giovedì 21 marzo - Aggiornato alle 06:37

Norcia, il Pala Boeri ‘torna’ sotto sequestro: il gip conferma la decisione di un anno fa

La decisione ribalta il dissequestro disposto dalla Corte di Cassazione. E mercoledì si apre l’udienza preliminare per sindaco e archistar

Il Pala Boeri di Norcia

Il Pala Boeri torna sotto sequestro. Il gip di Spoleto ha ribaltato la decisione della Corte di Cassazione, che aveva annullato il provvedimento di sequestro deciso in precedenza dal gip spoletino nel marzo di un anno fa. Il Centro polivalente di Norcia, progettato dall’archistar, è stato inaugurato nel giugno 2017 e realizzato coi fondi raccolti in favore delle popolazioni terremotate da Tg La7 e Corriere della Sera. L’opera è stata autorizzata con ordinanza del sindaco attraverso le deroghe previste per l’emergenza, mentre per la procura avrebbe dovuto seguire l’iter ordinario. Per questo sono finiti sotto inchiesta il sindaco Nicola Alemanno e l’architetto Stefano Boeri, per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio: mercoledì 16 gennaio, si terrà l’udienza preliminare.

Il sequestro Il Pala Boeri era stato sequestrato nel marzo 2018 con ordinanza del gip Francesco Salerno, su richiesta della procura della Repubblica di Spoleto, che ad Alemanno e Boeri contestano l’abuso edilizio e la violazione di una serie di vincoli ambientali e paesaggisti, mentre per il sindaco è scattata anche l’accusa di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

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L’inchiesta Secondo gli inquirenti, il primo cittadino di Norcia deve rispondere anche dell’accusa di falso «per aver attestato nell’ordinanza 347 del 4 marzo 2017, con cui ordinava l’installazione dell’opera Centro polivalente, che trattavasi di “struttura temporanea per le esigenze pubbliche della popolazione” e ancora – si legge negli atti – che l’installazione della stessa era “temporanea per tutto il periodo connesso allo stato di emergenza”, mentre sia nel testo dello schema di convenzione stipulato dal sindaco col comitato donatore, sia nella delibera di giunta comunale numero 19 del 28 febbraio 2017, che approvava la convenzione in questione, l’opera – rileva il magistrato nella richiesta di rinvio a giudizio – veniva ripetutamente qualificata come struttura permanente polivalente, denominazione questa conforme alla struttura e alle sue caratteristiche tecniche e alla destinazione».

 

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