Domenica il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, e il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, sono stati fermati dalla polizia israeliana all’ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. Secondo le autorità, il divieto è stato motivato da ragioni di sicurezza legate alle tensioni nella Città Vecchia e al conflitto in corso, con la chiusura di vari luoghi sacri per evitare rischi. L’episodio ha suscitato forte preoccupazione e altrettanto forti polemiche in Italia e all’estero per il suo significato simbolico e religioso.

Il caso La Chiesa del Santo Sepolcro è uno dei luoghi più venerati del cristianesimo, e la Settimana Santa vi è sempre stata celebrata senza precedenti di questo tipo. Il divieto di ingresso, anche se la celebrazione era privata e non una grande processione, ha rappresentato un colpo significativo per la comunità cristiana locale. Come riportato da Ansa Umbria, fra Luca, francescano di Santa Maria degli Angeli in contatto con i religiosi in Terra Santa, ha parlato con alcuni confratelli sottolineando che «è stato davvero triste per loro sapere che non hanno lasciato entrare il Patriarca Pizzaballa e il Custode Ielpo per la celebrazione, nonostante fossero venuti in forma privata». Sempre secondo il francescano, nonostante l’annullamento della tradizionale processione da Betfage alla Porta dei Leoni, «i cristiani non si sono arresi: hanno continuato a celebrare nelle loro piccole realtà, senza permettere che questo spirito di festa venisse spento». Nel pomeriggio, Pizzaballa e la comunità religiosa hanno pregato dalla Basilica delle Nazioni a Getsemani, rivolgendosi verso le mura della città santa con la reliquia della Santa Croce esposta.

Le reazioni Immediate le reazioni politiche. In Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e altri esponenti politici hanno definito il divieto una violazione della libertà di culto, con la convocazione dell’ambasciatore israeliano da parte del ministro degli Esteri. Anche la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha espresso in una nota solidarietà a Pizzaballa e Ielpo: «È un fatto grave e inaccettabile – scrive – che colpisce la libertà di culto e il rispetto dei luoghi santi. Perugia, città della pace, esprime vicinanza all’intera comunità cristiana di Terra Santa. Israele rimuova questa limitazione e ripristini pienamente il rispetto della libertà religiosa e della dignità dei luoghi santi».

Proietti La presidente della Regione, Stefania Proietti, parla di un fatto «di una gravità inaudita» e «senza precedenti», avvenuto «nel luogo più sacro della cristianità mondiale». La presidente oltre a esprimere vicinanza alla comunità sostiene che quanto avvenuto «colpisce il diritto e il ruolo delle comunità religiose, umiliando milioni di cristiani e mortificando la città di Gerusalemme, simbolo universale della pace». «Chiediamo a gran voce – conclude – che sia ristabilita immediatamente la libertà di culto religioso e che al più presto tacciano le armi». Diverse le reazioni di condanna sono arrivate anche da governi esteri.

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