Silvia Carbonetti è un’architetta originaria di Monteleone di Spoleto che, in queste settimane, sta lavorando in Sudan, impegnata in un progetto sanitario di Medici senza frontiere in una regione di confine dell’Africa orientale. È qui che oggi, come racconta il Comune in una nota, mette le sue competenze professionali al servizio di una delle emergenze umanitarie più complesse. Da anni Carbonetti alterna la vita nel comune umbro all’attività in contesti – come quello del Sudan dove la guerra va avanti ormai da quasi tre anni – segnati da conflitti armati, crisi sanitarie e migrazioni forzate. Il suo lavoro si svolge in paesi dove le infrastrutture sono fragili o distrutte e dove l’accesso alle cure rappresenta spesso una questione di sopravvivenza.

Impatto immediato In questi scenari l’architettura assume un ruolo essenziale nella risposta umanitaria. Non si tratta solo di progettare spazi, ma di contribuire in modo diretto alla realizzazione di strutture sanitarie funzionanti in condizioni estreme, come ospedali temporanei e soluzioni rapide ma sicure per garantire assistenza medica a popolazioni vulnerabili. Ogni scelta – prosegue il Comune – ha un impatto immediato sulla vita delle persone, in particolare di donne e bambini, che subiscono in modo più pesante le conseguenze delle guerre.

In Sudan L’incarico attuale riguarda la rigenerazione e il miglioramento dell’Um Rakuba Hospital, un ospedale da campo che assiste sia i rifugiati sia la popolazione locale. L’area è segnata da anni di conflitto e da un forte indebolimento del sistema sanitario. L’obiettivo del lavoro è trasformare strutture temporanee in spazi più resistenti, sicuri e dignitosi, capaci di rispondere a bisogni sanitari in costante crescita, nonostante condizioni ambientali e operative molto difficili.

La sindaca Pur operando lontano, Carbonetti mantiene un legame stretto con Monteleone di Spoleto, dove torna tra un incarico e l’altro. La sua esperienza viene indicata dalla sindaca Marisa Angelini come esempio di come competenze sviluppate anche in piccole comunità possano trovare applicazione in contesti internazionali e tradursi in un servizio concreto verso chi vive nelle situazioni più critiche. «Come sindaca dell’intera comunità – scrive – desidero esprimere stima e riconoscenza per il lavoro che Silvia svolge con discrezione, competenza e grande senso di responsabilità». Un’esperienza che, secondo la prima cittadina, dimostra come «anche dai nostri territori possono partire contributi importanti per affrontare le grandi crisi del mondo contemporaneo».

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