La legge italiana garantisce il diritto della donna di partorire in anonimato, consentendo alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è venuto alla luce, mentre viene ricordata anche la presenza delle culle termiche per evitare che l’abbandono neonatale costi la vita alla creatura indifesa, ma di cui in Umbria sono dotati soltanto all’ospedale di Città di Castello e e al residence Chianelli dell’ospedale di Perugia. All’indomani dell’agghiacciante abbandono del neonato trovato morto davanti al supermercato di Borgo Rivo (Terni), a ricordare che per le donne ci sono alternative e tutele sono state la capo ostetrica dell’ospedale di Terni, la dottoressa Maria Antonietta Bianco e la presidente dell’Ordine degli assistenti sociali dell’Umbria, Cristina Fargaghini.
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Parto in anonimato «Siamo naturalmente molto addolorati sia per la mamma, probabilmente lasciata sola nella disperazione, sia per il neonato, che poteva salvarsi e vivere in una famiglia. Purtroppo – dice la dottoressa Bianco – ancora troppe donne non sanno che in ogni punto nascita italiano è possibile partorire in anonimato perché la legge tutela sia loro sia i propri figli. Rispetto alla nostra esperienza le donne che hanno fatto questa scelta sono pervenute al nostro ospedale talvolta seguite dai servizi sociali ed altre volte spontaneamente: l’ultimo caso lo abbiamo avuto nel 2016». La procedura prevede che al momento della redazione dell’attestato di nascita l’ostetrica scriva ‘donna che non consente di essere nominata’ e si attivano tutte le procedure attraverso la direzione sanitaria che, a sua volta, segnalerà l’evento alla procura del Tribunale per i minori affinché si possa aprire il procedimento di adottabilità.
INDAGINI DNA E TELECAMERE
«PROBABILMENTE NON L’HA ABBANDONATO LA MAMMA»
Più prevenzione Diverso il tiro della Fargaghini che «di fronte a una tragedia come quella accaduta a Terni, dobbiamo ricordare l’importanza di rafforzare la rete di prevenzione», che passa attraverso i consultori, ma non solo. «Ci sono donne che non riescono ad accogliere la maternità per una complessità di motivazioni, dove spesso c’è solitudine, violenza, degrado sociale comunque sofferenza e fragilità». Per questi fattori gli assistenti sociali evidenziano con forza la necessità di spingere sulla prevenzione «a partire dai consultori familiari, uffici della cittadinanza, medici di medicina generale, pediatri, Caritas e associazioni di volontariato per un lavoro sinergico che consenta di individuare quanto prima le situazioni complesse e offrire adeguati sostegni per scongiurare altri drammi come questi».
L’appello alle donne Rispetto al Dpr 396/2000, poi, Fargaghini ricorda anche che «alla madre è riconosciuto un periodo, di norma 10 giorni, entro cui può decidere anche di rivedere la scelta e chiedere al Tribunale per i minorenni un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento». L’ordine dice che non sono disponibili dati aggiornati sul numero (nazionale) di bambini abbandonati alla nascita ma si stima che siano circa 400 all’anno, lo 0,1% dei nati: «Vorrei concludere – spiega Faraghini – rivolgendo un invito a tutte le donne che possono trovarsi a vivere una situazione difficile, di recarsi senza paura presso i consultori e i servizi sociali perché cosi potranno ricevere adeguato aiuto comprensione e accompagnamento verso una scelta dolorosa e difficile ma che tutela la loro salute, quella del neonato e assicura la protezione sociale necessaria».
