di Carlo Forciniti

E sono diciassette. Diciassette trofei conquistati in 9 stagioni da quando Perugia ha cominciato a vincere in Serie A. Diciassette, alla facile ed impressionante media di quasi due coppe alzate ad annata. No, quello che dal 2017-2018 sta facendo la Sir Perugia – oggi Susa Scai nei tornei nazionali e Sicoma Monini in quelli internazionali – non è normale.

Nello sport, vincere non lo è mai. Anche se da anni si fa parte dell’aristocrazia del proprio sport. Perché è importante avere la possibilità di spendere per accrescere il livello della rosa e di tutto ciò che le gravita intorno, ma è ancora più importante saper spendere bene.

Ricerca dell’eccellenza E, particolare non trascurabile nel mondo del volley, risultare una società credibile. Vincente ma credibile. Perché attrae sponsor. Crea indotto. Pone le basi per aspirare con legittimità ai successi futuri. O comunque a provare a raggiungere i propri obiettivi. Poi, ci sarà sempre un centimetro, un muro, un ace, un errore, una magia che può far saltare il banco. E’ lo sport, bellezza. Ma conta avere in dote tutto quello che serve per competere. Dalle parti del PalaBarton Energy va così da anni grazie alla visione del patron Sirci, alla competenza della dirigenza, dello staff tecnico e non solo, al talento e alla dedizione al lavoro della squadra, alla vicinanza e al sostegno concreto di una vera e propria galassia di sponsor.

Sapore unico Il diciassettesimo trofeo ha un sapore unico. Perché unica è stata la Final Four di Supercoppa. Per lo scenario: Trieste. Lo è stata per il momento in cui si è disputata: non più all’alba del campionato ma ad una settimana di distanza dai playoff. Per l’avversario che Colaci e compagni si sono trovati di fronte: quella Rana Verona che ad inizio febbraio aveva sconfitto 3-0 i Block Devils in semifinale di Coppa Italia. Tre settimane più tardi, Perugia si è ripresa una rivincita sportiva, come in parte era accaduto nel penultimo turno di campionato quando proprio a Verona la Sir Susa Scai ha chiuso i giochi in ottica primo posto di stagione regolare.

Chiusura del cerchio La vittoria di Trieste ha, però, un altro sapore. A finale ormai storia, il gruppo con in testa il presidente Sirci ha dato vita ad un curioso e spontaneo girotondo. Un cerchio. Per certi versi un cerchio che si chiudeva dopo il ko di Bologna. 

Storia da scrivere Ma in casa Perugia e come d’obbligo alle grandi squadre, si guarda già avanti. Ai prossimi obiettivi da provare a superare. Non è un caso che dopo il 3-1 sulla Rana Verona, Sirci abbia posto lo sguardo un po’ più in là. «Ci godiamo questa vittoria ma non ci basta», ha puntualizzato. Come non bastava l’esaltante vittoria al Mondiale per club di fine dicembre. Una frase – quella del presidente – che non sminuisce certo il senso di quanto accaduto a Trieste, ma che conferma come la Sir sia per costituzione proiettata a non porsi limiti. A godere delle vittorie, certo, ma a pensare subito a come voltare pagina, a come ricalibrare testa e gambe per inseguire le gioie future. 

Piatti principali Il finale di stagione promette scintille: sabato 7 marzo alle 21 la squadra di Lorenzetti inaugura i playoff scudetto ospitando Monza per il primo atto dei quarti di finale. Poi ci sarà tempo anche per mettersi alla prova nei quarti di Champions League, dove Perugia affronterà una tra Las Palmas e il Montpellier. Sulla strada della Sir ci sono ancora due grandi obiettivi: in Italia e in Europa. Obiettivi da inseguire con il giusto carico di responsabilità e pressione, ma con la testa più leggera considerato il trionfo appena maturato in Supercoppa. Che ha un sapore unico. E che è il diciassettesimo in nove stagioni. La media la sapete già.

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