L'imputato Umberto Bindella (foto U24)

di Francesca Marruco

Hanno ripercorso il 16 novembre, cosa fecero insieme al figlio Umberto, fin quando, intorno alle 18 si salutarono. I genitori di Umberto  Bindella, l’ex guardia forestale di Marsciano processato per omicidio volontario e soppressione di cadavere, sono stati interrogati venerdì pomeriggio nell’ambito del processo al figlio. Deposizioni toccanti in cui il padre ha detto che, dopo il coinvolgimento di Umberto in questa storia, sono «devastati, senza più fiducia negli altri».

Il 16 novembre Deposizioni in cui, guidati dalle domande dei pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e Angela Avila, hanno ripercorso quel giorno fatidico.« Il 16 novembre 2006 – racconta papà Danilo -siamo andati dal meccanico alle 11.30 perché Umberto aveva avuto un piccolo incidente. Poi abbiamo pranzato. Dopo pranzo aveva un appuntamento con un  impiegato della Tecnocasa a cui si era rivolto per pratiche riguardanti l’affitto del suo bilocale a Santa Maria degli Angeli. Siamo partiti con due macchine perché poi noi dovevamo tornare a casa. Siamo rimasti nell’appartamento ormai sfitto un po’ di tempo  per ripulire e rimontare quello che era stato smontato. Siamo rimasti li fino alle 18 più o meno. Poi noi siamo ritornati alla Tecnocasa e Umberto penso sia andato a lezione di inglese. Ho sentito che è rientrato verso mezzanotte a casa».

Galluccio A domanda dell’avvocato di parte civile Alessandro Vesi, la madre di Bindella ha aggiunto che il figlio gli riferì di essere stato con un suo collega, «Dario, con cui ha trascorso la serata insieme in un pub di Perugia». Quel Dario Galluccio finito indagato per favoreggiamento che adesso siede sul banco degli imputati insieme a Bindella. Sonia Marra sparì da Perugia il 16 novembre. Sente la madre al telefono l’ultima volta intorno alle 17.30, poi di lei non si avrà più alcuna notizia.

La sera del 16 Umberto è insieme ai genitori fino alle 18 circa, poi, secondo quanto dice lui, sarebbe andato a lezione di inglese alle 19. La docente di lingua straniera, sentita nelle scorse udienze aveva  detto che la presenza di Umberto quella sera a lezione la desumeva dal registro di classe,  ma non era stata in grado di né collocare temporalmente l’arrivo in classe del Bindella, dicendo che annotava le presenza con circa un’ora di ritardo quando tutti normalmente erano entrati, né di ricordare la presenza quella sera. «Se l’ho scritto probabilmente era così», aveva detto ai giudici. L’accusa colloca in quel buco la sparizione di Sonia Marra.

Sonia Quella ragazza pugliese di cui i genitori di Umberto, difeso dagli avvocati Daniela Paccoi e Silvia Egidi,  sentirono parlare solo dopo la sua scomparsa. «Sentimmo parlare di Sonia Marra dopo la sua scomparsa-  ha detto il padre-. La prima notizia di una ragazza scomparsa ce la diede Umberto il 17 mentre andava a Camerino per una lezione: ci disse di lasciargli libero il telefono perché lo stavano cercando i carabinieri in merito alla scomparsa di una ragazza. Solo dopo ci disse che era la segretaria della scuola di teologia di Montemorcino. Poi il sabato ci diede più particolari, dicendoci che avevano avuto rapporti sporadici e superficiali».

I rapporti «Quanto superficiali? da conoscenti o qualcosa di più?» chiede Alessandro Vesi, che davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Aldo Criscuolo, a latere Daniele Cenci, rappresenta la famiglia Marra. «Ci ha detto che una volta ci fu un approccio con questa ragazza, che terminò nel momento in cui lei disse a Umberto di essere vergine. Lui – hanno puntualizzato prima il padre e poi la madre – onestamente e responsabilmente interruppe tutto».

Il test di gravidanza «E del test di gravidanza vi ha mai parlato?» chiede ancora Vesi. «Questa cosa rientra nel suo carattere altruistico. Forse poi si sarà anche pentito di averla aiutata-  dice il padre- . A noi Umberto raccontò che aveva ricevuto una telefonata da questa ragazza che aveva paura di essere incinta. Lui non le chiese nemmeno spiegazioni in merito per non metterla in imbarazzo e la aiutò». Per l’accusa questa ipotizzata gravidanza potrebbe essere il movente dell’omicidio di Sonia.

Il rimprovero dei carabinieri E’ sempre Vesi a chiedere ai genitori di Umberto se gli raccontò di un rimprovero subito dai carabinieri a ridosso della scomparsa di Sonia di cui l’imputato aveva già parlato in precedenza. «Una volta per rendersi utile, provò a contattare la ragazza sul suo telefonino, ma un carabiniere lo chiamò e gli disse di piantarla perché in quel modo stava ostacolando l’indagine». Umberto lo aveva già detto in sede di udienza preliminare. E lo ribadisce anche uscendo dall’aula. Ma quel 17 novembre, nessun accertamento tecnico era ancora iniziato sull’utenza di Sonia Marra. Nessuno dunque poteva sapere che qualcuno stava chiamando insistentemente quel telefonino. Perché Umberto lo abbia detto ai giudici e ai genitori non rimane un mistero.

L’esame Come lo è, o almeno sembra esserlo, il fatto che ai genitori abbia detto di aver saputo che Sonia aveva falsificato per lui il voto di un esame solo dalle carte processuali. Il padre e la madre lo hanno riferito in udienza. Ma nelle scorse udienze, i colleghi di corso di teologia di Umberto riferirono che lui si era vantato con loro, ben prima della scomparsa, della giovane, di questo fatto. Indizi e pezzi di un puzzle che non vogliono stare insieme in una lettura unitaria né in senso innocentista né colpevolista. Si torna in aula il 13 maggio.

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