di C.F.
Si chiamerà «Spoleto Arte» e sarà un «osservatorio sull’arte contemporanea». Dopo le 72 ore di botte e risposta con la Fondazione Festival, archiviate poi con l’annuncio della presentazione delle querele ai danni del sindaco Daniele Benedetti, del presidente Giorgio Ferrara e dell’agenzia Promoter, Vittorio Sgarbi torna a parlare. E lo fa per ufficializzare l’inaugurazione, fuori dal circuito della kermesse, delle otto mostre che nei prossimi giorni verranno allestite nella suggestiva cornice di palazzo Racani Arroni.
«Spoleto Arte: un nuovo contenitore» È così che il noto critico ferrarese ha deciso di scrivere la parola fine intorno alla lunga querelle che ha animato gli ambienti festivalieri e non solo. In città il professore non arriverà con le tre mostre di cui si è parlato nei giorni scorsi, ma bensì con otto. A Spoleto Sgabri porterà le esposizioni di Gillo Dorfles, Patrizio Mugnaini, Fausto Pirandello, Franco Vitelli, Piermaria Leandro Romani, Michail Misha Dolgopolov e Maria Savino.
Sgarbi: «Un osservatorio sull’arte contemporanea» Dalla fine di giugno e per tutto il mese di luglio, il cinquecentesco palazzo Racani Arroni ospiterà quello che il noto critico definisce «una sorta di osservatorio sull’arte contemporanea». E poi: «Notevole – spiega il professore – sarà la proposta di sculture dell’artista russo Michail Misha Dolgopolov che ha voluto offrire una presentazione del tema “arte e mafia” in relazione con il Museo della Mafia che da Salemi verrà allestito a New York. In mostra anche i disegni, in una sorta di Spoon River dei viventi, di Piermaria Romani, che ha rappresentato tutti gli abitanti di Stienta (circa 3 mila) sotto la pertinente titolazione «Paese reale».

