Salvini con il sindaco di Montefalco e senatrice Tesei

di Daniele Bovi

Nel giro di qualche giorno l’attesa fumata bianca, poi una conferenza stampa a inizio settembre e, nel frattempo, la definizione della coalizione, che al momento rimane uno dei veri nodi da sciogliere. Rimandato martedì causa ‘requisitoria’ del premier-avvocato Conte, l’incontro fra la senatrice Donatella Tesei e il leader della Lega Matteo Salvini è andato in scena mercoledì, a Roma; presente, ovviamente, anche il segretario regionale Virginio Caparvi. La candidatura della presidente della commissione Difesa del Senato, anche se nessuna decisione definitiva è stata presa, non sembra in discussione ma tutto è stato rimandato ai prossimi giorni perché molte tessere vanno messe al loro posto.

Nodo coalizione La senatrice dovrebbe fare squadra con il consigliere regionale di FdI Marco Squarta per quel ticket di cui, ormai, si discute da mesi. Data per assodata la presenza di Lega, Fdi e Fi, resta da tracciare con precisione l’assetto e il perimetro della coalizione, ed è su questo che si lavorerà nei prossimi giorni. Da lungo tempo i tre principali azionisti hanno fatto capire di voler inserire la lista che ha tra i suoi animatori l’ex vicesindaco di Perugia Nilo Arcudi, con lo scopo di pescare tra i delusi di sinistra e non solo. Nel centrodestra però si sta ragionando sul numero di liste civiche da schierare: soltanto una, cioè quella della presidente in cui magari integrare alcune figure (come alcuni ex sindaci del centrodestra, ma non solo)? Oppure un’altra ancora? «La verità – spiega uno di quelli che ha il dossier in mano – è che in queste ore si sta ragionando sulla composizione della coalizione, e bisognerà capire e misurare il vero valore dei progetti in campo».

«Cambiamo» Tradotto, allargare giusto per schierare un simbolo in più non è la strada maestra; altro discorso per un eventuale lista dal forte peso specifico. Da risolvere anche il nodo di «Cambiamo», cioè della neonata formazione di Giovanni Toti, guidata in Umbria dal duo Pietro Laffranco-Aldo Tracchegiani. Il presidente della Liguria ha rivendicato il proprio posto in coalizione ma l’ipotesi, ovviamente, trova molte risposte gelide dentro Forza Italia anche se un Pietro Laffranco in campo, alla fine, potrebbe pescare nel bacino degli ex An, quindi di FdI, dove questo scenario è ben chiaro.

Il rebus romano Sul tavolo inoltre c’è il rebus romano legato alla crisi di governo. All’orizzonte, sostanzialmente, si prospettano due ipotesi: o un ritorno alle urne, magari proprio il 27 ottobre insieme alle regionali umbre, o un governo Pd-M5s con l’ambizione di portare a termine la legislatura. E ognuno dei due scenari non può non avere conseguenze sull’Umbria che, nel secondo caso, insieme a Emilia e Calabria diverrebbe il primo banco di prova dell’eventuale nuova maggioranza e il primo appuntamento in cui Salvini vorrà dimostrare che la sua forza, nonostante quanto successo, è intatta. E un patto Pd-M5s a Roma a quel punto potrebbe essere replicato anche in Umbria e nelle altre regioni al voto; uno scenario che a molti dem umbri, e in generale a larghi pezzi del centrosinistra, piace. A quel punto Emilia, Calabria e Umbria potrebbero diventare i primi terreni sui quali misurare il consenso del nuovo governo.

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