di Francesco Menicocci
I recenti cambiamenti climatici hanno spinto l’Unione Europea ad attuare un regime di transizione ad un’economia verde grazie ad un piano d’investimenti settennale che implementerà il mercato del lavoro.
Transizione verde Il nuovo progetto European Green Deal da 1000 miliardi, rinominato New Green Deal, è stato varato nel dicembre scorso dalla Commissione europea e mira al conseguimento di un’economia ad impatto zero entro il 2050, ma anche alla realizzazione di linee di coesione tra gli Stati Membri e l’Unione Europea. L’obiettivo è migliorare l’ambiente in cui viviamo senza compromettere la qualità della vita dei cittadini. In questo contesto un’importante rilevanza è data ai piani territoriali di transizione, selezionati sulla base di 3 fattori: capacità d’investimento (o sviluppo economico di un’area); entità del progetto; soluzioni alle ripercussioni.
Struttura del bilancio “green” I fondi saranno articolati in 3 principali filoni: InvestUE, rivolto a progetti specifici a bassa emissione e con ampi criteri di ammissibilità; investimenti BEI (Banca Europea per gli Investimenti), più agevolati per le regioni a forte rischio di ripercussioni negative per la riconversione industriale; Fondo per una Giusta Transizione, che vede il finanziamento degli Stati membri per circa 7,5 mld a supporto delle regioni meno sviluppate.
La nostra partecipazione L’Italia parteciperà al Fondo di transizione con 900 milioni (12% del totale), con un ritorno di “soli” 364 milioni, che tuttavia ci si aspetta siano in grado di calamitare circa 4,5 miliardi di investimenti, sia privati che pubblici, grazie anche al fondo InvestUE. D’altro canto, il nostro paese gode di un’ottima posizione, dato che è in linea con i principali target ambientali europei (secondo il rapporto di Elettricità Futura) e dunque può ignorare questo gap negativo tra entrate-uscite del Fondo.
Nuovi posti di lavoro Il recente rapporto Just E-evolution condotto dall’Enel ha stimato che il Green Deal creerà all’interno dell’Unione oltre 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro, oltre che un valore aggiunto, nella distribuzione di beni e servizi, tra i 113 ed i 145 miliardi di euro, con un risparmio sui costi per l’inquinamento di circa 3 miliardi. Sempre secondo il rapporto, per l’Italia le stime si aggirano intorno a 173 mila nuovi posti di lavoro ed un valore aggiunto tra i 13 ed i 24 miliardi.
Progetto Made in Italy Una delle eccellenze nel campo energetico italiano è il progetto Elettricità Futura nato nel 2017, all’interno di Confindustria, un gruppo di imprese che offre il 70% dell’elettricità consumata nel nostro paese. Investendo molto sulle fonti rinnovabili, il gruppo ha raggiunto l’obiettivo fissato al 17% dall’Ue per il 2020 sulla produzione di energia rinnovabile (nel 2017 eravamo già al 18,3%).
Ad oggi… Emerge che, per quanto riguarda sia le emissioni di gas serra, che l’efficienza energetica, l’Italia non solo è in linea con i target europei richiesti del 2020, ma anche con le previsioni per il 2030. Merito del Piano Energia e Clima (PNIEC) del Ministero dello Sviluppo economico, che prevede progetti concreti di medio termine che facilitino la strada allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
(N.B.: non ho ritenuto necessario inserire i dati di confronto tra Italia-Ue, presenti comunque nel link del PNIEC)
… e il futuro Certo è che il New Green Deal nella sua grandezza contiene ancora delle falle. Ad esempio, deve limitare le ripercussioni alla transizione, quegli effetti negativi che accadono a seguito delle politiche green (la chiusura di una fabbrica di carbone e la perdita del posto di lavoro). A livello nazionale invece si dovrebbero agevolare le procedure d’accesso ai bandi e creare un catalogo completo delle aree d’intervento.
Articolo realizzato nell’ambito del Progetto FISE- Europe Direct Terni – Comune di Terni –Dip. di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, con il cofinanziamento della Commissione Europea



