di Giorgia Olivieri
Luigi Picone, in arte Santachiara, fonde nella sua musica la storia della sua famiglia, l’influenza artistica delle sue due terre, l’Umbria e la Campania, e la cultura di strada con quella del passato. Dopo il successo di Passi falsi, il suo singolo più ascoltato del suo disco Sette pezzi, Luigi non vede l’ora di calcare più palchi possibile, specialmente in Umbria, con la sua nuova musica, tra cui l’ultima uscita La mia testa è un postaccio.
Via Santa Chiara Nato ad Alberobello, cresciuto a Spoleto, trasferitosi poi a Napoli, Santachiara è figlio di una coppia di artisti di strada e vive fin da piccolo in tournée. Mamma cantante e papà musicista e scrittore girano l’Italia e i festival del Paese con il loro personale spettacolo, la loro eredità artistica diventerà poi fondamentale per Luigi, che ama «vivere la strada». Proprio da una strada, da via Santa Chiara a Napoli, infatti, parte ufficialmente il suo percorso artistico e il suo nome d’arte, punto d’incontro tra la sua vita partenopea e quella spoletina. «Essere cresciuto viaggiando e in mezzo all’arte e alla recitazione mi ha arricchito tantisimo», spiega Santachiara a Umbria24. L’avvicinamento alla musica di Luigi parte però da Spoleto, dove studia sia piano classico che chitarra moderna, e inizia le prime sperimentazioni insieme a suo fratello addentrandosi nel mondo del rap.
Trovare spazio A Spoleto Santachiara vive per tutti gli anni della formazione scolastica, una cittadina che lui stesso reputa «super attiva culturalmente, ma carente di un certo tipo di scena musicale». «Crescendo lì ho un po’ sofferto la mancanza di quella sorta di ‘comunella’ tra artisti dello stesso posto, perché – spiega Luigi – anche i ragazzi che rappavano lo facevano ognuno nella sua cameretta, mancavano quindi dei punti di incontro per chi fa musica più ‘sporca’». Con un po’ di amaro in bocca Luigi rivela che gli «piacerebbe che le nuove generazioni di spoletini avessero dei luoghi di aggregazione diversi oltre al bar». La scena artistica di Spoleto non rimane però indifferente a Santachiara, che oltre al mondo dell’elettronica vive tantissimo il cinema, il teatro e la cultura classica che gli lascia il liceo. Sarà proprio questa influenza, insieme agli studi universitari, a venir fuori nella scrittura intima di Santachiara.
Passi falsi e futuri Il percorso musicale di Luigi cambia quando si trasferisce a Napoli per studiare psicologia, proprio all’interno del suo corso di studi, infatti, incontra un ragazzo con cui produce il suo primo Ep indipendente, per poi unirsi a un’etichetta di Torre del Greco con cui pubblica il suo disco Sette pezzi. Attualmente Santachiara è rappresentato dall’etichetta milanese Carosello con cui, rivela, sta producendo il suo nuovo disco. Il rapporto di Luigi con la musica napoletana parte dall’influenza paterna e dalla tradizione, sempre di strada, della ‘tammurriata’, danza tradizionale campata che viene ballata accompagnandosi con i tamburi. Tra i grandi riferimenti musicali Nino d’Angelo ma anche Sergio Bruni, che influenzano la scrittura di Luigi nel peso dato alla melodia e ai ritornelli. La speranza di Santachiara, ora, è fare la sua musica «come si faceva una volta», solcando palchi sempre più grandi passo dopo passo, partendo magari da «casa mia, l’Umbria».
