«Per noi non è più il tempo di discutere di quante Asl e quante Aziende ospedaliere debbano esistere in Umbria, ma di quali servizi pubblici di qualità si erogano ai cittadini». Lo Spi Cgil, che rappresenta 50 mila iscritti tra i pensionati in Umbria, bussa alle porte della Regione per chiedere un Tavolo degli anziani. Il sindacato ha riunito il suo attivo regionale alla Sala dei Notari di Perugia, alla presenza del segretario nazionale Ivan Pedretti, proprio per tornare a chiedere con forza alla Regione Umbria, rappresentata dalla sua presidente, Catiuscia Marini, un confronto vero su problematiche cruciali per decine di migliaia di cittadine e cittadini umbri, quali la non autosufficienza, il contrasto alla povertà crescente, il nodo casa, la sanità.
Tavolo sugli anziani «I numeri della popolazione anziana in Umbria li conosciamo – ha detto nella sua relazione Rita Paggio, segretaria generale dello Spi umbro – siamo una delle regioni più longeve d’italia e questo è un bene ovviamente, gli over 65 sono 221 mila su 891 mila residenti, ma il dato più significativo è quello degli over 75 pari a all’11% della popolazione con un andamento in crescita per i prossimi anni». Questi numeri pongono, secondo lo Spi, l’urgenza, prima di tutto di una verifica dei servizi erogati e degli accordi sottoscritti in passato: «Esattamente un anno fa insieme a Fnp e Uilp – ha osservato Paggio – abbiamo presentato alla Regione, alla Presidente, la Piattaforma Pianeta Anziani, ma dopo un anno dobbiamo registrare che non si è fatto un passo avanti. Cosi non va bene. Lo Spi Cgil chiede dunque alla Regione l’immediata ripresa del Tavolo sugli anziani, così come di evitare – ha detto ancora Paggio – che per il nuovo Piano sanitario succeda quello che è accaduto per il nuovo Piano sociale, attualmente in fase di approvazione in Consiglio, ovvero “che il confronto arrivi tardivamente e in modo frammentato».
Idea di welfare «Welfare – ha detto nelle sue conclusioni il segretario dello Spi Cgil nazionale, Ivan Pedretti – vuol dire far stare bene i cittadini e il benessere è il più importante strumento per ridurre la spesa sanitaria una popolazione impoverita e più debole costa molto di più, ecco perché avremmo bisogno di una politica che ascolti e provi a ricostruire un terreno di protezione sociale uniforme a livello nazionale e calibrato sui nuovi bisogni. E a chi ci dice che non ci sono i soldi – ha concluso Pedretti – rispondiamo che non è vero: i soldi ci sono, sono ben custoditi da una parte assolutamente minoritaria del paese, si tratta di redistribuirli, anche attraverso una patrimoniale, ma per far questo ci vuole la volontà politica, che finora è mancata».
Marini: «Confronto aperto» A replicare a nome della Regione, la presidente Marini. «La sfida del welfare – ha affermato – è sempre più impegnativa per l’accentuarsi degli effetti della crisi economica e per il susseguirsi delle trasformazioni sociali che investono un mondo in continua trasformazione e sempre più globalizzato, da qui la necessità di proseguire il confronto con il sindacato su un percorso di lavoro comune, che dovremo continuare ed intensificare. Riprendendo i diversi temi affrontati negli interventi che l’hanno preceduta, Marini ha sottolineato «l’importanza di continuare sulla strada del confronto dialettico e di merito con il sindacato».
Piano sociale regionale Sul nuovo Piano sociale regionale, di cui si sta definendo il percorso, per la presidente Marini «dovrà essere il punto di ancoraggio di proposte e azioni per la programmazione, l’organizzazione e l’attuazione di politiche capaci di rispondere a nuovi e crescenti bisogni, facendo leva sul protagonismo degli attori sociali e sul ruolo dei Comuni e delle zone sociali come perno del sistema, in maniera omogenea su tutta la regione, prevedendo anche tavoli operativi che entrino nel merito dei diversi temi». «L’operatività del sistema informativo regionale, per la prima volta – ha aggiunto Marini – ci permette di conoscere, accanto ai dati sanitari, anche quelli relativi al fabbisogno sociale, dandoci così una fotografia puntuale della popolazione e dell’intero sistema del welfare umbro. Ciò ci consentirà di intervenire in maniera mirata sulla programmazione delle politiche regionali e sulla allocazione delle risorse, con un monitoraggio costante della situazione, mettendo ulteriormente a leva le risorse pubbliche attualmente derivanti dal Fondo sociale europeo , dal Fondo sanitario e dalla programmazione del Piano operativo regionale 2014 2020». Marini ha poi ricordato che il nuovo Piano introdurrà i Livelli sociali di assistenza e che il documento sarà, diversamente dal passato, meno orientato alla “governance”, definita a livello nazionale, e più indirizzato alla individuazione di misure ed interventi da attuare sia a livello di prevenzione che di risposta ai diversi bisogni di welfare.
Non autosufficienti e terremoto Relativamente al “Prina” (Piano regionale integrato per la non autosufficienza), la presidente ha sottolineato come c«in questi anni le risorse sono state mantenute, sia a livello nazionale che regionale, consentendo così una programmazione più stabile» e come sul fronte della sanità «l’Umbria ha dimostrato di saper rispondere ai bisogni di salute della popolazione, con conti in equilibrio che hanno permesso di non gravare su imprese e cittadini”, mantenendo “costante l’impegno per il superamento delle criticità presenti nel sistema sanitario regionale». In conclusione, parlando dell’area del sisma, Marini ha detto che «il terremoto ha accentuato le fragilità di questa parte dell’Umbria. Qui intendiamo lavorare su un duplice fronte: quello immediato, in cui intendiamo mettere in atto politiche sociali transitorie per superare l’emergenza, e quello di maggior respiro che ha come obiettivo, accanto alla ricostruzione fisica, una ricostruzione sociale e inclusiva dove un ruolo fondamentale può essere svolto dal sindacato e dal terzo settore. Immaginiamo – ha concluso la presidente – un luogo di coordinamento, con il coinvolgimento dell’assessorato regionale, su una ipotesi anche di riorganizzazione della rete servizi di quell’area».
