Le tensioni militari in Medio Oriente e la chiusura di diversi spazi aerei stanno producendo un effetto immediato sul traffico internazionale: i prezzi dei voli tra Europa e Asia sono aumentati in modo repentino, in alcuni casi fino a moltiplicarsi nel giro di poche ore. A segnalarlo è un’analisi del Corriere della Sera, che descrive un sistema del trasporto aereo improvvisamente sotto pressione dopo lo stop operativo delle principali compagnie del Golfo.
La chiusura dei cieli nella regione e il blocco di snodi aeroportuali fondamentali come Dubai, Doha e Abu Dhabi stanno mettendo in difficoltà una parte significativa del traffico mondiale. Secondo i dati della società di analisi aeronautica Cirium, circa il 10 per cento dei voli globali passa attraverso questi hub e quasi un terzo dei passeggeri che ogni giorno si spostano tra Europa e Asia utilizza scali nel Golfo. Quando le principali compagnie dell’area – Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways – sospendono o riducono le operazioni, l’effetto si propaga rapidamente su tutte le rotte tra i due continenti.
I primi segnali si sono visti con l’andamento delle prenotazioni. Nei primi giorni del conflitto gli operatori avevano registrato solo piccoli aumenti delle tariffe, con la previsione che la situazione si sarebbe normalizzata in breve tempo. Quando però le ostilità si sono estese e gli spazi aerei sono rimasti chiusi più a lungo del previsto, la domanda è improvvisamente esplosa. Molti passeggeri, in particolare famiglie in vacanza o lavoratori in trasferta nel Sud-est asiatico, hanno cercato di anticipare il rientro in Europa prenotando i pochi posti rimasti disponibili.
Il risultato è stato un balzo delle tariffe in poche ore. Su alcune rotte il rincaro è stato molto forte. Un volo da Singapore a Milano che il 2 marzo costava 254 euro è arrivato a 1.876 euro il giorno successivo, con un aumento del 639 per cento. Il collegamento Singapore-Londra è passato nello stesso periodo da 261 a 1.564 euro, pari a un aumento del 499 per cento. Ancora più evidente il caso della tratta Singapore-Francoforte: da 398 euro a 7.582 euro, un aumento superiore al 1.800 per cento, dovuto al fatto che l’unica opzione rimasta era un volo in classe business con scalo a Parigi.
Anche altre rotte molto utilizzate dai turisti europei hanno registrato rincari consistenti. Il collegamento Bangkok-Milano è aumentato dell’84 per cento in un giorno, mentre quelli da Hong Kong verso Milano, Francoforte e Parigi hanno registrato incrementi rispettivamente del 232, 905 e 295 per cento. Oltre all’aumento dei prezzi, si riducono anche le possibilità di viaggio: molti collegamenti diretti risultano già pieni e chi deve spostarsi nei prossimi giorni è spesso costretto a effettuare due o tre scali intermedi.
Alla base della crisi c’è la riduzione dei corridoi aerei disponibili tra Europa e Asia. Il corridoio centrale, che passa sopra Iraq e Golfo Persico, è già chiuso, mentre quello meridionale che attraversa l’Arabia Saudita resta sotto osservazione per le tensioni nella regione tra Afghanistan e Pakistan. Se anche quest’ultima rotta dovesse diventare impraticabile, il traffico tra i due continenti rischierebbe ulteriori rallentamenti.
Il blocco delle grandi compagnie del Golfo sta intanto favorendo altri vettori che operano attraverso hub alternativi. Le compagnie che fanno capo agli aeroporti di Istanbul, Singapore, Hong Kong o alle grandi città cinesi stanno assorbendo una parte dei passeggeri che normalmente transitano per Dubai, Doha e Abu Dhabi. Tra queste ci sono Turkish Airlines, Singapore Airlines e Cathay Pacific, che stanno registrando un aumento delle richieste.
La situazione ha effetti anche sui viaggiatori italiani. Molte rotte tra l’Italia e l’Asia sud-orientale passano proprio attraverso gli scali del Golfo, diventati negli ultimi anni i principali punti di transito per i voli verso Thailandia, Singapore, Indonesia e Vietnam. La chiusura temporanea di questi hub rende quindi più complessi e costosi gli spostamenti, soprattutto per chi non aveva ancora prenotato.
Uno spaccato interessante riguarda anche l’Umbria, dove negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per le destinazioni del Sud-est asiatico. I dati diffusi dall’Istat e dall’Osservatorio nazionale del turismo indicano che l’Asia rappresenta una quota ancora minoritaria dei viaggi degli italiani, ma in costante crescita prima della pandemia e tornata ad aumentare dal 2023. In particolare Thailandia, Indonesia e Giappone sono tra le mete più richieste dai turisti italiani fuori dall’Europa. Gli operatori turistici segnalano che tra i viaggiatori umbri una delle destinazioni più frequenti è proprio la Thailandia, scelta soprattutto per viaggi di lunga durata o per vacanze invernali. L’interesse degli umbri per le destinazioni dell’Asia e del Medio Oriente è cresciuto negli ultimi anni, seguendo una tendenza che riguarda l’intero turismo italiano. Le statistiche diffuse da Enit e dai principali operatori turistici indicano che la Thailandia resta da anni la meta più popolare nell’area, seguita da Indonesia, Vietnam e Singapore. Tra i Paesi dell’Asia orientale si distinguono invece Giappone e Corea del Sud, mentre la Cina continua a rappresentare una destinazione importante soprattutto per i viaggi organizzati e per il turismo culturale.
In questo scenario la Thailandia occupa una posizione particolare. Bangkok, Phuket e le principali isole del Paese sono da tempo tra le mete più scelte dagli italiani per i viaggi di lungo raggio, soprattutto nei mesi invernali e per i viaggi di nozze. Anche gli operatori turistici umbri segnalano da anni un interesse crescente per questa destinazione, spesso inserita in itinerari che comprendono altre tappe del Sud-est asiatico come Cambogia e Vietnam.Tra le destinazioni del Medio Oriente una delle più frequentate è Dubai. I dati diffusi dal dipartimento del turismo dell’emirato indicano che nel primo semestre del 2024 la città ha accolto 138.691 visitatori provenienti dall’Italia, con una crescita del 7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia è stabilmente tra i principali mercati europei per la destinazione, che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio ruolo non solo come meta turistica ma anche come grande hub del traffico aereo internazionale. Nel Medio Oriente vivono inoltre oltre 70 mila cittadini italiani, circa 30 mila dei quali tra Dubai e Abu Dhabi, una presenza che contribuisce ad alimentare i collegamenti aerei e i flussi di viaggio. Accanto agli Emirati Arabi Uniti, un ruolo importante lo giocano anche Qatar e Oman.
Gli esperti del settore ritengono che l’impennata delle tariffe sia legata soprattutto alla fase di emergenza. Se i corridoi aerei torneranno progressivamente operativi e le compagnie del Golfo riprenderanno i voli, il mercato dovrebbe riequilibrarsi nel giro di alcune settimane. Fino ad allora, però, chi deve volare tra Europa e Asia potrebbe trovarsi di fronte a prezzi molto più alti e a itinerari più lunghi e complessi rispetto al passato recente.
