Scende il silenzio, almeno per ora, sulla banda di spacciatori arrestata dagli agenti della Antidroga di Terni nell’ambito dell’operazione Ali Park, noto quartiere pachistano teatro di traffici illeciti. Nella giornata di lunedì sono iniziati gli interrogatori di garanzia per i dieci finiti agli arresti: di questi, due sono detenuti a Perugia e sei nel carcere di Terni.

ARRESTI E SEQUESTRI: VIDEO

Il silenzio Per tutti si è trattato della prima possibilità, dopo l’arresto, di spiegare la propria posizione al giudice per le indagini preliminari, Natalia Giubilei, e al pubblico ministero Camilla Coraggio, sostituto della procura della Repubblica di Terni. Alla presenza dei legali difensori, gli avvocati Francesco Mattiangeli, Massimo Proietti e Riccardo Falocco, otto si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, scegliendo così di non fornire indicazioni rispetto alle contestazioni mosse dalla procura. Tra questi, anche quello che è ritenuto il capo dell’associazione dedita allo spaccio.

Il tecnico A rispondere invece è stato quello che gli inquirenti ritengono sia il ‘tecnico’ che si occupava della lavorazione dello stupefacente «procedendo a rifornirsi stabilmente e in via preordinata in modo da garantire all’associazione un canale continuativo di cessione», come si legge nelle 35 pagine di ordinanza firmata dal gip. Secondo la procura la droga arrivava al tecnico in formato solido, a volte nascosta nella intelaiatura delle valigie, e poi doveva essere sciolta utilizzando il cloruro di ammonio. «Abbiamo replicato alle accuse mosse – spiega l’avvocato Proietti al termine dell’interrogatorio – e di fatto ridimensionandole, spiegando che quella sostanza era nelle sue disponibilità per altre questioni, non legate ad attività illecite. A casa del mio assistito inoltre non è stata sequestrata nessuna sostanza. Per questo chiederò l’attenuazione della misura di custodia».

 

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