giovedì 28 maggio - Aggiornato alle 16:16

Luci accese e chiavi al sindaco: la protesta di alcuni ristoratori di Perugia contro il governo. Altri non aderiscono

Obiettivo, porre l’attenzione sulle problematiche e sul quadro incerto che stanno vivendo data l’emergenza sanitaria da Covid-19 gli imprenditori del settore Horeca. Adesione anche di Vissani

Ristoratori perugini consegnano chiavi al sindaco Romizi

di Dan. Nar.

La sera saracinesche alzate, insegne e luci accese dei locali. Il giorno dopo invece la consegna delle chiavi delle attività al sindaco con la richiesta di rovesciarle sui tavoli del governo. Dalle ore 21 del 28 aprile alcuni esercenti di tante città italiane, compresa Perugia, hanno tenuto accese le luci delle loro attività per porre l’attenzione sulle problematiche affrontate e sul quadro incerto che stanno vivendo data l’emergenza sanitaria da Covid-19. Poi mercoledì 29 aprile, una loro rappresentanza ha simbolicamente consegnato ad Andrea Romizi le chiavi dei propri locali così come sta accadendo in tanti luoghi del nostro Paese. Ma c’è anche chi non ha aderito, spiegando le proprie motivazioni.

Risorgiamo Italia Anche a Perugia quindi – così come in altri comuni dell’Umbria – è andata in scena la protesta di alcuni locali del centro storico e non solo, tra ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie, pasticcerie che hanno aderito a ‘Risorgiamo Italia’. Questo il nome della manifestazione nazionale di protesta, indetta dal MIO (Movimento imprese ospitalità) organizzata quindi dai movimenti di imprenditori del mondo Horeca e dei locali di pubblico spettacolo uniti per la prima volta nella storia del settore. Obiettivo, quindi, anche per gli imprenditori umbri è alzare la voce «per dimostrare che esistiamo e che siamo pronti a ripartire visto che il Covid-19 in Umbria è stato molto più contenuto che in altre regioni». «Ma con le dovute garanzie e con una data certa» aggiungono.

Azioni tardive e insufficienti Un flashmob simbolico con la speranza di riaprire prima possibile e tornare in piena attività perché «siamo stati abbandonati» afferma Gianni Segoloni del Bistrot, che tra l’altro si è fatto portavoce di altri 300 imprenditori umbri del settore dopo la nascita in Umbria di una associazione di imprenditori locali che ha preso forma spontaneamente perché spinta dall’attuale emergenza economica e per tutelare la categoria. «La possibilità di fare asporto è solo un contentino» sottolinea ancora Segoloni per poi aggiungere: «A fronte della nostra grande disponibilità, l’azione del governo fino ad oggi si è dimostrata tardiva ed insufficiente». I locali di Perugia che hanno aderito hanno chiesto quindi al sindaco Romizi, con la consegna simbolica delle chiavi dei locali, di farsi portavoce al governo delle loro istanze perché, affermano, «il governo anche con il nuovo decreto non ci è venuto incontro su tasse, sostegno economico e riaperture da poter predisporre anche noi in questa fase dopo l’emergenza».

Sindaco «È stato un gesto potente e pieno di significato – ha commentato il sindaco – perché quelle chiavi raccontano storie, fatte di sudore, di quotidianità, di traguardi, di grandi sacrifici ma anche di speranze». «Le vostre preoccupazioni – ha aggiunto – sono anche le mie, in quanto cittadino e amministratore di questa città. E pur avendo chiaro l’obiettivo dell’uscita in sicurezza dalla pandemia, dobbiamo tenere in altissima considerazione i temi e le questioni che riguardano l’intero tessuto socio-economico della nostra comunità, individuando tutte le misure che consentano di sostenerlo fino alla completa ripartenza di tutte le attività».

Locali aderenti Questi i locali che hanno aderito con le luci accese di notte e la consegna delle chiavi: Il balestruccio, Centova caffè, Ristorante da Peppone, Lo spuntino del ghiottone, La terrazza del gusto, Tiger bar, Gelateria La terrazza, Torrefazione Ramazzano, Gelateria Ikebana, Pinturicchio caffè, Antica norcineria, Al tartufo, L’arte della pizza, Enicaffè, Regina, Bistrot, Il barbacco, Pasticceria etrusca, Jolly bar, Ristorante Ferrari, Lunabar Ferrari, Ristorante Buonenuove, Lo chalet, Amore per la picca centro, Amore per la pizza Braceria, Pizzorante Napule è, Osteria Pappabona, Hogan’s, Biancorosso, Dea bendata caffè, La serra, Il cantinone, Notorius, Il bacio, Antica salumeria Ferro di cavallo, Il pollastro, Bad King, Osteria Tinca’nto, Central bar borsalino, Antica Trattoria San Lorenzo, Non solo caffè, Gusto, Il testone, Burger & fry, L’acciuga.

Adesione di Vissani Anche Gianfranco Vissani ha consegnato, in modo simbolico, le chiavi del proprio ristorante di Baschi al sindaco del comune umbro, Damiano Bernardini, nell’ ambito della mobilitazione nazionale ‘Risorgiamo Italia’. Con lui lui una delegazione di sette operatori locali. «Questo virus a volte è meno pericoloso dell’indifferenza di chi non vuole comprendere le esigenze nazionali e locali di un intero settore in ginocchio» hanno scritto Vissani e gli altri ristoratori in una lettera consegnata al sindaco. «Sappiamo che il Governo non ha soldi, ma ci deve ascoltare – ha detto Vissani in un video postato sui social  -. Non dobbiamo leccarci le ferite, dobbiamo essere concreti». «Ci siamo rotti – aggiunge – di questa situazione, mascherine o non mascherine, per piacere, siamo più obiettivi. Dovremo riguardare un po’ i prezzi, fare una cucina meno sofisticata? Aspettiamo, vediamo, intanto diamo un segno positivo alla nostra Italia».

C’è chi non ha aderito Come esercenti, pur partecipando alle varie mobilitazioni di bar e ristoranti umbri per chiedere certezze in materia, secondo altri ristoratori infatti le tempistiche di riapertura «vanno rispettate e non anticipate per il rispetto della salute dei lavoratori, dei clienti e di noi stessi». Le richieste del nostro settore devono riguardare «la comunicazione certa della modalità di riapertura, la gestione del problema della tassazione e contributi a fondo perduto come avviene in altri paesi europei, la gestione comune della problematica relativa agli affitti e ridiscussione delle misure della Regione Umbria realmente inutili come predisposte». «Ad esempio – aggiungono – non è possibile richiedere il pagamento della Tari da parte del Comune nel periodo di chiusura non avendo prodotto rifiuti».

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