La Procura della Repubblica di Perugia, diretta da Raffaele Cantone, ha depositato oggi un nuovo capo di imputazione nell’ambito dell’inchiesta Sogepu, ridefinendo le accuse nei confronti dell’ex amministratore unico della società di raccolta rifiuti dell’Alto Tevere, Cristian Goracci, e dell’ex amministratore di Ece, Antonio Granieri. Entrambi restano imputati per i reati di corruzione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti ma le contestazioni sono state aggiornate alla luce di alcuni elementi emersi successivamente all’avvio del procedimento.
Accuse aggiornate Secondo l’iniziale accusa i due imputati avrebbero posto in essere un articolato sistema di fatture false, con l’obiettivo di mascherare presunti pagamenti di natura corruttiva collegati all’appalto da 315 milioni di euro per la gestione del ciclo dei rifiuti in 14 comuni dell’Alta Umbria, affidato a Sogepu. L’ex amministratore della società pubblica avrebbe, secondo la ricostruzione accusatoria, ricevuto una somma complessiva di 750 mila euro dall’imprenditore Granieri, sotto forma di compensi per consulenze mai effettivamente svolte.
L’udienza «Con le recenti indagini, compendiate in due corpose annotazioni della Guardia di Finanza – informa la Procura in una nota – il capo di imputazione è stato modificato in corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, essendo emerse condotte in precedenza non note che, ad avviso dell’ufficio, hanno cagionato un danno significativo alla società pubblica ed un ingiusto vantaggio per il socio privato».
In aula La modifica del capo di imputazione è stata comunicata oggi, in concomitanza con la nuova udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare di Perugia. I legali degli imputati, che avevano depositato nei giorni scorsi una serie di indagini difensive, hanno annunciato che valuteranno le modifiche introdotte dalla Procura. L’udienza è stata aggiornata al 10 dicembre.
Le parti civili Sogepu e il Comune di Città di Castello hanno confermato la volontà di costituirsi parte civile «per difendere il patrimonio e l’immagine dell’ente e della cittadinanza», come già annunciato nei giorni scorsi dal sindaco tifernate Luca Secondi, che aveva sottolineato «la necessità di tutelare l’interesse pubblico da ogni eventuale pregiudizio, anche se l’ente non ha ricevuto alcuna notifica in qualità di parte offesa».
