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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 23:51

Il Molino, per radere al suolo Perugia o per farla risuscitare

E il mugnaio, tra i mestieri più odiati dal popolo e più prestigiosi. Dai molini le risorse per ospedali e università

di R.B.

Il modo per mettere in ginocchio Perugia alla fine c’era, bastava mettere a ferro e fuoco i molini lungo il Tevere e prenderla per fame, così come fece il potere papale nel 1369. E non solo questo, da una Cronaca di Perugia di un codice appartenuto ai conti Baglioni si scrive che “… Questo papa Urbano non cessò mai di molestarci per privarci di quella felice libertà che noi godevamo. D’aprile mandò un editto che tutti i preti si partissero da Perugia, avendola prima scomunicata (…)” Dopo meno di 100 anni, nel 1411, Braccio Fortebraccio usò lo stesso atto di guerra per costringere la città ad accoglierlo ed incoronarlo “signore”, come ci ricorda lo storico Pellini: “…abbrusciate, scaricate molte ville, palazzi, fatta una grossa preda, – Braccio – si appresentò alla vista della città, ma non essendogli uscito alcuno incontra, ritornato indietro abbruciò Pretola, e rovinò tutte le molina, ch’erano per quelle contrade, poi se ne tornò agli alloggiamenti, ch’erano vicino al Tevere al luogo detto Bucarello.” (Pellini, II, pag. 184)

 

La storia del molino Il molino dal basso Medioevo in poi rappresenta uno snodo fondamentale, nella articolazione della struttura socio-economica che si va lentamente formando. I proprietari dei molini sono le famiglie nobili e gli enti religiosi, in particolar modo abbazie e monasteri, soprattutto Benedettini, che avevano percepito l’importanza degli opifici molitori sotto l’aspetto economico. Per loro non era difficile arrivare ad avere i diritti sui corsi d’acqua, che venivano concessi solo tramite autorizzazione règia. Questi diritti permettevano di costruire tutti i molini che volevano, ma soprattutto potevano impedire ad altri di costruirne! All’inizio questi impianti erano utilizzati dai monaci per i monaci, solo più tardi si arriverà a contratti di affitto nei confronti di famiglie contadine. I molini della zona del Tevere infatti appartenevano in gran parte ad enti come il Monastero delle Clarisse di Santa Maria di Monteluce, il ricco e potente Monastero Cistercense di Santa Giuliana, il Collegio della Mercanzia, corporazione dei mercanti e del ceto nobiliare e l’ospedale di Santa Maria della Misericordia. Enti che vedevano nella realizzazione di questi opifici un investimento ed una operazione commerciale economicamente molto redditizia, riuscendo a trarre risorse per finanziare opere come gli ospedali per i malati, assistenza ai pellegrini, costruzione di chiese, sostentamento per i Collegi e le Università. Inoltre il molino spesso era l’unico luogo dove le persone, provenendo da diversi territori, si potevano incontrare, e nell’attesa di macinare il proprio carico di cereali e di biade, potevano conversare, scambiare idee, opinioni ed esperienze non solo sugli argomenti della terra (semina, raccolto, vendemmia, bestiame) ma anche su questioni di carattere sociale.

Il Mugnaio Colui che doveva gestire il molino, diventò nel corso del tempo un personaggio di tutto rispetto! Soprattutto perché doveva essere esperto e competente nel seguire il lavoro di macinazione, ma anche perché doveva saper fare il falegname, il muratore, l’idraulico per aggiustare le varie parti delle mole e macine, così come doveva ripulire in estate le “forme” dalle erbe e il fango dopo le piogge autunnali e primaverili. Le cronache ci raccontano che non era comunque ben visto dalle persone del popolo, e ne sono testimonianza i molti modi di dire riferiti al mugnaio, come il famoso “Tirare l’acqua al proprio mulino”, che significa fare i propri interessi, in genere senza tener conto degli altri oppure anche a loro danno!

Visita al Centro Etnografico dell’Ecomuseo del Tevere Per comprendere bene questo argomento è certamente utile far visita al centro etnografico dell’Ecomuseo del Tevere, a Pretola, dove sono esposti oggetti caratteristici di un determinato lavoro o mestiere, vi sono anche quelli dedicati alla produzione di farine di cereali (grano, mais, farro, ecc.) su una parete sono esposte varie bilance ed in primo piano un setaccio agricolo per separare la crusca dal chicco. E’ esposto anche il plastico della sezione di un molino (realizzato da un amico dell’Ecomuseo del Tevere) per far capire come quello spazio era organizzato e il suo modo di funzionare. Infine, collegato a questo tema vi è pure l’esposizione di tutti gli strumenti di lavoro del fornaio: setacci di varie dimensioni, pale e contenitori per la lievitazione del pane.

https://ecomuseodeltevere.it/project/i-molini/

L’immagine allegata, che si può espandere cliccandoci sopra, è riferita al disegno del “Cabreo de tutti li terreni che al presente possiede il venerabile ospidale di S. Maria della Misericordia di Perugia, fatto da Giuseppe Lolli dalla Bastia, 1686”.

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