di Enzo Beretta
L’inchiesta sulle indebite percezioni del reddito di cittadinanza sulla quale sta facendo luce la guardia di finanza di Perugia è un autentico fiume in piena: sono 192 le persone denunciate a piede libero dalle fiamme gialle, a sette di loro viene contestato il reato di associazione per delinquere, e se inizialmente l’importo dell’«ingiusto profitto» era stato quantificato in 165 mila euro ora il bilancio sale fino a 406 mila.
Le spese Stando a quanto accertato dalla Procura la disponibilità delle carte di spesa sarebbe stata in capo a un numero ristretto di indagati che le avrebbero utilizzate per acquistare smartphone, elettrodomestici e vestiti in diverse città d’Italia: ad Arezzo e Foiano della Chiana, ma anche ad Assago o ad Arese. I percettori sono tutti romeni – di etnia rom, per lo più, un paio di polacchi – alcuni nomi sono piuttosto conosciuti dalle forze di polizia per reati di criminalità da strada. Furti, rapinette, piccole estorsioni.
Il patronato Accertamenti sono tuttora in corso su un patronato con sede nella periferia di Perugia e sui documenti utilizzati per le domande del Reddito e per accertare eventuali responsabilità da parte del Caf. È da lì, infatti, che sono partite le richieste irregolari per l’erogazione del sussidio ottenuto da una serie di persone che – come si scoprirà – non ne avevano diritto senza essere in regola con la normativa (in particolare per la residenza in Italia da almeno dieci anni). Durante l’indagine prendono corpo «indizi sull’esistenza di una vera e propria organizzazione a regìa criminale unitaria dedita a porre in essere attività propedeutiche alla percezione del beneficio»: sette gli indagati contro i quali viene ipotizzato il reato di associazione per delinquere.
