di Chiara Fabrizi

Arriva anche la richiesta di rinvio a giudizio per tentato omicidio aggravato dalla premeditazione a carico dei tre 22enni accusati dalla Procura di Spoleto di aver organizzato una spedizione punitiva con pestaggio ai danni di un coetaneo, che è stato poi abbandonato davanti al Pronto soccorso. Uno dei tre giovani indagati deve difendersi pure dall’accusa di minaccia aggravata, per aver anche puntato contro la vittima una pistola scacciacani, che durante l’azione violenta avrebbe anche scarrellato, mostrando al ragazzo aggredito i proiettili. Al provvedimento firmato dal pubblico ministero Roberta Del Giudice è seguito nelle ultime ore l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, che sarà celebrata a febbraio davanti al gup Teresa Grano.

Il presunto tentato omicidio premeditato ai danni dello spoletino, comunque, sarebbe scattato dopo un parapiglia che si era verificato poche ore prima tra due gruppi di ragazzi davanti a un locale di Spoleto. A fronte dell’episodio violento i tre indagati, è la ricostruzione della Procura che ha delegato le indagini al commissariato di Spoleto e alla squadra mobile di Perugia, avrebbero a notte fonda contattato telefonicamente la vittima, facendola arrivare nei giardini della scuola con la scusa di un chiarimento pacifico. 

Qui, invece, lo spoletino sarebbe stato colpito ripetutamente da due degli indagati, mentre il terzo faceva il palo. I colpi sarebbero stati inferti in più parti del corpo, capo compreso, con un oggetto di metallo, si è sempre parlato della chiave di un crick per auto, col calcio della scacciacani sequestrata poi a casa di uno dei tre indagati. La vittima già caduta a terra è stata raggiunta ripetutamente da raffiche di calci e gli sono anche state pestate le dita delle mani.

Il 22enne pestato, inoltre, sarebbe poi stato caricato su una Fiat Panda, portato in un capannone abbandonato mai localizzato, nuovamente picchiato e, infine, ricaricato nell’utilitaria e lasciato davanti al Pronto soccorso del San Matteo. I medici al ragazzo, che è naturalmente parte offesa nel procedimento, hanno diagnosticato «politrauma cranico e facciale commotivo, frattura all’apice delle ossa del naso, ferita lacero contusa alla nuca, abrasioni della regione frontale e parietale sinistra e, infine, policontusioni a torace, addome e rachide».

La Procura di Spoleto qualifica il pestaggio come tentato omicidio sulla scorta di una consulenza medico legale, secondo la quale i colpi sferrati dai tre indagati erano diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima, che non sarebbe avvenuta, questo sostiene l’accusa, soltanto perché con le braccia lo spoletino è riuscito a parare diversi colpi con cui i coetanei avrebbero tentato di ferirlo al capo.

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