Il sindaco Latini

di Maria Sole Giardini

Diventato ormai ‘caso’ nazionale l’ordinanza antiprostituzione del sindaco Leonardo Latini. La notizia riportata da ‘Il fatto quotidiano’ è diventata di tendenza su Twitter. La politica locale è in fermento tra accuse di ‘arretratezza’, passi indietro sulla via dei diritti della donna a chi ammonisce che ‘a Rimini c’è la stessa ordinanza’. Utenti social, esponenti di vari partiti e sindacati si scatenano su un provvedimento che torna a far discutere, mentre parallelemente si consumeno le polemiche per la bocciatura in senato del Ddl Zan.

Il ‘caso’ Nazionale È ormai un caso nazionale l’ordinanza anti prostituzione emanata da sindaco Leonardo Latini. Quello che ha fatto indignare, social, radio e testate nazionali come ‘Il fatto quotidiano’ non è tanto l’ordinanza contro il fenomeno della prostituzione, che deve certo trovare risoluzioni soprattutto quando accompagnata da fenomeni di sfruttamento, ma più che altro che per farlo l’attuale amministrazione abbia scelto di multare l’abbigliamento ‘indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità’. Una norma così aspecifica che si presta facilmente ad essere fraintesa. Cosa si intende per nudità? un ginocchio scoperto è nudità? Una camicetta trasparente anche se con una canottiera sotto è nudità? Ecco dunque che questa interpretazione ha fatto ritornare alla memoria un triste passato, soprattutto per le donne, fatto di lotte e conquiste che si ritenevano ormai acquisite e queste donne, ormai emancipate di oggi, non ci stanno a tornare indietro. Una minigonna e un tacco alto è praticamente nell’armadio di ognuna di loro e non sarà certo una ordinanza a farle diventare stracci da cucina.

Trend twitter Il ‘caso’ è salito così alla ribalta social che, per tutta la giornata del 28 ottobre, l’hashtag #terni è stato in classifica nazionale tra i più usati dagli utenti. Tanti i commenti del tipo: «donne tirate fuori la minigonna dall’armadio, ci vediamo a #terni poi facciamo a gara, vince quella col saluto più #allusivo» o ancora «la prossima ordinanza sul decoro? Burqua per tutte. Da #Terni Italia è tutto». Non sono mancati poi i Vip che sempre sul social hanno espresso il loro disappunto come l’attrice Anna Foglietta che ha chiesto: «A quando i roghi #Terni?». O ancora la conduttrice televisiva Andrea Delogu: «Ci sono articoli ma spero non sia vero della follia vomitevole che si sta preparando a Terni. Aspetto di capire dai giornali e giornalisti che spero si interessino immediatamente».

          

La politica locale È intervenuta al riguardo anche la senatrice Emma Pavanelli (M5s) che ha dichiarato: «No, non siamo in Afghanistan sotto il regime Talebano ma in Umbria e precisamente a Terni. Nei giorni in cui si discuteva in Parlamento il Ddl Zan che garantisce il rispetto dei diritti di tutti, il sindaco di Terni emana un’ordinanza che impone alle donne il divieto di abbigliamento ‘provocante’ pena l’equiparazione a prostitute. Queste sono le soluzioni grottesche e offensive per la tutela del territorio ternano operate dalla Lega. Invece di trovare soluzioni ai problemi della città e risollevare l’economia il Sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature e limitando la libertà delle donne. Una decisione ridicola e grave che ci fa capire a che livello è arrivato il partito di Salvini, un livello medioevale, omocentrico e privo di idee». Tanti anche i consiglieri che si sono espressi in queste ore. Alessandro Gentiletti (senso civico) ha voluto ricordare come la città di Terni sia diversa da questa ordinanza: «Siamo purtroppo diventati famosi a livello nazionale per una ordinanza fin troppo chiara, che punisce le vittime e giudica le donne da come vestono. Grazie all’attenzione di tante persone note , la nostra città è diversa da quella che vorrebbe raccontare l’ordinanza del sindaco leghista».

Sinistra italiana

‘Un ordinanza misogina’ Anche i giovani democratici di Terni hanno voluto ribadire: «Nella disposizione si impongono regole di comportamento e di vestiario che vanno a colpire le libertà di tutte, oltre a multe tra i 200 ed i 500 euro alle sex workers e alle clienti.  Questa misura segue a quelle di inizio legislatura che miravano a colpire le senzatetto e descrivono una Terni che non ci rappresenta. Un modo di affrontare i problemi tipico della destra – tuonano i giovani dem  -: invece di risolverli alla radice ci mettono una brutta pezza punendo le persone più in difficoltà o addirittura chi non c’entra niente. Perché anche nella difesa del provvedimento, il gruppo consiliare della lega dimostra o incapacità o malafede: dicono di voler difendere le ragazze dallo sfruttamento ma nell’ordinanza non si parla di combattere chi sfrutta, chi mette quelle persone sul ciglio della strada (sia una persona fisica o la povertà), ma solo di punire chi lavora e chi glielo consente. Un’ordinanza misogina –proseguono -, che ancora una volta impone una norma sul corpo e il comportamento femminile che sarebbe un pericolo per la sicurezza stradale, oltre che per il ‘decoro’, termine di cui la destra si riempie la bocca ma che spesso è un involucro per concetti classisti».

