©️Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

L’ex sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci, già segretario del Pd umbro, recentemente condannato a due anni e sette mesi di reclusione nel processo Concorsopoli, è indagato dalla Procura di Milano per corruzione. L’inchiesta è la stessa nella quale sono coinvolti il generale dei carabinieri Oreste Liporace e l’imprenditore Ennio De Vellis, entrambi agli arresti domiciliari. Bocci, che è stato in carica al Viminale con i governi Letta, Renzi e Gentiloni, è accusato di aver «indebitamente ricevuto in qualità di sottosegretario al ministero degli Interni e pertanto di pubblico ufficiale» 12.182 euro in cambio della concessione di un appalto per servizi di facchinaggio all’impresa di De Vellis del valore di quasi 60 mila euro. Più nello specifico – secondo l’accusa – avrebbe ricevuto il denaro attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. I fatti risalgono al marzo 2019, un mese prima che finisse agli arresti domiciliari nell’inchiesta sulla sanità in Umbria.

La versione difensiva «Nel 2019 Gianpiero Bocci, da privato cittadino non più titolare di cariche istituzionali, ha svolto per quattro mesi un’attività di consulenza per conto di una società di servizi di Roma, i cui compensi ha regolarmente fatturato – si legge in una nota del suo legale, l’avvocato Alessandro Cannevale, già procuratore di Spoleto -. Apprende solo oggi che quella stessa società, coinvolta nelle indagini della Procura di Milano a carico, fra gli altri, del generale dei Carabinieri Liporace, aveva ottenuto nel 2017 un appalto di circa 50 mila euro per servizi di facchinaggio dal competente Dipartimento del Ministero dell’Interno. La stessa Procura di Milano non contesta la regolarità della procedura. Nel 2017 Gianpiero Bocci era sottosegretario all’Interno – prosegue il comunicato – ma in tutto il periodo nel quale ha ricoperto l’incarico (maggio 2013 – maggio 2018) non si è mai occupato né di questa né di altre procedure di appalto. Durante quei cinque anni, non ha conosciuto né ha avuto rapporti con nessuna delle persone oggi indagate dalla Procura di Milano».

 

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