di Anna Gabrielli e Elle Biscarini
C’è la fila di fronte al cancello della questura di Perugia. «A volte c’è qualcuno che dorme sul pratino» dice un agente. E infatti eccolo lì, un uomo sdraiato a terra sotto gli alberi, in attesa di entrare. In fila è pieno di madri con il passeggino e papà con figli di 4 o 5 anni in braccio. Aspettano tutti i propri documenti. Dall’altra parte della strada, sotto il sole, un gruppo di persone, stranieri e non, srotola uno striscione: «Permesso di soggiorno subito» a lettere nere e rosse.
«Siamo qui oggi di nuovo – dice Aminata Tsimba del comitato O.R.A. – per protestare per l’allungamento dei tempi per il rilascio del permesso di soggiorno. Senza il permesso non si può avere un conto corrente, un contratto di lavoro regolare o d’affitto, non puoi curarti. Ci vengono negati i diritti in questo modo. Chiediamo che venga assunto più personale per velocizzare le pratiche, non si possono tenere le persone in attesa così per anni». Dietro di lei arriva Moussa Doumbia, presidente dell’associazione Timbuktu aps: «Dobbiamo aspettare dai 6 mesi a un anno. La legge dice 60-180 giorni massimo per il rilascio. Chiediamo solo il rispetto della legge: senza permesso di soggiorno diventi un ‘clandestino’, ci spingono a diventare illegali».
VIDEO: «PERMESSO DI SOGGIORNO SUBITO» LA MANIFESTAZIONE IN QUESTURA
In fila di fronte al cancello della questura, c’è anche una donna dominicana in attesa: «Dopo la pandemia la situazione è peggiorata. Aspetto da due anni l’aggiornamento del mio permesso di soggiorno. Ho anche dovuto pagare un avvocato che seguisse la mia causa». «C’è chi aspetta anni – dice Lamine Diop dal Senegal – io sono arrivato nel 2023. Mi hanno preso le impronte per il permesso di soggiorno allora, ma poi nessuno mi ha più richiamato. Sono due anni che aspetto i miei documenti».
VIDEO: «TEMPI BIBLICI PER UN PERMESSO DI SOGGIORNO»
Tra i manifestanti, le storie sono tutte simili: «Dopo otto mesi dall’arrivo sono riuscito ad avere solo un permesso di soggiorno provvisorio» racconta Akramujjaman Molla, bengalese, arrivato nel 2022 dalla Libia. Tra di loro c’è anche chi sta in Italia da decenni ed è ormai membro attivo della comunità, come Taifour Osman, originario del Corno d’Africa, che oggi gestisce un esercizio commerciale in corso Garibaldi: «Vivo in Italia dal 1995 – dice ai microfoni di Umbria24 – Prima le procedure erano molto meno complesse, in questo modo ora vengono negati i diritti civili di chi vive qui».
La manifestazione, organizzata dal comitato Perugia solidale, comitato O.R.A., Timbuktu aps, Usb migranti, Rift Valley aps, S.I.A.M.O. – sportello consulenza migrazione, mira a rimettere al centro del discorso pubblico le problematiche legate al rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno. «Abbiamo creato un programma radiofonico – racconta Giorgia Gabbolini del comitato Perugia solidale – in collaborazione con Lautoradio, web radio con sede in corso Garibaldi 180, per permettere a chi vuole di raccontare la propria storia di migrazione. Non bisogna aver paura di parlare, se si parla le cose cambiano».
