di Chiara Putignano

«L’hanno chiamata legge per la famiglia. Sì, quella patriarcale». Ed è addosso a un sostantivo singolare che l’Umbria governata dalla Lega e dalla destra ha cucito una proposta di legge che «nega il presente e la realtà attuale», commenta l’avvocata Sara Pasquino, presidente di Udi Perugia. E un paio di settimane fa le modifiche al Testo unico in materia di sanità e servizi sociali, che portano la firma dalla vicepresidente dell’Assemblea legislativa Paola Fioroni, hanno trovato l’approvazione della Terza commissione. Ora la proposta, con tutta probabilità, «è destinata a diventare legge prima dello scadere dell’amministrazione Tesei».

Proposta di legge sulla famiglia Insomma l’ok in giunta sembra dietro l’angolo perché poi ci sono le elezioni. E altrimenti il responsabile delle politiche familiari della Lega in Umbria, Simone Pillon, ne resterebbe ampiamente deluso. Un altro flop – dopo quello del ddl pensato per i «poveri padri» – non sembra contemplato. Dal momento che per l’ex senatore, in Regione «Pd e compari non sanno distinguere neppure un uomo da una donna». Quindi a dettare legge su cosa sia famiglia e cosa no, ci pensa la politica. Ma l’approvazione in Terza commissione della pdl ha rallegrato anche il mondo degli anti-scelta e di tutta la compagine di associazioni per la famiglia che da anni vanno a braccetto con la destra. Basti pensare che il documento è stato redatto nel 2020. E che, a sperare in un’approvazione nel minor tempo possibile, c’è anche Massimo Gandolfini del Family Day.

Opposizioni Molto diverso l’umore delle associazioni per i diritti. Prima ignorate, poi coinvolte nell’iter ma rimaste inascoltate. E infine «in una torrida giornata di luglio è stata approvata – senza opposizione – una ‘imponente modifica’ al Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali del 15 aprile 2015. L’hanno chiamata ‘Legge sulla famiglia’, condita con una zuccherosa Agenzia per la famiglia e una Giornata regionale dedicata, e l’hanno pensata con l’aiuto delle associazioni delle famiglie», spiegano dall’Assemblea Transfemminista di Perugia, supportata da molte altre realtà del territorio. Che percepiscono queste modifiche come un qualcosa che «pone al centro non le persone e i loro diritti, ma una astratta e ideologica idea di famiglia tradizionale, ben lontana dalla realtà quotidiana». 

Approvazione della pdl E se quel giorno Andrea Fora (Patto civico) si è astenuto e il Pd ha disertato il voto, considerando il provvedimento «ideologico e oscurantista», l’ok è arrivato con il solo voto di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Insomma, la maggioranza di governo. Del resto, la «legge è il frutto di un cammino abbracciato dalle destre, con a fianco le varie associazioni anti-scelta, iniziato ancora prima dell’elezione della governatrice Tesei», commenta Pasquino. E avviato con la firma in pompa magna del ‘Manifesto valoriale’ in compagna di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi nel 2019.

Il documento Ed effettivamente tra il documento dei Pro-vita e quello approvato in Terza commissione qualche giorno fa di somiglianze ce ne sono. Come «il sostegno a misure aventi l’obiettivo di rimuovere le cause che inducono la donna a decidere di abortire» e il riferimento a «politiche di sostegno e tutela per la famiglia naturale». Obiettivi che trovano riscontro anche nella proposta di legge. Ad esempio quando si parla di «promozione di attività di formazione e supporto che sostengono l’accoglienza della vita nascente». O ancora «l’implementazione e il rafforzamento del ruolo dei consultori che possono coinvolgere anche le associazioni del territorio, al fine di diffondere informazioni volte alla diffusione della genitorialità e della maternità consapevole». Ma anche «per la prevenzione all’aborto volontario». 

Pro-vita E mentre in Umbria fioccano i bonus per «bebè» e «nuove famiglie», viene da chiedersi se queste associazioni siano le stesse che tappezzano gli ingressi dei distretti sanitari dei paesi di provincia con immagini di feti, invitando le cittadine a «riflettere bene». E intanto la morsa del governo e delle amministrazioni che ne condividono la bandiera politica si stringe. Con una mano soffoca i diritti attraverso l’introduzione di leggi che «stereotipizzano modelli unici». E con l’altra «smantella presidi e realtà che dovrebbero tutelare la salute riproduttiva delle donne». Ad esempio, il consultorio di Terni «da anni non ha una ginecologa con contratto a tempo indeterminato», denuncia il Forum sanità del Pd. E dal primo luglio il servizio è rimasto scoperto per oltre due settimane.

Diritti riproduttivi della donna E di consultori se ne parla anche nel pdl. «Ma ogni volta che vengono nominati, sono accompagnati anche dalla dicitura ‘o altre strutture private convenzionate con Ausl’», osserva l’avvocata Pasquino. E nonostante in bozza si parli di investimenti da parte della Regione, «si va sempre di più in direzione di una costante privatizzazione dei servizi pubblici». E aggiunge il Pd: «La drastica riduzione delle spese per il personale e le strutture in combinato disposto con questa legge che svilisce completamente la funzione pubblica degli stessi, destina la rete consultoriale umbra, eccellenza negli anni per la nostra comunità regionale, a scomparire». E poi «in tema di mediazione familiare», parte del documento che ricorda tanto il vecchio ddl Pillon, «non un riferimento alla Convenzione di Istanbul, e la sostituzione del termine maschile, per gli atti di violenza contro le donne, con ‘sulle persone’».

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