di M.R.

Come in una roulette russa, il futuro oggi sembra affidato a una pallina che non si sa dove si fermerà. Terremoto, Covid e altri eventi drammatici segnano la vita delle persone e il loro approccio allo svago. È proprio su assenza e furto di speranza che il presidente della cooperativa Actl, Sandro Corsi, ha concentrato il proprio intervento martedì mattina in biblioteca alla presentazione del progetto ‘Non gioco più’, che coinvolge Comune, Regione, Usl 2 e Federsanità Anci Umbria. L’iniziativa, che si propone in forma laboratoriale interattiva ed è rivolta a tutte le fasce di età della popolazione, è strutturata su diverse attività da parte dei numerosi soggetti coinvolti e si protrarrà fino al 13 maggio prossimo anche con allestimenti all’interno del PalaSí.

Zona sociale 10 in campo L’obiettivo è quello di sensibilizzare al fenomeno della ludopatia e delle altre dipendenze, in un contesto che, è stato spiegato, si caratterizza per risposte che corrono più lentamente dei problemi che sorgono, basti pensare alle numerose droghe sintetiche che periodicamente finiscono sul mercato illecito dello spaccio. Prevenzione più che contrasto è l’ambizione del progetto in atto, che potrebbe dar vita anche a proposte di ampio respiro, tenuto conto che lo Stato gestisce il gioco (che rappresenta anche un significativo comparto occupazionale) perché ne detiene il monopolio, poi ci si ritrova costretti a sanare le piaghe sociali che si diffondono. «Possiamo fare molto e dobbiamo fare molto per i nostri giovani – ha ammonito l’assessore Viviana Altamura -. Mio figlio – ha rivelato – a 17 anni ha già il gusto di scommettere sulle partite di calcio». Una rivoluzione culturale è necessaria anche in questo senso. «Poco o nulla potremo fare se gli esercenti vendono alcol e tabacchi ai minori o li fanno giocare e sarà una battaglia persa se chi dovrebbe fare i controlli è amico o parente dei commercianti in questione» ha fatto eco il rappresentante di Federsanità.

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