di Tommaso Burger

Dopo trent’anni debutta o ri-debutta a Spoleto per il Festival dei Due Mondi l’Edipus testoriano, allestito dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi. Il testo di Giovanni Testori, presentato per la prima volta nel 1977 con l’interpretazione di Franco Parenti, è l’ultimo atto della Trilogia degli Scarrozzanti, con cui si inaugura una lingua nuova: affondata nella materia, ruminante impasto di forme linguistiche e fonetiche diverse, dal latino al dialetto lombardo.

Il nucleo drammaturgico racconta di un capocomico in fallimento, abbandonato dalla sua compagnia e rimasto solo con un tecnico, cui si rivolge di tanto in tanto, che interpreta – in una solitudine rassegnata – il testo tragico di Sofocle, ridotto, con una sintesi formale e poetica, a un monologo scabroso e dinamico.

In scena, una piccola pedana con quinte in legno colorato di un blu petrolio, carico di una nostalgia artigianale che riporta alle compagnie di giro o ai Corral de comedias spagnoli, è illuminata da un disegno luci raffinato ed evocativo, curato da Pier Paolo Bisleri. La parola testoriana è ancora una volta incarnata magistralmente da Sandro Lombardi, interprete esperto dei testi dell’autore di Novate, che riesce a farla risuonare con una dimensione dissacrante ma, al tempo stesso, profetica e liturgica.

Quell’amalgama linguistica dell’Edipus sembra fondersi alla perfezione con lo spazio sconsacrato dell’auditorium della Stella, così come con la presenza fisica pervasiva e magnetica dell’attore. Il compito arduo di affiancare, come tecnico, suggeritore e tuttofare, il capocomico della compagnia è affidato ad Antonio Perretta, giovane attore diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, che riesce ad affrontare il ruolo con la dovuta cautela e professionalità.

Questo riallestimento storico, diretto da Federico Tiezzi e innestato di due momenti nostalgici – la dedica d’apertura alla “memoria della giovinezza” e quello finale con riprese di repertorio dalla messa in scena del 1994 – è un’occasione unica per assistere alla storia del teatro italiano ancora viva su un palcoscenico: la storia di un teatro nuovo, di sperimentazione e rischio culturale, che oggi viene nuovamente osteggiato. Gran parte del pubblico riconosce e applaude con entusiasmo celebrativo la forza commovente di avere in scena persone che hanno dato la loro vita per il teatro e continuano a farlo. Non mancano, tuttavia, spettatori che abbandonano la sala, sconfitti dal testo di Testori, che ancora oggi non fallisce nel suscitare scandalo.

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