di Beatrice Bernardini e Melissa Cipiciani
L’educazione sessuo-affettiva come strumento di prevenzione della violenza, il peso del linguaggio nella costruzione degli stereotipi e il ruolo della scuola nella formazione delle nuove generazioni, al centro del terzo e ultimo incontro dell’UnistraPg Stage. Venerdì pomeriggio, a Umbria che Spacca, nell’Aula magna dell’Università per stranieri di Perugia, il dibattito nell’ambito della campagna di Coop ‘Dire, fare, amare’, che mira a portare la prevenzione direttamente tra le persone, trasformando i supermercati in piazze di confronto.
Il dibattito si è incentrato su come linguaggio, relazioni e cambiamenti sociali si intrecciano, interrogandosi su quanto l’educazione alle emozioni e alle relazioni possa incidere nella prevenzione della violenza di genere. Centrale il tema dell’educazione sessuo-affettiva che «aiuta a destrutturare gli stereotipi e a costruire relazioni paritarie. È uno strumento fondamentale per promuovere i diritti umani e l’uguaglianza di genere sostanziale» ha detto l’avvocata Claudia Marini, vice presidente della Sezione soci Coop Perugia 1.
Tema di particolare attualità, visto il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che introduce la necessità del consenso esplicito del genitore per l’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. «Non è un progetto di libertà, ma di sospetto e censura nei confronti degli insegnanti – ha detto Marini, sostenendo che il provvedimento potrebbe avere ripercussioni – Il rischio è che, quei pochi studenti che non parteciperanno alle lezioni, saranno gli stessi che crederanno di avere il diritto di toccare una ragazza senza il consenso o di utilizzare insulti omofobi».
Attenzione anche al rapporto tra linguaggio e rappresentazione dei ruoli di genere: alcune forme linguistiche riflettono infatti trasformazioni culturali avvenute nel tempo. «Se oggi ci riferiamo alle professioni svolte da donne utilizzando il suffisso “-essa”, – ha spiegato lo scrittore Enrico Galiano, testimonial della campagna Coop – in passato questo non indicava una professione o una carica, ma lo status riferito al marito. La “presidentessa”, ad esempio, era la moglie del presidente». Queste eredità linguistiche, ha spiegato Galiano, contribuiscono ancora oggi alle resistenze nell’utilizzo del femminile per professioni storicamente ricoperte da uomini.
Importante anche la rappresentazione e l’influenza di modelli positivi: in sociologia, si chiama “Scully Effect” quel fenomeno che descrive l’influenza esercitata dal personaggio di Dana Scully, interpretato da Gillian Anderson nella serie televisiva X-Files, sulle scelte universitarie e professionali di molte giovani donne verso le discipline Stem. «Il boom di iscrizioni di donne alle facoltà scientifiche che si è registrata dopo un anno di messa in onda della serie tv, dimostra come ad esempio l’attitudine verso una certa materia non nasca solo da sé stessi, ma anche dai modelli a cui si è esposti. Il cambiamento nasce da un modo diverso da usare le parole», ha osservato Galiano.
Ma sulla costruzione e decostruzione degli stereotipi di genere, non incidono solo i personaggi delle serie tv. L’intera società è impregnata della divisione netta tra i generi che crea poi stereotipi, ruoli fissi e una sorta quasi di «destino già scritto: ai maschi si comprano ruspe e si augura il successo nello sport. Alle femmine viene insegnato a cullare le bambole e a giocare con gli elettrodomestici», ha evidenziato Giulia Romano, operatrice di Libera…Mente Donna.
«La violenza è come la muffa: nasce dove c’è umidità e l’aria non gira – ha concluso Galiano, ricordando come l’educazione sessuo-affettiva sia uno strumento fondamentale per abbattere il patriarcato, utile soprattutto alla compagine maschile – I pregiudizi quotidiani sono le spore della muffa. Ogni volta che dici “non fare la femminuccia”, ogni volta che giudichi una ragazza perché ha avuto molti partner, ogni volta che pensi che la gelosia sia una prova d’amore o che, dopo essere stato gentile con una donna, ti aspetti qualcosa in cambio, alimenti quelle spore. Se cambiamo l’aria ed educhiamo i giovani, la violenza non cresce».
Al panel hanno partecipato anche Stefania Scaglione, docente di linguistica all’Università per stranieri di Perugia, e lo psicologo e attivista Andrea Pennasilico di Omphalos Lgbt+.
