di Daniele Bovi
Di fronte ai celebri affreschi del Perugino all’interno della chiesa Santa Maria dei Servi, sabato mattina a Città della Pieve c’erano centinaia di persone in fila a unire simbolicamente due elementi della cultura e dell’identità cittadina: il primo e ben noto Perugino e il secondo, nuovo e tutto da scoprire, dei reperti trovati all’interno della tomba etrusca di San Donnino. All’interno del Museco civico diocesano infatti, nella cripta, sabato sono stati esposti per la prima volta al pubblico, che potrà accedere fino alle 19, due sarcofagi e tre urne della famiglia (proveniente da Chiusi) dei Pufnai, risalenti all’incirca a 2.300 anni fa e rinvenuti all’interno di una tomba integra in un città «fino a ora – ha detto Clarita Natalini della Soprintendenza archeologica – su questo fronte non baciata dalla fortuna». I primi risultati scientifici sono stati presentati a Santa Maria dei Servi di fronte a circa 500 persone, «segno – ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni – che sentite queste opere vostre, che vedete lì le vostre radici. È un ritrovamento eccezionale». Insieme al sottosegretario e al sindaco Fausto Scricciolo c’erano la soprintendente Elena Calandra, l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini, quello comunale Carmine Pugliese e le quattro archeologhe volontarie coordinate da Silvia De Fabrizio.
Un’impresa Ripulite le prime opere ora quelle esposte sabato in tempo record (gli scavi sono di fatto partiti a novembre) nella cripta e il corredo partiranno alla volta di Perugia per essere restaurate e studiate e dopo faranno ritorno al museo diocesano, dove il progetto è quello di ricostruire l’ambiente della tomba. O delle tombe dato che probabilmente accanto ce ne potrebbe essere un’altra ancora da aprire e studiare. Fino a ora quella che è stata definita da Calandra «un’impresa archeologica ottocentesca, ma fatta con il rigore scientifico di oggi», si è retta economicamente grazie ai proprietari del terreno, la famiglia Feri, ma ora è arrivato il momento che le istituzioni facciano la loro parte e questo è stato detto a chiare lettere. «Innanzitutto – ha detto Calandra – metteremo tutto sul sito dell’Art bonus perché per andare avanti servono sponsor». Sottotraccia il pressing verso la Regione, ma anche verso la Fondazione Cariarte, è già partito perché Città della Pieve, oltre a considerare valore storico-artistico, intorno a questo ritrovamento vuole costruire un pezzo importante della propria promozione. «Questa – ha detto infatti Pugliese – sarà anche la città degli etruschi oltre che del Perugino. Questi beni dovranno essere un tesoro e una ricchezza per tutta la città».
Opportunità «È una rilevante opportunità – gli ha fatto eco Scricciolo – per promuovere e valorizzare una città fatta di arte, cultura e paesaggio. Faremo tutti gli sforzi affinché possa rappresentare una nuova attrattiva. Questo è il miglior augurio che potevamo fare ai pievesi». Fernanda Cecchini dalla sua ha assicurato l’impegno di palazzo Donini «per inserire la tomba all’interno di un percorso regionale. Siamo a disposizione per valorizzarla nel migliore dei modi e servirà la collaborazione di tutti i pezzi dello Stato». I primi risultati scientifici di quello che è stato definito da più parti «un ritrovamento eccezionale» verranno pubblicati all’interno del numero zero di una rivista che uscirà sul sito della Soprintendenza presumibilmente entro l’estate. Una pubblicazione inaugurata proprio dagli studi sulla tomba di San Donnino, eccezionali sotto diversi punti di vista. All’interno dei sarcofagi infatti (uno, stuccato e con iscrizioni decorate, non è stato ancora aperto) ci sono gli scheletri e nelle urne le ceneri. Un qualcosa di raro come hanno precisato gli archeologi, tanto che verranno fatti esami del Dna da parte dell’Università di Pavia che detiene la banca dati del Dna etrusco.
La tomba Quel che sembra chiaro al momento è che a San Donnino sono stati sepolti uomini della famiglia chiusina dei Pufnai (in un’altra camera potrebbero esserci le donne della famiglia, ma sono solo supposizioni), un clan già conosciuto, e che intorno a urne e sarcofagi sono stati ritrovati «materiali molto interessanti» come un’olla, strigili, un’anfora, un vaso in bronzo. Come spiegato da Silvia De Fabrizio, la tomba è stata ricavata da un banco di arenaria, dove è stato realizzato un dromos (il corridoio di ingresso) lungo 11 metri e molto stretto, alla fine del quale è stato scavato un piccolo vano con delle nicchie. Poi arriva la vera e propria camera ipogea, sempre ricavata all’interno dell’arenaria, una stanza quasi quadrata, dove sono ancora visibili i segni dello scalpello, e dove sui lati ci sono tre banchine preparate per successive deposizioni. Uno spazio infine chiuso da una porta. A chiedere un impegno finanziario alle istituzioni è anche l’eurodeputata Silvia Costa: «Considerando – scrive – l’impegno finanziario straordinario che il Comune di Città della Pieve ha già sostenuto e dovrà ancora sostenere, ci dovrà essere un impegno del Mibact e della Regione, che so essere già impegnata in tal senso, a far sì che si completino gli scavi e si trasferiscano gli altri reperti al Museo civico».
