Rete integrata L’obiettivo è quindi quello di costruire un sistema integrato tra istituzioni, sanità territoriale e terzo settore, capace di intervenire su prevenzione, accesso ai servizi e contrasto alle disuguaglianze, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità e marginalità. Un modello che punta a mettere insieme competenze sanitarie e dimensione sociale, per rendere più concreto il diritto alla salute.

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