di Mar. Ros.
Approvato il piano industriale di Asm, con 15 voti favorevoli e 10; quattro i consiglieri di maggiornaza che non hanno partecipato al voto, tra cui due dipendenti della multiservizi e poi Silvano Ricci di Sinistra per Terni e Luigi Bencivenga di Progetto Terni. Sulla scia dell’ok al business plan passano anche l’atto d’indirizzo di Narciso e altri dem che rafforza l’idea della Partecipata fornita dalla giunta e quello dei Cinque stelle sull’ampliamento della rete di erogatori d’acqua sul territorio, respinti tutti gli altri: l’aula dice no alla trasformazione di Asm in house providing e sì all’ingresso di privati tramite alienazione di quote societarie. I due outsider su tutto il resto si astengono, Ricci: «Voto di merito perché non ammetto neanche lontanamente l’idea di privatizzazione, ma il segnale vuole anche essere politico; in questo periodo va così». Un momento di prova un po’ come quello del suo compagno di banco Bencivenga che dichiara a Umbria 24: «Quel piano si riferisce al triennio 2015-2017, approvarlo oggi mi pare tardivo, è come se fosse superato, aspettiamo quello nuovo».
Palazzo Spada «La società multiservizi Asm fa parte del perimetro del controllo pubblico de Comune di Terni e tutti ne conosciamo la storia e l’evoluzione; oggi si articola in diverse business unit: l’ambiente che costituisce il 48% del fatturato aziendale, l’energia elettrica e il gas che insieme incidono per il 35% e il servizio idrico che ha un peso pari al 15%. Negli anni la società ha subito una serie di vicissitudini che l’hanno portata ad essere oggi una realtà solida, seppur con alcune criticità, il piano industriale va a consolidare i settori strategici in cui Asm ha operato in questi anni, settori che fanno i conti con la crisi ma la struttura finanziaria di Asm è migliorata del 9% dal 2010 grazie anche all’attività del management. Il piano industriale è stato frutto di un lungo lavoro di confronto politico ma anche con le parti sociali e coi vertici societari. Nei prossimi anni Asm necessita di un consolidamento strutturale in tutte le sue parti. Chi sostiene che Asm possa fare un asso indietro pensando che torni società in house è fuori strada, il mantenimento del controllo pubblico non è in discussione, anzi il ruolo del Comune di Terni sarà fondamentale».
Gli atti nel dibattito Così l’assessore alle Partecipate Vittorio Piacenti D’Ubaldi ha introdotto la discussione sul piano industriale della multiservizi di via Bruno Capponi, avviata assieme a cinque atti collegati. Quello del dem Fabio Narciso, sottoscritto da altri undici consiglieri di maggioranza e per il quale il presidente Giuseppe Mascio ha votato contro, col quale si chiede alla giunta di «non considerare in alcun modo la privatizzazione di Asm, pur concedendo l’alienazione di quote societarie nell’ottica del potenziamento aziendale». Marco Cecconi di FdìI-An ha chiesto con un atto di mantenere il servizio di pubblica illuminazone tra quelli di interesse generale affidati in house providing alla società al 100% di proprietà del Comune e a valutare in il progetto di riammodernamento presentato dalla multiservizi del 2015 con una polemica che ha fatto risentire l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Bucari: «Studi di più consigliere, quello che ha fatto la giunta lo chiede il codice degli appalti e le richieste di concessione del servizio erano due, non solo quella Asm». Franco Todini di lista civica Il Cammello ha anche lui chiesto che Asm sia trasformata in house. Con un dispositivo, correlato di numerose schede tecniche, il M5s ha presentato il piano Asm già anticipato alla stampa, col quale rifiutano ogni forma di privatizzazione: «L’house providing significa che l’azienda resta totalmente pubblica, perché permette l’ingresso soltanto di enti o di società sottoposte a controllo analogo dei Comuni. Il controllo analogo è un istituto che permette alle amministrazioni di controllare i conti delle partecipate come fossero diretti uffici comunali, quindi è tutto fatto internamente».
Andrea Cavicchioli «Asm non entrerà assolutamente nel quadro degli impegni relativi al piano di riequilibrio ed è altrettanto inequivocabile che non esiste la privatizzazione della multiservizi. Qui parliamo di allargamento della base societaria. Con il sistema che proponete voi – ha risposto il capogruppo Pd ai grillini -arriveremmo al controllo analogo cui fate riferimento ma lo farebbe l’Auri, a quel punto il Comune perderebbe il controllo della società». Sul piano industriale Cavicchioli ha fatto appello alla giunta: «Va riempito di contenuti, quantomeno di un cronoprogramma».
Piacenti D’Ubaldi «Oggi Asm – ha detto nella replica l’assessore alle Partecipate – non è in house. Qualcuno propone questa soluzione e io non ho dubbi che il lavoro portato in aula dai Cinque stelle sia fattibile e frutto di un approfondito studio scientifico, ma rischiamo di mettere a confronto realtà che non possono essere paragonate. Contarina gestisce servizi come verde pubblico, rifiuti, telefonia e campi elettromagnetici, servizi cimiteriali; settori completamente diversi e da normative vigenti un’azienda in house non può gestire servizi a libero mercato come è la distribuzione di energia e gas che quindi andrebbe revocata ad Asm, la pubblica illuminazione allo stesso modo. Asm tornerebbe così ad essere più piccola e più debole di quella che è oggi, una vera e propria regressione che mi auguro non sia una strategia generale del M5s perché a Roma vorrei vedere la Raggi a trasformare Acea».
@martarosati28