‘Sembra di essere tornate indietro nel tempo’ Non ha mancato di intervenire la Cgil: «II sindaco Leonardo Latini ha da pochi giorni pubblicato un’ordinanza, valida fino al 31 gennaio 2022, finalizzata al ‘superamento del degrado del territorio per il decoro e la visibilità dei luoghi’. Ci si aspettava di parlare finalmente dei quartieri e della necessità di ricostruire socialità, oppure della condizione degli anziani o dei giovani che non trovano occupazione. Invece l’ordinanza si riferisce al contrasto al fenomeno della prostituzione». È quanto scrive in una nota il coordinamento donne della Cgil di Terni, che sottolinea come anche rispetto a questo tema sarebbe stata auspicabile «una riflessione sullo sfruttamento sessuale, sul maltrattamento fisico e psicologico delle donne considerando che l’80% delle donne che si prostituiscono è vittima della tratta. Invece – continuano le donne della Cgil di Terni – nell’ordinanza, tra le altre questioni poste, c’è il divieto di ‘mantenere abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità’ e di intrattenersi con le persone ‘con qualsiasi altro atteggiamento o modalità comportamentali, compreso l’abbigliamento, che possano ingenerare la convinzione che la stessa stia esercitando la prostituzione’. Come al solito si colpevolizza la donna – osserva ancora il coordinamento – e non si determinano politiche per contrastare il fenomeno della prostituzione, la mercificazione del corpo femminile è un tema culturale a cui vanno contrapposti pensieri e azioni contro la disparità di genere». Secondo la Cgil nell’ordinanza, aldilà dei riferimenti al comportamento delle donne e soprattutto al loro abbigliamento, «non si trova nulla rispetto al contrasto di atteggiamenti inequivocabilmente criminali e nulla sul rafforzamento della vigilanza notturna, mentre tutto viene ridotto alla lunghezza delle gonne o all’ampiezza delle scollature». «Sembra di essere tornate indietro nel tempo – insistono le donne del sindacato ternano – quando nella seconda metà del ‘400 le donne non potevano indossare scarpe con il tacco più alto di quello indicato in un’incisione sul portale principale all’ingresso del Duomo, ancora oggi visibile».  «Ci piacerebbe – conclude il coordinamento donne della Cgil – parlare del lavoro femminile, dell’occupazione precaria, della necessità di avere servizi per l’infanzia in grado di fornire un reale strumento di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, ci piacerebbe parlare di orari della città, della solitudine come primo elemento di fragilità, di come si sono modificate le famiglie negli anni, di quanta occupazione di qualità si può generare per le donne, di quale welfare cittadino si può ipotizzare, del part time involontario. Forse si potrà fare alla prossima ordinanza?».

Il sindaco chieda scusa alle donne «Il Sindaco Latini chieda scusa alle donne, ritiri l’indegna ordinanza sul divieto di indossare abiti succinti e si occupi, davvero, del degrado della sua città, sempre che ne sia capace, altrimenti rassegni le sue dimissioni. Questa è l’unica cosa che può fare se tiene al decoro e all’immagine di Terni». E’ quanto dichiara il segretario regionale del Pd Tommaso Bori che, in una nota, aggiunge: «Non possiamo che tornare a denunciare con forza questo clima oscurantista che la Lega prova gettare sull’Umbria. Non è la prima volta che questa destra tenta di comprimere i diritti e la libertà della persona e in particolare delle donne. Era già successo pochi mesi fa sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza -tuona Bori, che prosegue -. Oggi il Sindaco Latini assurge alle cronache nazionali non di certo per i risultati conseguiti durante il governo della sua città ma per aver scambiato i problemi connessi alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione per un mero fatto riconducibile al comportamento delle donne e soprattutto al loro abbigliamento. Tutto ciò -conclude – è inaccettabile tanto più che, nella sua ordinanza, non si trova nulla rispetto al contrasto effettivo di atteggiamenti  criminali, né sul rafforzamento della vigilanza notturna, ma tutto viene ridotto alla lunghezza di un abito o all’ampiezza di una scollatura come purtroppo accade nei paesi in cui i diritti delle donne vengono ancora negati a causa di credi religiosi e regimi totalitari. Tutto questo è lontano anni luce dalla cultura democratica e liberale della nostra Umbria».

