di Carlo Forciniti
Ci sono partite che lasciano il segno più di altre. Che sono portatrici sane di emozioni anche se non assegnano un trofeo. Il quarto di finale di Coppa Italia che la Sir Susa Scai ha vinto contro Civitanova è stato uno di questi. Troppo alta la posta in palio: l’accesso alle Final Four di Bologna in programma i prossimi 7 e 8 febbraio. Troppa la scarica di adrenalina vissuta durante un match che Perugia ha interpretato al meglio. Contro un avversario di certificato livello. Comprensibile tutta la gioia del patron Sirci a dado tratto. A qualificazione ottenuta di fronte ad un PalaBarton Energy riempito da quasi 4.500 persone. Il modo migliore per chiudere un anno che per la Sir rimarrà tra i più dolci.
«Che vittoria, che vittoria – argomenta il presidente -. Ci fa capire che quella del Brasile non era stata una settimana fortunata. Abbiamo giocato veramente bene in questo quarto di finale inedito, importante e delicato. Lorenzetti ha studiato bene la partita con Civitanova, l’ha risolta lui con le sue scelte. Sono molto soddisfatto».
Tifoseria super Sirci spende poi parole al miele per i tanti, tantissimi tifosi accorsi al PalaBarton Energy per sostenere la squadra. «Il pubblico è stato incredibile, sentire questa gente cantare mi fa venire i brividi, mi fa capire quanto siamo bravi noi a Perugia a gestire questo tipo di pubblico. E’ il nostro orgoglio così come la squadra è l’orgoglio della gente che ci segue. Tutti insieme siamo l’orgoglio di Perugia, complimenti anche agli sponsor che ci sostengono».
Nove in pagella E che hanno giocato un ruolo importante per le fortune di Perugia nell’anno ormai in archivio. Per Sirci, quasi perfetto. «Al 2025 do un 9 in pagella. Abbiamo vinto la Champions League, una cosa incredibile, e poi il Mondiale. Cosa sogno nel 2026? I sogni sono segreti, meglio non dire nulla altrimenti rischiano di non avverarsi. Ma mi auguro di giocare bene e di vivere altre serate così in mezzo alla nostra gente, con i loro cori e canti che ti rimangono dentro, che non si dimenticano. Sono quelli che motivano i presidenti a spendere energie e soldi e a gestire una squadra così costosa. Essere qui è un orgoglio».
