di Daniele Bovi

Novità importanti per quasi 17mila tra colf e badanti che lavorano in Umbria e per le famiglie che hanno sottoscritto con loro un regolare contratto di lavoro. Mercoledì, al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sono stati definiti tra Fidaldo, Domina, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs e Federcolf i nuovi valori retributivi per il lavoro domestico. L’aggiornamento, previsto dall’articolo 38 del contratto nazionale di riferimento, recepisce la variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo, pari all’uno per cento, e rivaluta le retribuzioni insieme ai valori convenzionali di vitto e alloggio.

Da 46 euro in su La Commissione riunita al ministero ha aggiornato le tariffe orarie sulla base dell’indice Foi del costo della vita rilevato dall’Istat, a cui si aggiunge l’incremento salariale stabilito con il recente rinnovo contrattuale. Il risultato è un aumento delle retribuzioni mensili che parte da 46 euro, a seconda del livello di inquadramento, con stipendi che per i profili più qualificati superano i 1.400 euro al mese.

Cosa cambia Gli aumenti riguardano tutti i livelli contrattuali. Per il livello B, che comprende le colf, la paga oraria passa da 6,68 a 7,01 euro. Per il livello Bs, che include badanti che assistono persone autosufficienti e baby sitter, l’importo sale da 7,10 a 7,45 euro l’ora. L’assistenza a persone non autosufficienti, livello Cs, registra un incremento da 8,49 a 8,91 euro orari. In caso di rapporto di lavoro in convivenza, l’aumento medio è di 55,98 euro mensili, per un totale di 1.193,84 euro, oltre alle indennità di vitto e alloggio.

Valore sociale Secondo Alfredo Savia, presidente di Nuova collaborazione (una delle associazioni dei datori di lavoro), l’aggiornamento dei minimi retributivi «serve a tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e a mantenere le retribuzioni allineate alla realtà economica». Savia ha ricordato che il contratto collettivo resta il riferimento per garantire diritti e regole certe sia ai lavoratori sia alle famiglie, favorendo rapporti regolari e stabili nel settore domestico. Savia ha anche ricordato che il lavoro di cura sostiene ogni giorno il welfare delle famiglie italiane, risponde ai bisogni di assistenza di molti anziani non autosufficienti e aiuta i genitori a conciliare lavoro e responsabilità familiari, evidenziando come il riconoscimento economico e contrattuale rappresenti anche un riconoscimento del suo valore sociale.

I numeri Secondo i dati 2025 dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, in Umbria sono 16.853 i lavoratori domestici con un regolare contratto; 9.211 di loro sono badanti e 7.462 colf e, complessivamente, nel 2025 tra stipendi, contributi e Tfr la spesa per le famiglie umbre è stata di 154 milioni di euro. Numeri che, ovviamente, non tengono conto del sommerso. Netta la prevalenza di stranieri (71,6 per cento) e delle donne (91,6 per cento). Quasi un lavoratore su due arriva dall’Est Europa (47,1 per cento), mentre poco meno del 30 per cento è italiano; a seguire ci sono il continente americano (10,9 per cento), l’Africa (6,9) e l’Asia (6,3). Il 71 per cento di loro non è convivente e, se si guarda alle serie storiche, si nota come dal 2020 a oggi i numeri siano complessivamente in calo: nel 2020 tra colf e badanti venivano impiegate quasi 20mila persone e, da allora, il trend parla di una discesa costante. Lavoratori che, in un’Umbria sempre più vecchia, sono ormai essenziali per le tante famiglie che, ad esempio, non possono occuparsi costantemente dei loro cari, anziani e non solo.

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