di M. R. ed E. C.
Rinviata la discussione sulla consulta giovanile così come pensata dall’amministrazione comunale di Terni. Il voto era atteso per questo lunedì ma in Seconda commissione non si sono create le condizioni perché il regolamento approdasse in consiglio nel pomeriggio con l’ok dell’organismo.
Consulta giovanile Il tema è sentito, l’idea di base piace anche a Terni valley, Uds, Giovani democratici e Azione cattolica giovani ma ognuno vuole metterci un po’ di sé, e in un sistema di democrazia rappresentativa, a fare da portavoce sono i consiglieri comunali. È in questo contesto e sulla base di tale meccanismo che lunedì mattina nell’ambito della seduta dell’organismo presieduto dall’esponente di Fd’I Rita Pepegna, gli emendamenti presentati, tesi a modificare alcuni aspetti del regolamento, sono arrivati senza i necessari pareri tecnici. Il consigliere di Senso Civico Alessandro Gentiletti, alla proposta di non votare gli emendamenti in questione, non ha mancato di scagliarsi contro la presidente fino a minacciare la sfiducia. A placare le acque, pur nella contrarietà di alcuni presenti, come Monia Santini (Fd’I) e Michele Rossi (Terni civica) che non vedono di buon occhio un allungamento dei tempi, ci ha pensato il leghista Marco Cozza che ha proposto il rinvio della discussione, accolto a maggioranza. Diversamente dai programmi prestabiliti, dunque, di consulta giovanile, lunedì pomeriggio, in consiglio, non se ne parlerà. O meglio alla massima assise cittadina sarà chiesto di rinviare l’atto a nuova seduta.
Gentiletti Tra le proposte di modifica più rilevanti, e in attesa di parere tecnico, nonché politico, quelle atte a stabilire che gli organismi che la compongono siano elettivi; un emendamento dell’opposizione in particolare chiede che il presidente della consulta giovanile non sia per forza il sindaco ma che venga eletto. Se e come cambierà l’impostazione elaborata dalla giunta su proposta dell’assessore competente Elena Proietti di Fd’I, ci sarà a questo punto tempo per scoprirlo. Nel frattempo, Gentiletti, che non esclude di fare richiesta di audizioni di vari soggetti direttamente interessati, ne approfitta per commentare: «Costituire la Consulta dei giovani è una buona idea. Si parte però col piede sbagliato se si pensa di imporla dall’alto o di farne un arredo di Palazzo. Occorre prima ascoltare i sindacati degli studenti, le organizzazioni e i movimenti giovanili e poi prevedere che ogni organo della consulta sia elettivo a partire dal presidente, che non può coincidere per questo con il sindaco ma deve essere scelto dall’assemblea. Solo così avrà voce, autonomia e capacità di incidere realmente. Solo così sarà davvero utile. Anche il linguaggio usato nel regolamento va rivisto, è paternalista. Bene quindi la scelta di rinviare la discussione per approfondire gli emendamenti predisposti da alcune associazioni e che le opposizioni hanno recepito. Bene avviare un discorso ampio e che porti all’approvazione rapida di un regolamento migliore e più efficace».
La Proietti Sul caso interviene anche l’assessore alle Politiche giovanili, Elena Proietti. «Vorrei sapere – spiega l’assessore aUmbria24 – dove era la sinistra che ora chiede, insieme alle associazioni, emendamenti e modifiche. Perché non hanno mai chiesto che venisse organizzata una consulta, che non c’è mai stata, se non nell’era Ciaurro? Vorrei capire ora perché questa protesta. Il problema del disagio giovanile si è accentuato con il Covid. Ai ragazzi è stata tolta la socialità. Per quanto riguarda il regolamento, abbiamo analizzato anche altri regolamenti
delle altre città d’Italia che hanno questa consulta, e abbiamo redatto, insieme agli uffici, che ringrazio per l’ottimo lavoro, questo regolamento. C’è massima inclusione nella consulta e si è posta attenzione alle quota rosa e alla parità di genere: possono farne parte tutte le associazioni e ne faranno parte anche i singoli, perché non è giusto che chi partecipa alla vita cittadina dei giovani senza appartenere ad alcuna associazione non possa far parte della consulta giovanile. E’ un’apertura più ampia quindi di quella che la sinistra vuole».
