di Enzo Beretta
Il violento morso all’orecchio della fidanzata durante l’idromassaggio nella spa, le urla di dolore nel buio della cabina, l’emorragia tamponata coi fazzolettini, le offese e le lacrime. Nell’ordinanza del gip di Rimini, Benedetta Vitolo, vengono ripercorsi gli attimi di terrore vissuti dalla 35enne di Gubbio aggredita dal compagno macellaio di 31 anni in carcere con l’accusa di lesioni gravissime. Sono le 1.30 della notte tra sabato e domenica quando il direttore del locale romagnolo apprende della discussione in corso tra la coppia e irrompe nel camerino. «La donna sanguinava copiosamente dall’orecchio destro e cercava di tamponare il sangue con dei semplici fazzoletti di carta – si legge negli atti giudiziari – il compagno inveiva dicendole ‘Che c… vuoi?‘». L’alcol rende tutto più lento e ovattato ma col trascorrere dei secondi l’aggressore si accorge del dramma, piange e chiede scusa: ‘Che cosa ti ho fatto…‘. Tra la disperazione e il risentimento prova ad avvicinarsi alla vittima, traumatizzata, che non riesce a distogliere lo sguardo da quelle mani rosse e appiccicose, ma il proprietario del club glielo impedisce e spintona il fidanzato fuori dal locale. La notte finisce al pronto soccorso. La lesione – racconta il medico di guardia – è «gravissima» e ha comportato «l’asportazione di gran parte del padiglione auricolare dell’orecchio destro».
La vittima: «Mi controllava in maniera morbosa» Insieme all’aggravante dello «sfregio permanente del viso della vittima» il pubblico ministero che coordina le indagini dei carabinieri contesta al macellaio quella «generica e immotivata gelosia, semplice pretesto per sfogare i suoi impulsi violenti». Agli investigatori la poveretta – che in un primo momento «per non creare problemi al direttore del locale» aveva raccontato ai medici di essere stata aggredita in un parcheggio – ha descritto la relazione col macellaio: «Mi controllava in maniera quasi morbosa e non voleva che frequentassi altre persone». Un tormento che si «accentuava» con l’«abuso occasionale di alcol e droga». Ripercorrendo il periodo della relazione, durata circa un anno, sono spuntate le botte durante una festa a Gubbio, i danneggiamenti al lunotto dell’auto e una vetrina imbrattata di vernice davanti al luogo di lavoro: ‘Senza te non posso vivere‘.
Orgoglio e gelosia «Credendo in un suo cambiamento la donna aveva ripreso la relazione con l’indagato – scrive il giudice – la sera del 24 novembre i due avevano deciso di trascorrere la serata in discoteca a Riccione». In carcere l’indagato (difeso dall’avvocato Ubaldo Minelli) ha tentato di convincere il giudice dell’«esasperata gelosia della donna» soffermandosi su alcuni momenti di quella notte in Riviera «vissuta all’insegna dell’alcol» e conclusa tragicamente con un morso innescato dalla gelosia ma con ogni probabilità anche dall’orgoglio. «Tale sistematica aggressività è eloquente di una relazione improntata a modalità violente e aggressive – scrive il gip riferendosi ai precedenti – facilmente ingravescenti verso forme sempre più violente di lesioni dell’altrui incolumità».
