Bravi, Menichini e Venturini (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

«Si tratta di una ritorsione verso quei dipendenti che, l’ottobre scorso, erano stati spinti dai Greco a dimettersi per poi essere riassunti da un’altra azienda con contratti pirata». Così inquadrano le sei lettere di licenziamento recapitate a inizio anno, precisamente il 3 gennaio scorso, quindi a fallimento di Alimentitaliani già avvenuto, ad altrettanti impiegati dello stabilimento di Spoleto (tra cui anche marito e moglie), gli stessi su cui in autunno era stata attivata la procedura di mobilità, a cui si erano opposte le organizzazioni sindacali.

Licenziamenti dopo il fallimento Oggi, però, la Cgil racconta tutta la vicenda, coi sindacalisti Gianluca Menichini, Mario Bravi e Massimo Venturini che rivelano nuovi particolari sulle manovre di ottobre a Spoleto, quando venne licenziato per un messaggio Whatsapp anche un lavoratore Rsa della Cisl: «Ai sei impiegati, con modalità anche pesanti, è stato chiesto di licenziarsi e firmare un nuovo contratto non sottoscritto dalle organizzazioni sindacali, con tanto di sollecitazione a non informarci dell’operazione». Alcuni hanno firmato, altri no e a quel punto la Cgil (i sei sono tutti suoi tesserati) ha fatto scattare la diffida, seguita poi a un esposto all’ex Ispettorato del lavoro, con cui sono state segnalate «una serie di violazioni compiute da Alimentitaliani». In questo modo il sindacato ha sostanzialmente stoppato i contratti pirata firmati, dopodiché prima delle feste di Natale è arrivata la sentenza del tribunale di Castrovillari (Cosenza), che ha respinto la proposta di concordato di Alimentitaliani e ne ha dichiarato il fallimento.

Cgil: «Ritorsione per aver fermato contratti pirata» Nonostante la nomina dei curatori Giorgio Meo e Fernando Caldiero, però, il 3 gennaio scorso sono arrivate le lettere di licenziamento. I sei impiegati sono, infatti, tutti dipendenti di Fattorie Novelli che, al pari di Cantine Novelli e Bioagricola, dopo essere state cedute ad Alimentitaliani con tutti gli asset del Gruppo alimentare, sono nuovamente passate di mano, diventando di proprietà di Poderi Greco, che non è fallita. Ecco perché i licenziamenti sono potuti scattare anche a fallimento avvenuto: «Si tratta di un’iniziativa che consideriamo ritorsiva proprio perché – ha detto Menichini – va a colpire proprio quei lavoratori a cui sono stati proposti contatti pirati, poi bloccati». Come noto la revoca delle tre società cedute a Poderi Greco è all’ordine del giorno del tavolo ministeriale, tornato a riunirsi giovedì, quando è emersa la disponibilità dei Greco a restituire Fattorie Novelli, Cantine Novelli e Bioagricola. Tra i sei impiegati anche moglie e marito, entrambi da qualche giorno rimasti senza lavoro, nonostante entrambi abbiano oltre 20 anni di servizio e nella breve gestione dei Greco siano stati anche lodati per la competenza e la professionalità. : «Abbiamo già chiesto ai curatori di fermare la procedura di licenziamento degli impiegati, non appena Fattorie Novelli saranno restituite».

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