A cinque mesi dalla creazione del Fondo salva opere le circa 40 aziende umbro-marchigiane della Quadrilatero, impegnate nel maxi lotto 2 Fabriano-Serra San Quirico, non hanno ancora visto un euro. Del caso si è parlato venerdì nel corso di una videoconferenza stampa tenuta dal Coordinamento delle imprese creditrici, pronto anche a «nuove azioni eclatanti non essendo più sostenibile un’ulteriore attesa che potrebbe compromettere irrimediabilmente il tessuto economico e sociale di numerose realtà del territorio umbro-marchigiano». La pubblicazione del decreto con il quale il Ministero dei Trasporti, dopo una lunga mobilitazione delle aziende, ha determinato il primo elenco di 522 beneficiari del primo intervento del Fondo (per un totale di quasi 130 milioni), risale ormai al 19 giugno.
Promesse Il Fondo ha l’obbiettivo di soddisfare, nella misura massima del 70%, i sub-appaltatori, i subaffidatari e i subfornitori di imprese debitrici (tra cui Astaldi) che sono state sottoposte a procedure concorsuali (nel caso di Astaldi il concordato preventivo) e in relazione a grandi lavori pubblici. Le aziende umbre e marchigiane coinvolte nel cantiere sono state ammesse al Fondo per circa 30 milioni di euro: «L’ultima promessa – hanno detto Albano Morelli (Umbria) ed Emanuele Pepa (Marche) – era che entro settembre scorso sarebbero arrivati i bonifici, ma ciò non non è avvenuto. Già abbiamo lasciato il 30% del credito che vantavamo e ora si aggiunge la beffa del mancato bonifico».
Attesa Una situazione che chiaramente si ripercuote anche sull’avanzamento dei lavori: «Molte aziende del nostro territorio – hanno spiegato Morelli e Pepa – non avendo la sicurezza nei pagamenti non hanno il coraggio di tornare a lavorarci. Sono disponibili, ma con le dovute garanzie. Così facendo si accelererebbe il cantiere e finalmente si completerebbe un’opera strategica per Marche e Umbria, non solo per l’area di Fabriano». A questo punto le imprese, «confidenti in una rapida azione del Governo e nella sensibilità sino ad ora dimostrata dal ministro e dal viceministro, dai parlamentari del territorio e da tutto l’apparato tecnico ministeriale», non possono che continuare ad aspettare.
