Questa mattina la presentazione dell'Osservatorio (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Il momento è difficile, l’imprenditoria vede grigio scuro e viviamo una fase caratterizzata da dinamiche complesse, ma è anche un periodo dove vanno cercati segnali positivi. Ci vuole buona volontà e unità di intenti. Tutti, imprenditori e istituzioni, devono remare dalla stessa parte». Così venerdì il presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni, a margine della presentazione del primo «Osservatorio economico dell’Umbria». Un’indagine congiunturale, relativa al primo trimestre 2012, che ha sondato gli umori di 580 imprese della regione (400 manifaturiere e 180 del commercio) a proposito di fatturato, ordini, produzione e vendite. I «segnali positivi» di cui parla Mencaroni stanno nelle aspettative per il secondo trimestre dell’anno in cui si intravvede un «allentamento degli effetti della crisi».

I segnali positivi Secondo lo studio infatti il 34% delle imprese del manifatturiero prevede un aumento della produzione contro il 24% che si aspetta una diminuzione. Percentuali che variano di poco se si guarda agli ordini che arrivano dall’estero, mentre il 31% prevede un fatturato stabile. Molto differenziata la situazione all’interno del commercio: da una parte i numeri parlano di una grande distribuzione (ipermercati, grandi magazzini e supermercati) che tiene botta, aumenta le vendite e formula previsioni positive rispetto ai commercianti al dettaglio. Il 68% delle Gdo infatti attende, per il secondo trimestre, ordini in aumento. Una percentuale che scende nettamente per il commercio al dettaglio: solo il 7,5% del non alimentare e il 7,4 dell’alimentare prevede una crescita. «E’ in atto – osserva Mencaroni – e non da ora, una dinamica di erosione delle fette di mercato dei “piccoli”».

E quelli negativi Il «grigio scuro» è invece il colore che caratterizza gli umori e le sensazioni degli intervistati relativamente ai primi tre mesi dell’anno. Il 44% delle imprese manifatturiere ha dichiarato una produzione in calo rispetto agli ultimi tre mesi del 2011, il 42% stabile e solo il 14% in aumento. Nel complesso, nel 2011, la diminuzione dichiarata è del 5,1%. L’analisi settoriale mostra tutti segni meno, a parte legno e mobili (+0,4%), con cali pesanti dei metalli (-10,5%), tessile e abbigliamento (-9%). L’80% degli intervistati spiega poi che il fatturato è stabile (36%) o in diminuzione (44%) rispetto al primo trimestre 2011 e che, guardando tutto l’anno passato, il calo complessivo è del 5%. Segnali positivi arrivano invece dal fatturato estero, con un 45% del campione che registra aumenti.

L’analisi L’analisi prende poi in considerazione gli ordini, con le società che dichiarano una diminuzione del 5,3%. Una percentuale che raddoppia (10%) per gli artigiani. Come per il fatturato poi anche l’estero regala qualche soddisfazione, con un +2,1% degli ordini e un’ottima performance in particolare del del settore legno e mobili (+10%). Allargando lo sguardo anche in questa indagine di Unioncamere viene fuori un dato noto e, se si vuole scontato: l’impatto negativo della congiuntura è assorbito meglio dalle imprese più grandi mentre le società sottodimensionate, come quelle tra uno e nove dipendenti, soffrono. Un ulteriore indicatore che serve a valutare le prospettive e la consistenza del portafoglio ordini è quello del numero delle settimane di produzione assicurata: 6,7 quelle in media, che scendono a 5,7 per gli artigiani. Meglio, con oltre otto settimane di ordini, le aziende del settore alimentare e quelle meccaniche.

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