martedì 25 giugno - Aggiornato alle 00:12

Perugia, il pm torna all’attacco: «Bloccate Gesenu e Tsa». Sassaroli: «Sono innocente»

Pioggia di istanze al Riesame. L’ingegnere che ‘minacciava’ gli operai: ‘Mi hanno sequestrato perfino la pensione da 2.800 euro, non ho più i soldi per mangiare’

faldoni tribunale
I faldoni dell'inchiesta sulla Rifiutopoli in Umbria

di Enzo Beretta

Dopo la bufera degli avvisi di garanzia nell’inchiesta sulla Gesenu, la società pubblico-privata che gestisce i servizi di nettezza urbana, si preannuncia una battaglia in punto di diritto che potrebbe iniziare già la prossima settimana in tribunale. Fioccano le istanze alla cancelleria del gip Alberto Avenoso che ha ordinato gli arresti domiciliari per il direttore operativo Giuseppe Sassaroli. Non è stato ancora fissato l’interrogatorio di garanzia ma il supermanager della ‘monnezza’ considerato «organizzatore e promotore» della presunta associazione per delinquere attraverso l’avvocato David Brunelli fa sapere che risponderà alle domande del giudice. «Parlerà, certo che parlerà – annuncia il legale -. Un indagato innocente risponde sempre».

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Pm: appello contro il rigetto del gip La partita più importante però è quella che si disputerà sulle richieste del pubblico ministero Valentina Manuali: il magistrato spera di ottenere dal Riesame ciò che ha rigettato il gip riguardo l’interdizione dell’esercizio delle attività (o di una parte di queste, alle quali si riferirebbe l’illecito) delle ditte Gesenu e Tsa. Avenoso ha già nominato un commissario giudiziale, se venisse accolto l’appello della Procura tale nomina verrebbe revocata e le società non avrebbero più la possibilità di svolgere le attività proprie previste dall’oggetto sociale. Chiaramente, trattandosi di gestione di rifiuti, interrompere i rapporti con le società partecipate pubbliche, incaricate della medesima raccolta, potrebbe generare nel breve periodo problemi già in parte affrontati dal gip nell’ordinanza. «L’interdizione dall’esercizio dell’attività è parificata, quale extrema ratio, alla custodia cautelare in carcere e in sede di valutazione della sua applicabilità non può non tenersi conto delle eventuali altre misure, vuoi personali nei confronti degli autori dei reati, vuoi reali nei confronti della stessa compagine sociale, contestualmente irrogate». «Nell’ottica di un prudente bilanciamento tra esigenze cautelari e necessità di garantire nell’interesse pubblico la prosecuzione di funzioni e servizi indifferibili – prosegue l’ordinanza – l’interruzione, o gestione con un’inevitabile soluzione di continuità costituita dall’insediamento di commissari esterni, trattandosi di attività collegate all’igiene urbana e alla raccolta e smaltimento dei rifiuti potrebbe incidere gravemente su diritti fondamentali costituzionalmente garantiti». Alla base della richiesta della Procura ci sono le ipotizzate violazioni fiscali e ambientali riscontrate dalla guardia di finanza e dal Corpo forestale nonostante l’interdittiva antimafia del prefetto e le comunicazioni dell’indagine in corso.

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Congelata anche la ricca pensione da 2.800 euro Intanto l’avvocato Ubaldo Minelli ha già presentato istanza al gip e al tribunale della libertà per ottenere il rilascio dei beni sequestrati al suo cliente Giuliano Cecili, già responsabile tecnico delle discariche di Ponte Rio e Pietramelina. «All’ingegnere sono state sequestrate ai fini della confisca due abitazioni a Gubbio e il conto corrente bancario in cui vengono accreditate sia la sua pensione da 2.800 euro che quella della moglie insegnante – spiega il difensore -. Eppure il mio cliente è in pensione dal 31 ottobre 2013. In questi giorni non può fare nessun acquisto col bancomat, per questioni di natura alimentare abbiamo presentato istanze nella speranza di fargli riottenere al più presto almeno il denaro per andare al supermercato, vestirsi e pagare le bollette». A Cecili, accusato di aver «gestito illecitamente i rifiuti in discarica», viene anche contestato di aver adottato «pressioni intimidatrici» nei confronti degli operai affinché non venissero rese pubbliche le «condotte illecite» commesse negli impianti. «Sono affermazioni che non corrispondono a verità – conclude Minelli -. L’ingegnere ha sempre tenuto un comportamento corretto senza mai adottare pressioni, minacce o violenza per coartare le volontà di nessuno».

Una replica a “Perugia, il pm torna all’attacco: «Bloccate Gesenu e Tsa». Sassaroli: «Sono innocente»”

  1. gianfiorello ha detto:

    Ma la domanda che sorge spontanea è una soltanto. La Gesenu, sino a qualche hanno fa non era pubblica. La Gesenu fino a qualche hanno fa non aveva come Presidente un funzionario regionale targato Ds-Pd? Ed allora come possiamo escludere che il potere politico regionale fosse all’oscuro di tali maneggi.

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