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venerdì 24 settembre - Aggiornato alle 18:03

Rifiuti, Auri: «Discariche umbre sature fra tre anni». Pd e M5S: «Il Css non è la soluzione»

In consiglio regionale audizione dei vertici dell’Auri: «dobbiamo immaginare altre soluzioni». Carissimi (Lega): «Decisione ancora da prendere»

La discarica di Borgogiglione (foto F.Troccoli)

Senza interventi correttivi le discariche dell’Umbria arriveranno a saturazione nel giro di tre anni. A ricordarlo, nel corso di un’audizione, chiesta dal consigliere pd Michele Bettarelli, che si è tenuta mercoledì in consiglio regionale, è stato il direttore di Auri (l’autorità regionale per i rifiuti e l’idrico) Giuseppe Rossi. Quest’ultimo ha spiegato che a giugno è stato approvato «un documento in cui abbiamo messo in evidenza una situazione particolarmente attuale. Ai decisori politici abbiamo messo a disposizione i nostri fabbisogni, a prescindere dal ciclo urbano dei rifiuti». In sintesi, «continuando così senza prevedere alternative la saturazione finale delle discariche arriverà tra circa tre anni».

Le discariche «L’aggiornamento del Piano del 2016 – ha aggiunto il direttore – prevedeva una saturazione delle discariche come attualmente previsto, una produzione di Css combustibile mai avvenuta. Le volumetrie che dovevano liberarsi dalla produzione di Css sono state compensate dall’ampliamento della discarica di Orvieto. Se le discariche arriveranno alla saturazione dobbiamo immaginare altre soluzioni. Oggi non esiste un piano rifiuti che non preveda la discarica». Intanto vanno avanti i lavori anche per la pianificazione d’ambito, per la quale è stata indetta una gara europea, vinta da uno studio emiliano che sta preparando un documento preliminare.

FOTO – LA PROTESTA: «NON SIAMO UNA PATTUMIERA»

L’audizione Emergenze «Stiamo lavorando – ha detto Rossi – sulla definizione delle modalità e sistemi di raccolta, ottimizzazione dell’impiantistica, valutazione in ordine alla prevenzione del rifiuto, politiche di riciclo, miglioramento della raccolta differenziata. Stiamo facendo un lavoro importante cercando di spostare l’attenzione su una politica dei rifiuti regionale e non rionale». Alla seduta ha partecipato anche il sindaco di Todi Antonino Ruggiano, presidente di Auri, sottolineando come da due anni «l’Umbria è finalmente autosufficiente, grazie al lavoro svolto sia rispetto alla raccolta differenziata sia per il flusso dei rifiuti. Quindi, a differenza degli anni passati, non si registrano emergenze attuali. Ragionando però sul prossimo futuro – ha concluso – la capacità delle discariche umbre è particolarmente relativa. Abbiamo quindi segnalato l’esigenza di ragionare in tal senso nel nuovo Piano dei rifiuti e in un nuovo Piano d’ambito regionale».

CSS, I CEMENTIFICI SEGNANO UN PUNTO AL TAR

Pd e M5S Commentando le audizioni il portavoce delle opposizioni Fabio Paparelli e il pentastellato Thomas De Luca osservano come le proiezioni di Auri sulle discariche «dimostrano che la vita residuale delle discariche, anche con la produzione di Css a pieno regime, non risolve il problema dei rifiuti e rende del tutto insostenibile l’investimento per la realizzazione di impiantistica a tale scopo. Dati – rimarcano – che non hanno in alcun modo scalfito la volontà che la giunta Tesei ha sostanzialmente confermato in direzione dell’incenerimento, salvo decisioni diverse del consiglio regionale». Per i due consiglieri «il piano della giunta è quello di bruciare Css, derivato da rifiuti solidi urbani, nelle cementerie di Gubbio e probabilmente anche di Spoleto oltre che smaltire a Terni i fanghi derivanti dai reflui provenienti da tutta l’Umbria. Tutto questo mentre le discariche umbre hanno una prospettiva non di decenni, bensì di pochi anni. L’unica soluzione è cambiare il paradigma della gestione dei rifiuti e metterlo nero su bianco all’interno di un nuovo piano regionale».

