Si è ritrovato l’auto bruciata, venerdì scorso un tartufaio che, dall’Umbria, si è spostato verso il confine toscano. Si tratta di un tartufaio di San Giustino. I soccorritori sul posto non hanno trovato tracce di materiale infiammabile e questo lascerebbe pensare all’assenza di dolo. Ma quanti hanno appreso della vicenda sono pronti a scommettere che, invece si è trattato di un dispetto.
Uno dei tanti che si registrano da tempo. E che sono soltanto il seguito di minacce verbali tra tartufai residenti e in trasferta. E’ accaduto a Pieve Santo Stefano, l’episodio viene raccontato da Fabrizio Paladino, sulle pagine de La Nazione.
Al giornalista viene raccontato che, in precedenza, lungo quella strada si sono registrati episodi simili, oltre a scaramucce verbali durante gli incontri nei boschi. Ad esempio sarebbero stati messi chiodi lungo la strada, mentre a un’altra auto è stato sfondato il radiatore. Non è soltanto oro, quello che luccica’ insomma: dietro il business del tartufo bianco, che nell’Alto Tevere, quest’anno ha fatto registrare ritrovamenti eccezionali, si nascondono guerre per la difesa ‘del fortino’. Che, a volte, hanno a che fare, anche con l’avvelenamento di cani. Come è accaduto, da queste parti.
