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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 23:38

Peste suina, Regione convoca tavolo. Test e abbattimenti di cinghiali, cosa prevede il piano regionale

Il 18 incontro con Usl e Zooprofilattico. Coldiretti chiede «politica più aggressiva» e Fora uno slittamento del calendario venatorio

Un cinghiale

di Daniele Bovi

Sale il livello di attenzione anche in Umbria a proposito della Peste suina africana, i cui primi casi nell’Italia continentale (la malattia è presente in Sardegna dal 1978) sono stati registrati nei giorni scorsi in Piemonte e Liguria in alcune carcasse di cinghiale. Per il 18 gennaio la Regione ha convocato un tavolo per valutare la situazione epidemiologica; all’appuntamento parteciperanno alcuni dirigenti della Regione, le due Usl e l’Istituto zooprofilattico Umbria-Marche, dove verranno analizzate altre carcasse con l’obiettivo di verificare la presenza o meno della Psa.

UMBRIA, STOP AL RECUPERO DI CINGHIALI FERITI IN ALCUNE AREE

Il piano Intanto, l’assessore regionale all’Agricoltura Roberto Morroni ha promesso che parteciperà a una delle prossime sedute della Seconda commissione del consiglio regionale; per il momento, l’invito è quello di seguire quanto previsto dal piano regionale di sorveglianza, che attua con una serie di indicazioni operative quello nazionale. Il documento regionale, risalente al 2020, ha come obiettivo generale quello di proteggere il patrimonio suinicolo dalla Psa; più nel dettaglio, il piano punta a migliorare i diversi sistemi di allerta precoce, a innalzare il livello di sorveglianza negli allevamenti e sulla popolazione di cinghiali e a mettere in campo una serie di azioni di informazione e formazione.

Test  In particolare visto il ruolo dei cinghiali nel diffondere la malattia si prevede la possibilità di una «riduzione numerica» attraverso azioni «elaborate in base a una valutazione del rischio di introduzione e diffusione della malattia», nonché in base ad altri criteri di azione. Tra le principali azioni previste dal piano ci sono test diagnostici su tutti i cinghiali trovati morti (193 quelli fatti nel 2021, tutti negativi) e sui casi sospetti, l’attivazione di un numero unico regionale (07581391) e segnalazioni di anomalie e casi sospetti da parte degli allevamenti suinicoli.

Contenimento Quanto al contenimento dei cinghiali (che prevede gli abbattimenti, ma non solo), scatta quanto c’è una elevata frequenza di contatti tra cinghiali e maiali, quando le aree circostanti sono a rischio o infette o quando i cinghiali sono molto spesso presenti in aree urbane. In più vengono dettate delle regole (da quelle igienico-sanitarie fino ai controlli veterinari, ma non solo) alle aziende a seconda che siano commerciali, familiari o che detengano i suini allo stato brado o semi-brado.

Gruppo di lavoro La Psa (che non si trasmette all’uomo) è la minaccia più grave per il settore suinicolo ed è caratterizzata da alta morbilità e mortalità, con il virus che si trasmette efficacemente per contatto diretto. Nel 2021 la Regione ha istituito il gruppo di lavoro regionale con il compito di aggiornare i servizi veterinari delle Usl. «Inoltre – spiega l’assessore Luca Coletto – sono state avviate una serie di iniziative esplicative dirette al cittadino, una rapida comunicazione alle Usl competenti per territorio delle indicazioni e disposizioni nazionali e l’istituzione di uno speciale gruppo operativo regionale con esperti di settore con l’obiettivo di rendere sempre più efficace l’azione dei servizi veterinari sul territorio».

Coldiretti e Fora Coldiretti mercoledì a proposito della gestione dei cinghiali ha chiesto alla giunta regionale «una politica più “aggressiva” e un impegno straordinario, che agevolino un intervento drastico e immediato in termini di contenimento della specie e di tracciabilità delle carni». In particolare l’associazione chiede «lo slittamento della chiusura del calendario venatorio relativo agli ungulati; un uso più incisivo dei sistemi di trappolamento; la messa in atto di tutte le possibili forme di controllo».  «Le mancanze e i risultati di anni di “non gestione” del problema cinghiale – sostiene il presidente Albano Agabiti – ora rischiano di minacciare anche nel nostro territorio il comparto suinicolo, con conseguenze economiche preoccupanti per l’intera filiera agroalimentare umbra». La caccia al cinghiale nella regione si è chiusa il 2 gennaio ma a chiedere una deroga, almeno per tutto il mese di gennaio, attraverso le braccate è il consigliere regionale Andrea Fora. In direzione opposta è andata invece la Regione Emilia-Romagna che mercoledì, con un’ordinanza presa in accordo con Toscana e Lombardia, ha disposto lo stop ad alcune forme di caccia al cinghiale lungo il confine con Piemonte e Liguria e nelle province di Piacenza e Parma.

Peste suina A intervenire sul tema, da Terni, è il gruppo consigliare del Pd: «Una eventuale emergenza estesa alle nostre zone creerebbe problemi oltre che alla distribuzione di carne suina, anche la ristorazione, e gli esercizi legati al turismo; è necessario un aggiornamento rispetto alla volontà dell’amministrazione di realizzare il nuovo mattatoio previsto nel bando per il Palasport». Gli esponenti Dem a Palazzo Spada, Francesco Filipponi e Tiziana De Angelis hanno pertanto chiesto al sindaco Latini ealla giunta di conoscere le intenzione dell’amministrazione rispetto a un presidio veterinario sanitario sulla vicenda; di sapere se è intenzione dell’amministrazione adottare ulteriori atti in merito utili alla prevenzione del fenomeno e di essere aggiornati rispetto alla volontà dell’amministrazione di realizzare il nuovo mattatoio previsto nel bando per il Palasport.

Twitter @DanieleBovi

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