domenica 24 maggio - Aggiornato alle 23:23

Umbria e rischio virus, il cortocircuito mediatico-politico su Boccia e il pasticciaccio del report

Il caso delle dichiarazioni del ministro sulla mobilità tra le regioni rinfocolano una polemica che nasce col monitoraggio di una settimana fa

Boccia a Canale 5

di Daniele Bovi

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha paragonato la situazione epidemiologica dell’Umbria a quella della Lombardia, o almeno questo è il messaggio e la sensazione diffusa che stanno circolando da giovedì, rinfocolando un caso che va avanti ormai da giorni. Il problema è che la vicenda è un po’ più complessa e investe almeno due piani, intersecati ma da analizzare separatamente: il modo con cui in certi casi notizie e dichiarazioni vengono riportate e il pasticciaccio brutto del report della settimana scorsa; agitate i due ingredienti e verrà fuori certamente un caos.

NUOVO REPORT: UMBRIA TORNA A BASSO RISCHIO

L’intervista Poco prima delle 9, giovedì, Boccia viene intervistato durante la trasmissione di Canale 5 «Mattino Cinque»; il giornalista Francesco Vecchi chiede se a partire dal 3 giugno, giorno dal quale teoricamente sarà riaperta la mobilità tra le regioni, ci sarà la possibilità di andare a trovare amici o parenti o fare qualche giorno di vacanza. Il ministro risponde che dipenderà dalla situazione epidemiologica delle diverse regioni e che «se una è a basso rischio probabilmente sì, ma lasciamo il probabilmente dato che la valutazione andrà fatta dal Consiglio dei ministri e dal ministro della Salute». Vecchi ricorda che al momento ci sono tre regioni con un rischio un po’ più alto (Molise, Umbria e Lombardia) e chiede al ministro cosa direbbe se oggi fosse il 3 giugno.

VIDEO: L’INTERVISTA A BOCCIA

Mobilità Boccia risponde che la valutazione andrà fatta coi presidenti, che ha percepito un atteggiamento prudente e chiede sulla mobilità tra regioni «un po’ di pazienza, perché quando apriremo dovremo essere sicuri e quindi oggi le direi che le regioni italiane sono tutte a basso rischio; quanto a quelle medie spero che dalla settimana prossima tornino a un livello basso, ma vorrei ricordare – dice riferendosi al famigerato report – che si tratta di dati che abbiamo ormai alle spalle, precedenti al 18 maggio». L’Umbria non viene mai nominata, non viene fatto alcun paragone e tutto sommato viene lanciato un messaggio tranquillizzante, che minimizza a proposito dei numeri su cui si basa il report della settimana scorsa.

IL REPORT DEL 14 MAGGIO

Su giornali e tg L’intervista, con diversi titoli, viene battuta nel corso della giornata dalle agenzie, che riportano i virgolettati del ministro, dai quali non si percepisce allarmismo sulla situazione dell’Umbria né si calca la mano sul vecchio report (concetti essenzialmente ribaditi durante un’audizione in parlamento). La notizia viene data anche dal Tg1 all’ora di pranzo in un servizio in cui si parla sempre del report della settimana scorsa, e quindi del «rischio moderato» che caratterizza la regione. Nel frattempo, nel pomeriggio, il tamtam cresce a proposito dell’equazione fatta dal governo tra Lombardia e Umbria, con annessa indignazione e comprensibile rabbia e preoccupazione da parte di molti. Numeri e informazioni, in una fase così delicata, vanno maneggiati con estrema cura. A sorprendere poi, venerdì, è il paginone del Corriere della sera in cui si ipotizza che dal 3 giugno ci si potrà muovere tra regioni con stesso livello di contagio; nelle infografiche e nel pezzo, come esempi di possibili spostamenti, si citano quelli tra Lombardia, Umbria e Molise, prendendo a riferimento un report datato. Un paradosso che in mattinata apparirà anche sul sito del Corriere, con le tre regioni citate nel titolo.

ANCHE LE MARCHE APRONO AI COMUNI CONFINANTI

Il report E qui si arriva al secondo corno del problema, cioè al report della settimana scorsa. In questo primo documento di monitoraggio si scrive che «per tenere conto dei ritardi nella notifica dei casi, la stima di Rt è stata calcolata alla data del 26 aprile con i dati disponibili in piattaforma al 12 maggio. Dopo il 26 aprile il dato è da considerarsi incompleto». Il problema è che il report è stato rilasciato il 14 maggio e che contiene quindi un indicatore vecchio di una ventina di giorni. In più il calcolo era stato fatto per alcune regioni usando dati che si riferivano all’inizio dei sintomi per meno del 50% dei positivi; quindi il risultato non solo era datato ma era anche parziale e perciò inaffidabile. Per quanto riguarda l’Umbria e altre regioni caratterizzate da un basso numero di casi, è evidente che fluttuazioni anche minime abbiano un impatto notevole e che il campione vada pesato. Tutti elementi in certi casi scritti e in altri deducibili dal report, ma nel frattempo l’Umbria «sotto osservazione» era finita sui titoli di tg e giornali, con tutte le conseguenze del caso. Oltre a ciò, come ribadito venerdì dal presidente dell’Iss Brusaferro, l’indice non è una pagella ed è solo un indicatore da leggere insieme agli altri.

Centrodestra attacca Nel frattempo, venerdì, il centrodestra regionale attacca a testa bassa Boccia mentre la Regione e Federalberghi non escludono possibili richieste di danni nei confronti del governo. Il consigliere regionale della Lega Daniele Nicchi lo invita a venire in Umbria per toccare con mano la situazione: «Parla a sproposito – dice – ed è recidivo, forse non ha il tempo di informarsi, di studiare o di capire cosa dice ogni volta che parla, dato che continua a nominare in maniera impropria l’Umbria come regione da attenzionare per l’alto rischio che i suoi abitanti corrono di ammalarsi di coronavirus». Alla carica anche la senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena: «Visti gli effetti dannosi del proprio operato – sostiene – il governo, se fosse composto da persone serie, dovrebbe risarcire tutti questi lavoratori e la Regione Umbria da un danno d’immagine ed economico senza eguali». Un cortocircuito.

Il Pd Interviene anche il commissario del Pd umbro Walter Verini: «I nuovi dati di indice dei contagi elaborati e diffusi dalle autorità scientifiche e sanitarie hanno confermato come l’Umbria sia una regione a basso rischio, superando le discutibili parametrazioni dei dati della precedente rilevazione delle stesse autorità. Invece di gridare a fantascientifici complotti, invece di piangersi addosso, la Regione superi i suoi ritardi, metta subito in campo iniziative concrete di promozione turistica in sicurezza. Il Governo, i ministri, sono in campo per dare una mano ai territori, non per fare polemiche che sanno di permanente campagna elettorale, di cui nessuno sente il bisogno».

Twitter @DanieleBovi

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