La discarica di Borgogiglione (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Deve ritenersi legittima la pretesa di parte ricorrente a vedersi corrisposti gli extra costi sostenuti per effetto di tali determinazioni». È questo il passaggio chiave della sentenza, depositata giovedì, con cui il Tar dell’Umbria accoglie il ricorso di Gest, Gesenu e Tsa che hanno chiesto mesi fa l’annullamento di due delibere dell’assemblea dei sindaci dell’Auri (l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico) con le quali in sostanza si negava il riconoscimento degli extra costi sostenuti nel 2017 per smaltire alcuni rifiuti fuori regione. In ballo ci sono oltre cinque milioni di euro che sono serviti per portare l’umido (la Fou) e la Forsu, cioè la frazione organica che rimane dopo il trattamento dell’indifferenziata, fuori regione a causa dello stop di alcuni impianti.

UMBRIA MOBILITÀ, CORTE DEI CONTI ASSOLVE TUTTI

La sentenza Per quanto riguarda quello di Borgogiglione (gestito da Tsa), la magistratura ricorda che l’interruzione dei conferimenti è dovuta a una determina della Regione con cui Palazzo Donini «ha introdotto nuove prescrizioni»; dall’altra parte, invece, Auri sosteneva che lo stop fosse imputabili a inadempienze del gestore. Da sottolineare poi il fatto che è proprio il contratto di servizio (articolo 13) a stabilire che nel caso di eventuali extra costi dovuti alla ‘esportazione’ di rifiuti fuori regione, «il corrispettivo dovuto nell’anno successivo sarà rivalutato in relazione alle variazioni dei costi unitari di trattamento e dei costi di trasporto, in modo da garantire in ogni caso all’affidataria la copertura dei maggiori costi sostenuti nell’anno in cui si sono verificate le variazioni». Nella sentenza si sottolinea anche che la legittimità delle richieste trova conferme pure nel riconoscimento, da parte di Auri, degli extra costi relativi all’anno successivo

Pietramelina Il discorso è diverso per quanto riguarda Gesenu e l’impianto di compostaggio di Pietramelina, fermato alla fine del dicembre 2016 da Gesenu dopo le ben note vicende penali. In questo caso le richieste dell’azienda non possono essere accolte dato che lo stop deriva da «circostanze allo stato imputabili al gestore dell’impianto e dunque non riconducibili alla previsione contrattuale di cui all’articolo 13 del contratto di servizio». Nell’ottobre del 2017 però la Regione modificò la quantità di rifiuti trattabili, e dunque in questo caso i maggiori costi sono da mettere in contro all’Auri; idem per quanto riguarda il periodo che va dal febbraio al giugno 2017, durante il quale Gesenu ha fatto dei lavori di ammodernamento autorizzati da Auri. Fatti salvi ulteriori ricorsi di fronte al Consiglio di stato, sul tavolo resta la domanda più importante: alla fine a pagare saranno i cittadini attraverso le bollette?

Comune Perugia: «Colpa della Regione» Il vicesindaco di Perugia, Urbano Barelli, sottolinea come «oggi, la Regione Umbria sta ostacolando la ripresa dei conferimenti a Borgogiglione, con ulteriori extracosti per Gesenu e per i cittadini dei 24 Comuni del perugino. Le scelte sbagliate e l’immobilismo della Regione Umbria sui rifiuti sono un danno per i cittadini che hanno già subito l’aumento della tassa sui rifiuti nel 2018 e rischiano ulteriori aumenti per il 2019.  La Regione Umbria ha scaricato sull’Auri il problema dei rifiuti senza prima approvare quella necessaria riforma della legge e del piano regionale sui rifiuti per adeguarli alle direttive europee sull’economia circolare. Dopo il danno ai cittadini per l’aumento della tassa sui rifiuti, questo immobilismo della Regione Umbria sulla pianificazione alimenta un illegittimo campanilismo dei rifiuti e costituisce un ulteriore e grave danno, in questo caso per l’ambiente e per l’intera economia regionale».

Twitter @DanieleBovi

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