martedì 24 novembre - Aggiornato alle 18:46

Terremoto, dopo i container arrivano le prime casette per Norcia ma c’è chi fa da sé

Castelluccio isolata, il Genio militare non aprirà via d’accesso da San Marco. Sollecitate coperture per gli affreschi di Campi Alto

di Chiara Fabrizi

Dopo i container collettivi arrivano anche le prime casette. Sono state scaricate con mezzi pesanti e gru nell’area di via XX Settembre a Norcia le soluzioni abitative d’emergenza (sae) ordinate a seguito del terremoto del 24 agosto. I lavori di installazione sono iniziati dopo che la ditta incaricata dell’esecuzione delle opere di urbanizzazione ha consegnato le prime platee di cemento in cui vengono collocate le casette.

Arrivano anche le prime casette per Norcia Qui a ridosso delle mura castellane in particolare, come già emerso nei giorni scorsi, verranno collocate venti sae (quattordici da 40 mq e sei da 60mq) mentre altre diciassette sono attese a San Pellegrino, dove pure sono in corso gli interventi di urbanizzazione. Per questa prima tranche l’obiettivo della protezione civile regionale è arrivare alla consegna entro la fine di gennaio, ma non è escluso che i tempi possano ridursi. Le altre 60 casette ordinate a seguito del terremoto del 24 agosto verranno invece collocate in un appezzamento della zona industriale di Norcia già individuato e su cui è in corso la progettazione delle urbanizzazioni a cui seguirà l’aggiudicazione delle stesse con l’avvio dei lavori programmato per i primi giorni del 2017. Di ben altre dimensioni il fabbisogno di sae che sta emergendo a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre, quando l’area epicentrale si è estesa significativamente provocando danni gravi anche a Preci e Cascia. Finché non si stringerà il cerchio sulle verifiche di agibilità il numero esatto di casette che la protezione civile regionale dovrà ordinare non sarà definito, ma in base alle prime ipotesi circolate già nei giorni scorsi all’Umbria potrebbero servire altre 300 sae, di cui 200 per Norcia e cento da installare tra Preci e Cascia.

C’è anche chi fa da sé Mentre urbanizzazioni, operazioni di scarico materiali e installazione di container collettivi e sae vanno avanti sono in tanti quelli che di fronte all’inverno dell’Appennino hanno messo mano ai risparmi e acquistato casette in legno di pochi metri quadrati o dei moduli per alcune migliaia di euro. Diverse le soluzioni fai da te spuntate nelle pertinenze delle abitazioni danneggiate o nei campi di proprietà in attesa delle sae che accompagneranno le famiglie fino alla ricostruzione della casa ma in alcuni casi pure in attesa degli interventi di ricostruzione leggera. In entrambi i casi le famiglie beneficiano del contributo per l’autonoma sistemazione (sia fino alla consegna della sae che fino al rientro in casa dopo lavori limitati) incrementato fino a 900 euro al mese, che va però detto non risulta al momento erogato per tutti quelli rimasti fuori casa dopo il 26 e 30 ottobre, mentre è stato versato fino al 30 ottobre a chi è sfollato dal 24 agosto. Difficile quantificare il numero di casette in legno arrivate in Alta Valnerina nelle ultime settimane, idem per roulotte e camper parcheggiati in diverse aree del territorio.

Rebus Castelluccio Ridotte al lumicino le chance di aprire un varco da San Marco per rompere l’isolamento di Castelluccio. Dopo i rilievi compiuti col drone laser sulla strada provinciale 477, a partire dai quali i tecnici dovranno stabilire le modalità di intervento, il Genio militare ha comunicato formalmente alla Dicomac (direzione comando e controllo della protezione civile) l’indisponibilità a eseguire gli interventi di sistemazione della carrareccia di San Marco a cui si guardava con grande speranza sia per garantire un accesso a tecnici e vigili del fuoco, chiamati a compiere sopralluoghi, demolizioni e qualche puntellamento a Castelluccio, sia per permettere agli agricoltori di raggiungere il Pian Grande e procedere alla semina della lenticchia, salvando così la fioritura della prossima estate. Non si conoscono nel dettaglio le motivazioni che hanno fermato l’Esercito anche se nei giorni scorsi erano già trapelate una serie di criticità legate alle condizioni di sicurezza della carrareccia di San Marco che sfila sotto pareti rocciose e si arrampica con pendenze che nel periodo invernale preoccupano anche a chi in queste terre è nato e cresciuto.

Salvare gli affreschi di Campi Alto Infine il presidente di Italia Nostra, sezione Valnerina, ha segnalato formalmente alla soprintendente Marica Mercalli il crollo dell’edificio privato in cui al piano terra è ubicata la chiesa di Santa Maria di Piazza al centro dell’abitato di Campi Alto, ora classificata come zona rossa. «Dalle informazioni che abbiamo potuto assumere – scrive la presidente Alda Carosi – le macerie sono a cielo aperto, il che potrebbe rendere vano qualsiasi tentativo di recupero delle superfici affrescate risalenti al XV secolo che costituivano il pregio maggiore del monumento. Segnaliamo questo ulteriore gravissimo danno auspicando in ogni caso un urgente intervento atto a preservare tutto ciò che è possibile nella contingenza attuale».

@chilodice

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