di Chiara Fabrizi
«Fuori di me il caos, mi mancano più sicurezze». Sono alcuni dei passaggi del testo che Samuel Cuffaro, 19 anni, avrebbe dovuto leggere tra oggi e domani in piazza Grande a Gubbio, dove sarebbe stato tra i protagonisti dell’appuntamento di teatro “Della stessa sostanza dei sogni” che Riccardo Tordoni, l’organizzatore, aveva voluto mettere in scena con un gruppo di ragazzi e ragazze della città. La manifestazione è stata annullata, ma Tordoni ha voluto comunque dare voce alle parole di Samuel «sicuro di non fargli torto dal momento che me li aveva mandati, perché voleva leggerli in pubblico».
Samuel era atteso in piazza Grande Nella parole del giovanissimo, morto nell’esplosione della Greenvest insieme a Elisabetta D’Innocenti di 52 anni, c’è la forza di chi tocca con mano le prime libertà, ma anche lo spaesamento generato dall’inizio di un cammino di cui si intravedono trappole e ostacoli che, forse, solo con gli anni fanno meno paura. Ma il ragazzo di Gubbio, con la faccia pulita e la passione per il mare, che era la sua seconda casa, non ha avuto il tempo per scoprire l’infinita serie di contraddizioni quotidiane, né di acquisire quella dose di consapevolezza che aiuta, a volte, a relativizzarle. E di lui, morto sul lavoro a Gubbio, resta questo testo, queste parole. «Sento che appena ho un confronto con la realtà di questa città mi si smonta l’idea di mondo felice» aveva scritto soltanto pochi giorni fa Samuel, che intorno a sé vedeva la difficoltà di «esporsi come persona sincera, perché le persone ti giudicano anche per come respiri» e «vedo – sono le sue parole – tante mentalità chiuse e mi dispiace molto per questo». Al ragazzo, come a tanti, al di là dell’età, mancavano «più sicurezze nella vita, sto capendo che siamo pieni di incertezze» e anche per questo «sogno di non perdermi più su stupidaggini e cose superficiali».
Cos’era la felicità per il ragazzo Samuel era un ragazzo sensibile, attento, alla realtà che lo circondava e in piazza Grande contava di dire che «purtroppo le grandi aziende o la gente con più soldi ci comanda. Quindi c’è sicuramente gente che sta meglio di noi. Ma i soldi non fanno la felicità completa. Secondo me la felicità consiste nello stare bene prima di tutto con se stessi e con gli altri». Consapevole di ciò, malgrado la giovane età, Samuel riteneva che «la vera potenza nel mondo, anche in questo momento, non fossero i soldi ma l’energia che ci lega, quell’energia che nel silenzio ci accomuna a tutti» e agli eugubini contava di ricordare che questa energia «non dipende solo da me, ma anche da voi. E secondo me se riusciamo ad alimentare bene le nostre energie potremmo arrivare a fare grandi cose. E non parlo di pensioni, strade o cose che hanno a che fare con lo stato. Ma possiamo lavorare sull’amore che trasmettiamo a noi stessi e a gli altri. Parlando personalmente è l’unica cosa che mi tiene veramente in vita, oltre l’ossigeno e il cibo». L’amore.
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