Lega Umbria Terni Ecco la difesa del gruppo Lega Terni che scrive nei suoi canali social: «Nell’ordinanza contro la #prostituzione del Comune di #Rimini dove governa la sinistra (firmata dal sindaco Andrea Gnassi del Pd e in vigore dal giugno 2021 fino a gennaio 2022) sono usati gli stessi termini impiegati nell’ordinanza del Comune di #Terni. Perché a Terni è scoppiata la polemica e a Rimini no? Forse perché chi governa a Terni è il centrodestra?»

‘Tette e culi nudi sono stati enorme motivo di disagio’ A levare gli scudi sul sindaco e sul provvedimento adottato ci pensa la consigliera Monia Santini (FdI), che ha voluto scrivere una lettera aperta pubblicata sui suoi canali social (che riportiamo di seguito integralmente), per ribadire che l’ordinanza è uguale a quella di altre città italiane: «in tantissime città italiane – ne cito solo alcune: Palermo, Nettuno, Rimini che non è certo tra le città più chiuse in quanto a mentalità – sono state prodotte e firmate dai rispettivi sindaci ordinanze comunali contro la diffusione del fenomeno della prostituzione, ordinanze che a leggerle con attenzione riportano quasi tutte lo stesso testo o quantomeno concetti e parametri pressochè identici. Questo è facilmente spiegabile perché a tutti gli effetti -asserisce Santini – i sindaci di qualsiasi città hanno ben poche armi da utilizzare per contrastare il fenomeno della prostituzione. Chiariamo pochi e semplici concetti -prosegue la consigliera -. La prostituzione in Italia è reato? Assolutamente no, paradossale ma vero: Per la legge la prostituzione è una attività legale, non esiste nella normativa italiana -chiarisce Monia – uno specifico reato di prostituzione, d’altronde l’art. 13 della Costituzione sostiene la sacralità della libertà personale quindi io persona maggiorenne posso decidere di scambiare il mio corpo in cambio di denaro – tralascio ovviamente tutte le diatribe sul fattore economico tributario -. Fortunatamente è reato lo sfruttamento della prostituzione minorile – che secondo quanto disposto dall’art.600 bis del Codice Penale è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con la multa da 15.000 a 150.000 euro. È reato altresì lo sfruttamento della prostituzione, l’induzione e il favoreggiamento. Ma la prostituzione è a tutti gli effetti legale ergo non esiste legge a cui appellarsi neanche da parte dei sindaci per poter contrastare il fenomeno della prostituzione che non rimane fine a sé stesso, ma porta con sé, anzi trascina con sé anche quello del decoro, della difesa dei minori possibili spettatori di casi e occasioni di adescamento. Ci si è tanto scandalizzati perché l’ordinanza del Sindaco Latini – tal quale a quella di tutti i Sindaci che hanno emesso ordinanza di questo genere – perché si va ad individuare e punire forme di atti allusivi e nudità ma sempre contestualizzati in un contesto appunto di adescamento finalizzato alla prostituzione. Si è scritto sui social ma quel che è più grave su testate giornalistiche- e addirittura è stato riportato dalle conduttrici del programma ‘La Versione delle Due’ che il sindaco e la sua ordinanza a Terni condannano minigonne e scollature, decontestualizzando puntualmente e strumentalmente parti, stralci di frasi dell’ordinanza stessa semplicemente per fare notizia. Da cittadina –prosegue Santini -, da madre di due meravigliose ragazze che da pochi anni non sono più bambine, penso a scene in cui mi sono combinata personalmente soprattutto in altre città, dove ‘comportamenti diretti in modo non equivoco ad offrire prestazioni sessuali a pagamento, consistenti nell’assunzione di atteggiamenti di richiamo, di invito, di saluto allusivo ovvero nel mantenere abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione’- tutto tradotto volgarmente in tette e culi nudi messi in bella mostra coronati da atteggiamenti fisici eloquentissimi verso avventizi clienti – sono stati enorme motivo di disagio per noi in quanto adulti genitori e per le nostre figlie, e fonte inevitabile di domande dalle difficilissime risposte». «Quindi, di cosa stiamo parlando effettivamente?  – conclude Santini – Perché tanta ipocrisia? Si crede forse siano queste ordinanze a ledere la dignità di una donna? Davvero lo si crede? Oppure è molto più pericoloso e lesivo  il rischio reale e tangibile che si diffonda sempre più il fenomeno della prostituzione e dello sfruttamento della stessa? O magari è molto più offensivo per la dignità di una donna che accadano fatti gravissimi come quello accaduto a Giulia Schiff vittima del nonnismo violento e brutale del corpo dell’Aeronautica Militare tutto rivolto a lei in quanto  donna e non a lei in quanto neo cadetta, che è stata costretta anche ad abbandonare il corpo dell’Aeronautica stessa che era la sua unica ragione di vita? Dove sono le donne di Radio 2, delle testate giornalistiche locali e nazionali, dei programmi televisivi tutti uguali a sé stessi, dove sono le associazioni di ogni genere quando si tratta di fatti come questi davvero gravi e lesivi della dignità di essere donna? Come ho scritto sopra, ‘much ado about nothing’».

 

 

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