di Maurizio Troccoli

Se dai primi momenti del ritrovamento del cadavere non c’erano che punti oscuri rispetto a un suicidio che lascia di stucco, per la personalità, la fermezza, il coraggio, l’inarrendevolezza di un uomo come Guido Conti, alcuni punti chiari emergono anche se restano interrogativi. Il generale dei carabinieri forestali, alla guida del Corpo in Umria negli ultimi 6 anni, è stato trovato morto con un colpo alla tempia, venerdì sera in un bosco non lontano da casa sua a Sulmona.

GLI ULTIMI ISTANTI E LA LETTERA A RENZI
LASCIA L’ARMA PER LA TOTAL, MA SI DIMETTE SUBITO

Rigopiano Guido Conti, in una lettera indirizzata alla famiglia – anticipata da Adnkronos che l’ha letta – scrive, tra le altre cose, che la tragedia di Rigopiano «mi ha cambiato la vita». Prova a dare una ragione dell’angoscia estrema che potrebbe portare a un gesto così tragico: «Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti, ci sono anche prescrizioni a mia firma». Guido Conti scrive in particolare: «Non per l’albergo, di cui non so nulla, ma per l’edificazione del centro benessere, dove solo poi appresi non esserci state vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: Potevo fare di più?». La lettera di congedo dalla vita e dai suoi affetti più cari continua con parole di forte attaccamento e amore alla famiglia.

UN COLPO DI PISTOLA ALLA TESTA NEL BOSCO
LA PRIMA NOTIZIA DEL RITROVAMENTO DEL CADAVERE

Ultimi istanti Ricostruiti gli ultimi istanti quindi che vedono questo scenario: poco prima del gesto estremo il generale oscura il suo profilo Facebook. Chi lo conosce, chi lo aveva amico sul social network, sa quanta cura riservasse alle sue riflessioni, quanti mi piace ricevesse, quanta precisione utilizzasse nei suoi scritti, nella ricerca di immagini anche storiche che raccontavano il suo attaccamento al corpo Forestale dello stato, che vide impegnato anche suo padre, come amava ricordare. Sa quanto ne fosse anche compiaciuto dei successi dei suoi post, del suo seguito, dell’interessamento e dell’affetto che la gente riservava a quello che quell’uomo alto e robusto rappresentava. Figura di rigore e di stato, ovunque fosse lui, regnava l’ordine e un sistema organizzativo che doveva funzionare in tutti i suoi ingranaggi. La chiusura di quel profilo dice molto e dal primo momento ha tolto molti dubbi rispetto alla pista del suicidio.

La ricostruzione La mattina di venerdì, Guido Conti, lascia la sua casa, poco dopo le nove, dicendo che sarebbe tornato per pranzo. Passa al tabacchino compra tre buste da lettera, i fogli, un francobollo e in macchina si allontana. Scrive quindi tre lettere, una alle due figlie, ‘alla famiglia’, una alla sorella e l’altra, che manca all’appello, l’avrà forse inviata via posta a un indirizzo che anocra non si conosce. Prima di raggiungere il luogo da lui scelto per avere un ultimo sguardo sul mondo, si sarà appartato per scrivere i suoi ultimi messaggi. Poi avrà raggiunto una buca per la posta e poi avrà percorso in macchina, per l’ultima volta, quei tornanti che amava frequentare a piedi, quelli della sua montagna, la cui strada provinciale è chiusa al traffico per una frana. Porta al Morrone. Lui affianca l’auto, compie pochi passi verso un luogo da cui si vede il paese sotto, e spara un colpo di pistola alla tempia, sul lato destro con la calibro nove, di ordinanza.

Interrogativi Ma quali sono gli interrogativi che restano? Quelli legati appunto al suo nuovo incarico, al suo ultimo periodo. Tutto avviene dopo pochi giorni dalle sue dimissioni dalla Total, dove era stato assunto da pochissimo. E’ di un mese fa il suo saluto alla stampa in Umbria. Quel mal di vita che porta a gesti estremi anche chi ha una personalità così forte e non nega un sorriso a nessuno, è determinato solo  dal dolore per la tragedia di Rigopiano o è intriso di altri dolori? La vicenda di Conti, 58 anni investigatore apprezzato e conoscitore di tematiche ambientali come pochi in Italia, è anche scritta nei suoi ultimi periodi di vita che hanno visto l’abbandono della divisa, l’addio al corpo forestale, il passaggio a una multinazionale del petrolio.  Ci sono altri dolori che hanno fatto scattare il grilletto?  Gli inquirenti sono a lavoro su quei messaggi e attendono segnali dalla presunta terza lettera. Mentre alcuni familiari avrebbero confidato a giornalisti dell’Ansa, il dolore che si aggiunge al dolore, di avere da un lato diffuso il contenuto delle lettere che non sarebbero ancora nelle disponibilità dei familiari e dall’altro di avere accostato la morte di Conti alla tragedia di Rigopiano.

Camera ardente e funerali Ai funerali che si tengono a Sulmona, alle 15 di lunedì, nella chiesa di Santa Maria della Tomba parteciperà anche il comandante interregionale ‘Ogaden’ dei Carabinieri, il generale di corpo d’armata Giovanni Nistri, e il generale Davide De Laurentis, vicecomandante del Comando unita’ per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, oltre ai comandanti regionali e provinciali dei carabinieri territoriali e forestali di Abruzzo e Molise. Questa mattina è stata aperta, nella sala delle Udienze del tribunale di Sulmona, la camera ardente. In tanti presenti per tributargli l’ultimo omaggio: tra cui il procuratore della Repubblica Giuseppe Bellelli, il presidente del tribunale Giorgio Di Benedetto e i colleghi della forestale con i quali Conti ha condiviso gli anni passati al comando della stazione di Sulmona. Vicino alla bara la moglie Anna e le figlie Arianna e Federica e la sorella, Silvia, comandante della sezione della Polstrada di Pescara. La camera ardente resterà aperta fino alle 20 di domenica e riaprirà lunedì alle 9.00.

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