Manca la politica Ricordando quanto accaduto martedì, quando in consiglio regionale è stata ricevuta una delegazione dei comitati e delle associazioni ambientaliste, Paparelli e De Luca puntano il dito contro «la mancanza della maggioranza, segno della distanza e dell’imbarazzo che sta creando la vicenda, il grande assente è stata la politica, al netto dei ritardi del passato. L’assessore Morroni non è riuscito a fugare i timori emersi da più parti, confermando che, di fatto, non esiste una visione di lungo periodo, ma solo l’intenzione di agevolare, in qualche modo, la riconversione di alcuni impianti industriali nati per altri scopi, come nel caso delle cementerie, utilizzando anche dubbie giustificazioni di natura occupazionale».

Replica Carissimi Il consigliere regionale Daniele Carissimi (Lega  e responsabile Dipartimento Ambiente del Gruppo), «condanna duramente le dichiarazioni rilasciate dai consiglieri Paparelli (PD) e De Luca (M5S)». «Le accuse rivolte alla Giunta regionale – rimarca Carissimi – sono ancora una volta destituite di qualsiasi fondamento, in quanto derivano da congetture che non hanno nulla a che vedere con la realtà e non tengono minimamente in considerazione, né tantomeno rispettano, i percorsi istituzionali previsti dalla legge. Come più volte ricordato – precisa Carissimi -, le decisioni in tema di gestione dei rifiuti saranno adottate nei prossimi mesi dalla Giunta con la partecipazione e il coinvolgimento di tutte le forze politiche, le quali, invece di limitarsi a denigrare scelte ancora non fatte, ben potrebbero contribuire in modo attivo e costruttivo alla soluzione dei gravi problemi che oggi l’Umbria si trova ad affrontare, dato che non offrono proposte neanche in questa fase preliminare di verifica. Non serve infatti ricordare – continua Carissimi – che la termovalorizzazione non è una scelta di questa Giunta, ma deriva dal noto Decreto ‘Sbocca-Italia’, con cui il Governo Renzi, dello stesso partito che ha sempre governato la Regione prima del 2019, assegnava all’Umbria, non uno, ma ben due termovalorizzatori. Da che pulpito viene la predica, dato che la Sinistra, dopo 50 anni di malgoverno e assoluto immobilismo in termini di politiche sui rifiuti, lancia accuse nei confronti dell’attuale Giunta regionale? Se le discariche della regione sono sull’orlo del collasso e oggi ci troviamo di fronte alla necessità di compiere scelte drastiche di certo la colpa non è di chi è al Governo da appena un anno e ha dovuto gestire una pandemia mondiale».

Piano da redigere «La Giunta – assicura Carissimi – si è prontamente attuata a fare la ricognizione preliminare al fine di redigere il miglior piano di gestione dei rifiuti in cui verranno fatte le scelte che oggi non sono state assunte. Per fronteggiare la grave situazione nella quale il precedente governo a firma PD ci ha lasciato servono soluzioni concrete che passino attraverso scelte coraggiose volte a: ridurre la quantità di rifiuti prodotti attraverso l’incentivo alla prevenzione e al riuso; promuovere l’eco-design e la progettazione di prodotti duraturi e sostenibili; rendere più efficiente la raccolta differenziata e diffondere sistemi di tariffazione conformi al principio di matrice europea ‘pay as you throw’ come la TARIP; promuovere le politiche di Green Public Procurement (GPP) e gli acquisti verdi da parte delle Pubbliche Amministrazioni; accelerare la nascita di nuovi impianti di recupero di materia, l’ammodernamento e lo sviluppo tecnologico della rete impiantistica regionale; intervenire nella produzione di CSS combustibile per decongestionare i conferimenti in discarica; semplificazione amministrativa per le imprese. Invece di definire offensivamente il Comitato scientifico nominato a tutela dei cittadini umbri – osserva Carissimi – ‘un gruppo di lavoro con il mero scopo di produrre giustificazioni scientifiche per dare il via libera a questo disegno’ e di limitarsi a dire che ‘vista la condizione in cui versano le nostre discariche, la produzione di CSS non risolve il problema dei rifiuti’, meglio sarebbe che l’opposizione assumesse un atteggiamento quantomeno rispettoso nei confronti di chi oggi tenta di rimettere insieme i cocci rimasti dopo anni di inefficienza, ignavia e cattiva amministrazione su un tema così importante e lasci da parte – conclude – una demagogia costruita sul fervore di danni alla salute che la tecnologia e il progresso ha ampiamente escluso».

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