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Dj Ralf e la sua ‘rivoluzione’ a suon di musica: «I djs che mi hanno influenzato di più? Piazzoli e Fofo»

Un Antonio Ferrari a tutto tondo durante l’intervista pubblica in occasione dell’incontro per Fiorivano le viole: Debussy, Jarrett, la house, la politica, Polo Vinti e i legami con il territorio

Dj Ralf intervistato in via della Viola

di Danilo Nardoni

La musica è stata da sempre il suo vero e più intenso sogno rivoluzionario. Con un pensiero: dare importanza sì al passato senza essere nostalgici. Un “compagno” particolare che a Mosca ha sempre preferito il “suono” di New York. Una musica come “rivoluzione culturale” che non avesse barriere di stili e suoni ma solo la forza e la capacità di arrivare a tutti e in tutte le sue forme. Da Debussy a Jarrett, dagli Art Ensemble of Chicago fino alla house music. Fare musica alla sua maniera significa anche impegnarsi, fare politica. I suoi ricordi allora partono dal compagno Paolo Vinti fino ad arrivare al promoter perugino Sergio Piazzoli, passando per i vecchi negozi di dischi del centro storico di Perugia e di via della Viola come Mipatrini e arrivando a dj Fofo con il suo Norman e Il Presidente. Perché non si può parlare del Ralf-dj conosciuto in tutto il mondo senza considerare i suoi legami con il territorio, i personaggi musicali che ha incrociato e gli storici locali e spazi da dove ha mosso i primi passi: oltre al Norman anche Lacugnana, Story Teller, Red Zone. E poi i suoni, i gruppi e i concerti del cuore e che lo ha formato fino ai rapporti con i social. È stato un Antonio Ferrari, in arte dj Ralf, a tutto tondo – tra racconti, riflessioni, approfondimenti – quello che si è presentato giovedì 30 gennaio durante l’incontro pubblico a Perugia nella sede dell’associazione Fiorivano le Viole.

Incontro Un pomeriggio di chiacchiere in occasione della giornata di tesseramento dell’associazione che da anni opera nel quartiere intorno a via della Viola per il risanamento della zona. Il compito di far emergere l’eclettico mondo di dj Ralf è stato affidato a Gianluca “Prinz” Liberali, direttore artistico e profondo conoscitore dell’universo musicale che ha intervistato questo grande nome del panorama musicale e icona del night clubbing italiano e non solo.

Bellaciao Il percorso formativo di Ralf parte dalla musica rock e poi jazz e già nei primi anni ‘80 si esprime nei locali alternativi perugini, club innovativi all’interno dei quali il dj umbro esprime i propri gusti: «Come oggi già allora mixavo generi musicali diversi tra loro e proponendo un sound completamente nuovo rispetto agli schemi stilistici di quel tempo». Da qui poi ha spiccato il volo verso i principali locali italiani e internazionali ma, come ha tenuto a precisare, «non scambio una serata del Bellaciao, dal punto di vista dell’emozione e della partecipazione, con nessuna di quelle fatte in giro per il mondo». Questa infatti per Ralf «è una esperienza bellissima perché con questo format viene offerto a prezzi bassi un prodotto di grande qualità anche perché dj che costano cifre astronomiche vengono a suonare come miei ospiti a poco». «Tutto questo – prosegue Ralf – mi riporta a una visione del clubbing che ho da sempre. Non si va in discoteca infatti a ballare per farsi vedere o mostrarsi. Il ballo è fondamentale, muoversi ed esprimere se stessi con il ballo e una sorta di rito sciamanico e atavico che va molto più in là del mostrarsi».

Paolo e l’impegno dell’artista Ralf, come confessa lui stesso, è un divoratore di musica, se ne occupa a 360 gradi: suona, produce e legge di musica costantemente. Dire che è solo una parte della sua vita è riduttivo: la musica è la sua vita, così come lo è l’impegno politico che non trasferisce in maniera diretta nelle piste da ballo ma che non lo abbandona mai. «Nelle mie serate – afferma – non faccio politica ma già il titolo della mia serata ‘Bellaciao’ dà il segno della visione che ho della vita». Quel suo format di successo già dal nome è quindi il simbolo di un suo pensiero sempre fedele alla linea. Fedele anche quando ora la linea non c’è più e soprattutto anche se ha sempre guardato pure all’altra parte dell’oceano: «Ho sempre detto che se avessi dovuto scegliere se vivere a Mosca o New York avrei preferito la seconda». Ed in questa direzione “politica” della conversazione non poteva mancare una domanda e quindi un suo personale ricordo sul grande Paolo Vinti, amico di Ralf e soprattutto oratore rivoluzionario e filosofo contemporaneo perugino che proprio in queste vie strette del centro storico di Perugia sapeva diffondere il suo verbo militante: «Con Paolo eravamo amici ma avevamo due visioni diverse. Lui più rigoroso mentre io pensavo che la rivoluzione era prima di tutto da fare dentro se stessi. La notte prima che lui partisse per Berlino eravamo insieme in una delle prime comuni di Perugia. Quando tornò era il Paolo cambiato che tutti abbiamo imparato a conoscere meglio: bisognava solo settarsi con lui ma poi era una persona con cui si potevano fare grandi discorsi». E sempre in riferimento a Vinti, Ralf ha applaudito e dato la sua disponibilità a partecipare alle iniziative che si stanno ideando per celebrare i dieci anni dalla sua prematura scomparsa. «La cosa bella di quegli anni – ha proseguito Ralf – era una situazione molto forte di fratellanza. Partivo da Perugia e sapevo che qualcuno a Bologna mi avrebbe ospitato e dato casa senza problemi. C’era una rete molto forte anche a Perugia per un sogno rivoluzionario e culturale che anche noi, nel nostro microcosmo, avevamo in qualche modo affrontato».

