di Elle B.
Più mobilità, più esperienza all’estero, più occupazione stabile. L’Università degli Studi di Perugia conferma il proprio trend positivo anche nel rapporto AlmaLaurea 2025, uno dei principali osservatori sul sistema universitario italiano. I dati si riferiscono ai 305 mila laureati del 2024 e alla condizione occupazionale di 690mila laureati di 81 Atenei italiani, a uno, tre e cinque anni dal titolo. Per quanto riguarda Unipg, Lo studio ha coinvolto 8.196 laureati, fotografando un Ateneo in evoluzione, attrattivo anche per studenti fuori sede e stranieri, e sempre più connesso al mondo del lavoro.
Il rapporto AlmaLaurea 2025 consegna all’Ateneo perugino un bilancio positivo e coerente con l’andamento degli ultimi anni: un’università che cresce in attrattività, punta sull’internazionalizzazione, aumenta la qualità dell’esperienza formativa e accompagna concretamente i propri laureati verso il mondo del lavoro. Con risultati che, per occupazione e soddisfazione, superano in più punti la media nazionale.
Fuori sede Nel 2025 all’Università del capoluogo, gli studenti provenienti da fuori regione rappresentano il 37,8 per cento del totale, in crescita tra i magistrali biennali (41,7, +0,9 punti rispetto al 2024). Trend che si conferma in crescita già dallo scorso anno. Stabili invece i laureati stranieri (3,5). Sale anche la percentuale di chi ha svolto tirocini curriculari riconosciuti (79,6 contro il 79,2 del 2024) e quella degli studenti che hanno fatto un’esperienza all’estero valida per il corso di studi: sono l’8,8 per cento, in netta crescita rispetto al 6,1 del 2022 e al 7,0 del 2023. L’età media alla laurea resta stabile (25,9 anni), mentre il voto medio cala leggermente a 104,2 su 110, perdendo un punto rispetto all’anno precedente.
Soddisfazione Sul fronte della soddisfazione per l’esperienza universitaria, i numeri restano elevati: il 90 per cento dei laureati Unipg si dichiara soddisfatto, in linea con il dato 2024. Buoni anche i dati sul rapporto con i docenti (88,2 per cento di soddisfazione) e sulla percezione della sostenibilità del carico di studio (82,3) in rapporto alla durata del corso. Meno entusiasta, invece, il giudizio sulle aule universitarie, che scende al 74,4 per cento, con un calo di quasi 3 punti percentuali.
Occupazione Sul versante occupazionale, l’Università di Perugia mostra segnali solidi e continui miglioramenti. Tra chi non ha proseguito con un percorso magistrale (32,2 sul totale), il tasso di occupazione raggiunge il 77,8 per cento (+0,9 rispetto al 2024) ad un anno dalla laurea. Il 31,5 ha un contratto a tempo indeterminato, mentre il 38,6 è assunto con contratti a termine e solo il 7,1 lavora in proprio. Importante anche la percezione di efficacia del titolo per il lavoro: il 66,3 per cento degli occupati triennali ritiene che la laurea sia stata utile, in crescita di 3,3 punti rispetto all’anno precedente. Tra i 1.922 laureati magistrali a un anno dal titolo, invece, l’occupazione sale al 78 per cento (+3,1), e cresce in maniera significativa anche il numero di contratti stabili (23,4, +3,8). Cala invece la quota di contratti a termine (26,1, -1,7). L’11,1 per cento lavora in proprio e il 16 per cento ha un’occupazione part-time.
Stabilità A cinque anni dalla laurea magistrale, il tasso di occupazione dei laureati nell’ateneo umbro raggiunge addirittura il 93 per cento, ben 4,2 punti sopra il dato 2024. Di questi, il 48,7 ha un contratto a tempo indeterminato, un dato in netta crescita rispetto al 2024 (+5,5). Il 15.6 per cento ha un contratto a tempo determinato, il 12,6 lavora in proprio e il 7,3 part time. Anche qui la percezione di efficacia del titolo si mantiene alta (75,9 per cento, quasi 8 punti sopra la media nazionale (68,2 per cento) e la quota di chi utilizza le competenze acquisite durante il percorso universitario è del 65,9 per cento.
Retribuzione Restano stabili gli stipendi mensili netti dei laureati triennali che non proseguono gli studi: dai 1.346 dell’anno precedente, si passa a 1.350 euro al mese. Mentre per quanto riguarda quelli dei laureati magistrali, i dati confermano una leggera crescita. Ad un anno dal titolo, si passa da 1.367 a 1.457 euro, mentre a cinque anni, da 1.701 a 1.736 euro. Tuttavia, il dato resta lievemente sotto la media nazionale, riflettendo le dinamiche economiche del territorio umbro.
