di Daniele Bovi
Per risolvere una battaglia legale sui rifiuti che va avanti ormai da quasi dieci anni e che vale almeno cinque milioni di euro servirà un arbitrato. La procedura, alternativa al tribunale ordinario, è prevista dal contratto di servizio che regola i rapporti tra Auri (l’Autorità umbra rifiuti e idrico) e Gest, la società che gestisce il servizio di igiene urbana nell’area dell’ex Ato 2, cioè del perugino.
La vicenda Il contenzioso nasce dalla ormai celebre vicenda degli extracosti sopportati dall’azienda nel 2017. La richiesta di Gest, risalente a quell’anno, era volta ottenere l’adeguamento delle tariffe in relazione agli extracosti sostenuti per lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti. In particolare, secondo le cifre emerse all’epoca in ballo ci sono oltre cinque milioni di euro che sono serviti per portare l’umido (la Fou) e la Forsu, cioè la frazione organica che rimane dopo il trattamento dell’indifferenziata, fuori regione a causa dello stop di alcuni impianti. La richiesta si basa sull’articolo 13 del contratto di servizio, che prevede l’aggiornamento dei corrispettivi in caso di variazioni operative imposte da fattori esterni, come modifiche normative o difficoltà nell’utilizzo degli impianti. Chi deve pagare per questi extracosti?
Il contenzioso A fine 2017 Auri aveva respinto le richieste della società, ritenendo non sussistenti i presupposti contrattuali. Gest ha quindi impugnato l’atto davanti al Tar, sostenendo che i maggiori costi erano dovuti a cause non imputabili alla propria gestione. Nel novembre 2018, la magistratura amministrativa ha accolto parzialmente il ricorso, riconoscendo che l’interruzione del conferimento presso l’impianto di Borgogiglione era dovuta a nuove prescrizioni regionali e non a responsabilità della società. II Tar ha poi rilevato una contraddizione da parte di Auri, che aveva negato i costi per il 2017 ma li aveva riconosciuti per l’anno successivo. Il tribunale ha quindi stabilito che gli extracosti relativi alla Forsu andavano riconosciuti.
La vicenda Diversa la valutazione per l’impianto di Pietramelina, chiuso precauzionalmente a seguito delle note vicende giudiziarie che avevano coinvolto Gesenu nel 2016. In questo caso, il Tar ha ritenuto che i costi generati dallo stop non potessero essere posti a carico dell’ente pubblico. A quel punto la decisione del Tar è stata impugnata da Auri al Consiglio di Stato, che nel 2020 ha ribaltato il verdetto dichiarando che la questione era di natura contrattuale e doveva quindi essere trattata dal giudice ordinario. La Cassazione, nel 2022, ha confermato questa impostazione, aprendo la strada alla procedura arbitrale. E così pochi giorni fa l’azienda ha notificato la formale domanda di arbitrato, chiedendo il riconoscimento del diritto all’adeguamento delle tariffe per gli extracosti sostenuti.
L’arbitrato Auri ha aderito stanziando 40 mila euro dal fondo di riserva per coprire le spese legali e arbitrali. A rappresentare l’Autorità nell’ambito della complessa vicenda saranno due avvocati esterni, Stefano Colombari e Giovanni Calugi. A decidere sulla controversia sarà un collegio di tre arbitri: uno nominato da ciascuna parte (il professor Luca Righi è stato designato d Auri) e un presidente scelto dalla Camera arbitrale dell’Anac. Le parti hanno venti giorni di tempo per costituirsi e formalizzare le nomine. Le parti dovranno depositare le memorie e discutere le rispettive posizioni davanti al collegio arbitrale. Una vicenda che alla fine potrebbe anche riflettersi sulle bollette – già fortemente incrementate nel corso degli ultimi anni – di famiglie e imprese.