La musica e i dischi La musica oggi ci viene bombardata in infinite forme e per uno come Ralf diventa interessante sapere come si relaziona la sua sedimentazione storica con queste accelerazioni e iperproduzioni. Insomma, sapere come raccoglie dj Ralf oggi la musica e come la restituisce a chi lo ascolta rispetto a come faceva in passato. Benedice «le iperproduzioni e il fruire della musica in modo esagerato e facile», così come «produrla con quattro soldi anche se questo porta all’uscita di tante cose brutte, ma va bene così per la fruizione, anche se poi produttori, discografici e dj si devono fare il mazzo per scegliere la qualità». Il suo rapporto con la pista poi è da sempre «animalesco». «Non preparo niente – precisa – ho con me sempre due chiavette da 500 giga con la musica della mia vita e da qui poi pesco. Oltre naturalmente alla valigia di dischi, con i vinili che non mancano mai e che uso sempre abbondantemente. Il mio compito è far ballare la gente con cose che non conosce e che possono stimolare le persone che ascoltano. Chi viene ad ascoltarmi sa di non trovate la ritualità di quello che propone la scena normale e radiofonica. Vengo da una scuola non di disco music e mettevo all’inizio cose come i Clash, Pere Ubu, Barry White, Depeche Mode, Kraftwerk. La house music poi è stata un cambiamento e mi ha messo in un binario preciso dal quale però uscivo perché la mischiavo con Debussy. Musicalmente parlando mettere insieme cose diverse è stimolante e va fatto. Mettere insieme invece le 4 hit del momento con un effettivo da accompagnamento invece non è interessante. Questo non significa che non cerco le cose nuove, anzi, perché non ho comunque nostalgia. Al passato do quindi importanza storica ma non mi vincolo. Siamo pieni di musica sia di ieri da utilizzare ma anche di oggi e quindi non dobbiamo solo non essere nostalgici».

Concerti e consigli Tra i concerti che lo hanno “segnato” Ralf mette al primo posto il piano solo di Keith Jarrett descritto come qualcosa che lo ha «sconvolto». E poi i Wheather Report e Sun Ra, visti nell’esordio italiano proprio in occasione della prima edizione di Umbria jazz nel 1973. Tra i primi cinque live della vita Ralf mette anche quello recente di David Byrne sempre a Perugia per il festival jazz. Tra gli artisti che ha voluto citare e consigliare troviamo poi cose più da intenditori come Nick Bartsch e James Blake insieme a icone musicali come Prince.

Dj e producer Anche qualche sassolino dalla scarpa si è tolto Ralf, soprattutto parlando di quella «forma di comportarsi elitaria» che gli dà «molto fastidio». C’è infatti una sua immagine di dj che lo lega alla massa e al popolo della notte, ma oltre a questo c’è il Ralf producer e direttore artistico. Sono due Ralf e due figure professionali diverse quindi? «Io mi sento un tutt’uno anche perché in consolle vivo di musica e di vari universi sonori. Sono un vero appassionato, ascolto ogni sorta di musica e ne leggo da sempre. Da parte di qualcuno c’è la convinzione che ci sia una musica giusta e una non giusta, come quella che propongo nei locali. La cosa che mi fa arrabbiare è chi dice, dimostrando di non capire niente, che suonare musica nei locali notturni non ti dà la possibilità di esibirti in contesti diversi. Nella mia vita ho ascoltato più Art Ensemble of Chicago che house».

Ralf e i social Ralf confessa poi di utilizzare Instagram ma non Facebook e spiega il perché: «Quando eri giovane potevi sceglierti chi avere accanto e con chi parlare. Ora ti trovi a discutere con persone che non sanno di cosa parlano. E se pensavi che non poteva esserci un mondo fatto così, beh il merito dei social è comunque quello di avercelo spiattellato per come è». Sulla rete e su internet invece Ralf ha giudizi positivi visto che una volta «da ragazzini per conoscere e ascoltare qualcosa dovevamo faticare molto».

Legame con il territorio L’ossatura per quanto riguarda i suoi gusti musicali Ralf non nasconde che se l’è fatta a Perugia e in Umbria. Quindi il suo legame con il territorio è naturalmente molto forte, e lo ha condizionato moltissimo: così come quello con i personaggi della scena musicale che ruotavano intorno a lui. «Posso quindi dire che il dj che mi ha più influenzato di più è stato Sergio Piazzoli visto che mi ha fatto scoprire tanta musica. Così come Fofo, con il quale abbiamo condiviso un parte importante della scena musicale». Un Ralf che gira l’Italia e l’Europa ancora di continuo ma che ogni volta che frequenta Perugia la trova sempre «molto vitale». «Non mi sembra tanto cambiata – conclude Ralf – anche perché girando molte città non vedo le cose che vedo qui invece. Sono contento di quello che si fa e trovo sempre cose interessanti».

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