di Daniele Bovi
Una gara a porte chiuse, sette giornate di squalifica per un giocatore e, per un altro, campionato di fatto finito. I campi da calcio dell’Umbria nel corso dell’ultimo weekend sono stati ancora teatro di gravi episodi nei confronti delle arbitre; episodi ancora più gravi dato che proprio in questi giorni sono stati tantissimi gli eventi collegati alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
I fatti Al centro dell’attenzione del giudice sportivo in particolare la partita di Seconda categoria, giocata il 23 novembre, tra San Giustino e Po’ Bandino, finita 2-2. Le sanzioni più gravi riguardano i giocatori espulsi. Per uno di loro il provvedimento è duro: squalifica fino al 30 giugno 2026. Nel referto si legge che ha pronunciato «gravissimi insulti sessisti nei riguardi del direttore di gara, contestando altresì la capacità del genere femminile ad arbitrare». Un altro calciatore è stato fermato per sette giornate dopo che, una volta espulso, ha urlato insulti contro l’arbitra e si è avvicinato in modo minaccioso, «tentando di aggredirlo» e costringendola a indietreggiare per circa 20 metri. Solo l’intervento dei dirigenti avversari – è scritto nel referto – ha evitato il contatto. Lo stesso giocatore, rientrando negli spogliatoi, ha ripreso a protestare e urlare, venendo poi accompagnato via.
Le sanzioni Per quanto riguarda l’allenatore, quello del Po’ Bandino è stato squalificato fino a fine febbraio: secondo il giudice sportivo è entrato in campo «insultando gravemente l’arbitro» e, una volta espulso, avrebbe continuato dalla tribuna con altre frasi ingiuriose. Il Po’ Bandino poi dovrà disputare una gara senza pubblico dopo che, nel secondo tempo, alcuni tifosi «offendevano ripetutamente l’arbitro con parole ingiuriose e sessiste». Alla società è stata inflitta anche una sanzione economica di 600 euro per la condotta tenuta.
